GOVERNO | 11 Maggio 2016

Renzi, Boschi e la crociata contro fascisti e omofobi

Se non la pensi come il governo Renzi sei o un fascista, o un omofobo. Ecco il clima in cui il Pd, mentre schiaccia il Parlamento con il voto di fiducia sul ddl Cirinnà, inizia una pessima campagna elettorale sul referendum costituzionale

di ROSSANO SALINI

Se voti no al referendum sei un fascista di Casa Pound. Se ti rifiuti di fare il pagliaccio come Ignazio Marino, impettito e fasciato celebratore di nozze gay, sei un sindaco omofobo. Il prossimo passaggio, immagino, sarà che se non voti Pd sei o un delinquente o un minorato mentale.

Se c'era una maniera pessima di imboccare la strada per la consultazione popolare sul tema delle riforme, il Pd a trazione Renzi-Boschi l'ha presa in pieno e a tutta velocità. Peggio di così non si poteva fare; al punto tale che anche coloro che, come chi scrive, tutto sommato sarebbero anche disposti a dare il proprio assenso all'abolizione del bicameralismo perfetto (la stessa cosa che peraltro aveva già deciso Berlusconi dieci anni fa), nei primi assaggi di questa lunga campagna referendaria, accompagnata dall'inverecondo spettacolo della richiesta di fiducia sulle unioni civili alla Camera, hanno trovato il miglior invito immaginabile a schierarsi convintamente per il no, anche assecondando l'impostazione dello stesso premier che pare voglia trasformare il referendum in un sì o un no al suo governo.

Si fa presto a dire che le unioni civili con le riforme costituzionali non c'entrano nulla. Vero. Ma la letterale presa per il culo del Parlamento a cui stiamo assistendo in questi giorni, invece, ha a che fare eccome. Perché se in origine la questione del ddl Cirinnà era innanzitutto una questione di merito, relativa alla distinzione tra i diritti individuali e i presunti diritti delle coppie (anche chi è contrario al ddl Cirinnà, infatti, ritiene sacrosanto e inviolabile il diritto di ciascun individuo a vivere come meglio crede la propria affettività, senza subire alcuna discriminazione sociale; dal che però non se ne deduce affatto un diritto a inventare forme di famiglia che famiglia non sono), ora la questione è diventata prevalentemente di metodo, con una richiesta di fiducia del tutto irrituale che ha ammazzato il dibattito prima al Senato, e poi anche alla Camera. L'atteggiamento autoritario del governo è stato ben descritto dall'intervento dell'onorevole Bianconi alla Camera: non solo è assurdo che si ponga una questione di fiducia su materia che per eccellenza interroga le singole coscienze dei parlamentari, e che non può essere ridotta a militaresca disciplina di partito; non solo è contro le regole che il Governo ponga la fiducia su un disegno di legge di origine parlamentare; ma al di là di ogni minimo rispetto per le prerogative del Parlamento è l'atteggiamento del sottosegretario Boschi, che viene in aula, prende la parola per una manciata di secondi, dice «niente dibattito, si vota la fiducia», e poi, come ha ben sintetizzato Bianconi, «volta il sedere e se ne va».

Atteggiamento che fa il paio con le altre esternazioni della Boschi. L'una relativa al referendum, per cui chi non vota a favore «la pensa come casa Pound»: difficile trovare una banalizzazione più triviale di un dibattito che per forza di cose, riguardando la riforma della Costituzione, deve entrare nel dettaglio delle questioni, deve prevedere un'approfondita discussione, con un confronto serio fra argomentazioni diverse, deve insomma non essere ridotta a comunicazione da bar, come la Boschi ha fatto. Per non parlare poi della tempestiva esternazione contro il candidato Marchini, il quale dicendo che non celebrerà nozze gay intendeva semplicemente prendere le distanze dalle baracconate messe in piedi da Ignazio Marino, con le sue belle fasce tricolori esposte per un'azione, quella sì, non prevista dalla legge. La Boschi è subito intervenuta per dire che il sindaco deve rispettare la legge (con Marino, però, non era intervenuta), e la Cirinnà le ha fatto eco rincarando la dose, sanzionando subito Marchini come «omofobo».

Siamo alle solite: se non la pensi come me o sei fascista, o sei omofobo. Questo è linguaggio messo in campo dall'attuale governo nel momento in cui si appresta a ratificare le riforme che, come noto, dovrebbero avere un ampio consenso e non dovrebbero essere ridotte all'ambito delle banali diatribe partitiche. Renzi, insieme a tutto il suo entourage, invoca un clima che è l'esatto opposto di ciò di cui ci sarebbe bisogno in circostanze di questo genere. Lui, la Boschi e tutto il Pd renziano sono dunque direttamente responsabili di una situazione in cui anche molti, che sarebbero teoricamente d'accordo con il testo delle riforme costituzionali approvate, si trovano loro malgrado coinvolti in un clima di scontro, al punto tale da essere fortemente tentati di votare no. E probabilmente lo faranno.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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