SONDAGGI | 24 Aprile 2015

Renzi cambierà le cose? Ci credono in pochi

Brutte notizie dai sondaggi: la maggior parte degli elettori considera «fumoso e inconcludente» il governo guidato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il vano ottimismo e il vizio della politica: troppe parole, pochi fatti

di LUCA PIACENTINI

Doccia fredda sul governo. Gli ultimi sondaggi mostrano che, malgrado l’ostentato ottimismo di Renzi, gli italiani non si fanno illusioni: solo una manciata di elettori crede davvero che le cose cambieranno. Dal sondaggio pubblicato il 21 aprile e realizzato da Ipsos per conto della trasmissione «diMartedì» in onda su La7, emerge infatti che la maggior parte degli intervistati, 53 elettori su 100, definirebbe il governo guidato da Matteo Renzi «fumoso e inconcludente», mentre solo in 38 lo considerano «efficace ed efficiente». Colpa del premier? Peccato originale dei partiti? I politici contano ormai come il due di picche? Probabilmente tutte e tre le domande contengono gli indizi giusti, e conducono alla risposta più aderente alla realtà. 

Quanto al sondaggio, va detto che si tratta pur sempre di un'analisi statistica, con i margini di errore e tutti i limiti legati alla natura dell’approccio a campione, un’indagine che consente di evidenziare un orientamento, fornisce indicazioni più che certificare verità. Ma sono sempre elementi preziosi, che sarebbe bene i nostri governanti tenessero in seria considerazione. Anche perché, sul tema economicamente più importante, quello delle tasse, regna il pessimismo. 

Mentre il primo interrogativo posto dai sondaggisti sul governo è di carattere generale (a onore di cronaca, la domanda d’apertura riguarda l’immigrazione), il secondo quesito è sul tema specifico della pressione fiscale. Il sondaggio punta a svelare la percezione che i cittadini hanno del problema («Questo governo vi dà la sensazione che a fine legislatura…»), e il risultato è scoraggiante anche se difficilmente discutibile, visto che rispecchia una realtà in cui numeri e tabelle (nel 2014) registrano l’inesorabile aumento del prelievo fiscale. Metà degli elettori, 50 su 100, pensano che al termine della legislatura il governo Renzi «avrà lasciato le cose più o meno invariate», mentre 35 su 100 ritengono addirittura che «avrà alzato le tasse», mentre solo in 11 (sic) credono nella loro riduzione. Per 49 elettori questo sarà un governo «come gli altri», secondo 18 sarà «molto dannoso», solo in 29 credono nella «svolta». 

La verità è che ormai la disillusione della popolazione nei confronti della politica è totale. Non vale solo per l’Italia, ma anche per l’Europa. Un altro sondaggio, realizzato dall’Istituto Piepoli e pubblicato il 22 aprile, evidenzia che l’Unione europea, per quanto riguarda il problema dei migranti, secondo il 36% degli intervistati «è del tutto indifferente», per il 26% «ha sottovalutato la situazione» e nell’opinione del 24% «pensa che sia un problema solo italiano». Insomma: l’Ue ne esce molto male. Il giudizio è negativo. E la riflessione è come per le tasse: difficile non essere in sintonia con le risposte dei cittadini. 

Guardando l’ultima vicenda che occupa le prime pagine dei giornali, sembra infatti che sul problema delle tragedie del mare si sia innescato una sorta di circolo vizioso, in cui il fatto scuote l’opinione pubblica, i politici fanno annunci roboanti per rassicurarla ma le istituzioni deludono sistematicamente le attese, lasciando irrisolta la questione portata alla luce dall'avvenimento iniziale, in una sorta di corto circuito dove la politica (vogliamo credere in buona fede) appare attenta a soddisfare le aspettative dei cittadini più con le parole che con i fatti. 

L’analisi di Vittorio Emanuele Parsi pubblicata dal Sole 24 ore venerdì 24 aprile in merito al Consiglio europeo straordinario sull’emergenza profughi sottolinea che la “montagna ha partorito un topolino”: saranno triplicate le risorse per l’operazione Triton, sottolinea l'editorialista, si agirà sui mezzi ma non cambieranno i fini della missione, mentre le frasi pronunciate nei giorni scorsi su bombardamenti di barconi per fermare i trafficanti, droni e blocchi navali, sono state «parole in libertà» perché «nessuna di queste iniziative - scrive il docente della Cattolica - era ed è praticabile in assenza di un commitment politico forte e concreto da parte dei governi nazionali». 

E’ l'esperto di Relazioni internazionali a trarre le conclusioni dopo il summit: «L’errore maggiore non è stato quello dell’inconcludenza del vertice di Bruxelles - argomenta Parsi - ma l’aver lasciato intendere che esistessero misure efficaci e politicamente adottabili per far fronte alla situazione emergenziale. Questo era semplicemente non vero. Era solo una risposta per “trattare” la reazione emotiva dell’opinione pubblica di fronte all’orrore della strage». 

Insomma: che si tratti di politica nazionale o internazionale, italiana o europea, per cambiare le cose non serve ostentare ottimismo o mostrare i muscoli, ma occorre parlare e agire con realismo. Solo così, facendo affermazioni credibili e comportandosi di conseguenza, si infonderà davvero nella popolazione l’ottimismo di cui c’è tanto bisogno.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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