LE VERITA' NON DETTE | 30 Agosto 2016

Renzi e il terremoto dei miracoli

Terremoto, Renzi annuncia di voler ricostruire tutto com’era e dov’era in barba alla realtà dei fatti e al buon senso. Intanto nomina Errani commissario e garantisce al Pd una poltrona che vale soldi e potere

di ROBERTO BETTINELLI

Siamo ormai al terremoto dei miracoli. L’esperienza dell’Aquila non ha insegnato nulla al presidente del consiglio Matteo Renzi e ad una classe politica che seguita a ingannare i cittadini dicendo loro, molto semplicemente, quello che vogliono sentirsi dire. 

E così dopo le frasi di rito pronunciate immediatamente dopo la tragedia e durante i funerali nella palestra di Ascoli Piceno in cui Renzi ha tranquillizzato tutti promettendo «ci siamo e ci saremo» e lanciando slogan demagogici del tipo «diteci voi che cosa dobbiamo fare», arriva l’idea di ricostruire tutto dov’era e com’era. 

Una tesi surreale che Renzi ha mutuato dall’archistar Renzo Piano che però, al contrario del premier, ha fato notare come ciò sia possibile solo nell’arco di due generazioni e a condizioni eccezionali. Un giudizio che si basa proprio sugli abitati costruiti sulle pendici appenniniche più impervie, come quella di Amatrice, che risultano del tutto inadatte perfino in presenza delle tecnologie antisismiche più all’avanguardia.  

Niente news town secondo il modello abruzzese, giudicate troppo asettiche e deprimenti, ma una rinascita tout court di Amatrice, Accumoli e degli altri centri devastati dal sisma che ha provocato 292 morti. Una rivincita contro la natura che ha colpito al cuore il Paese suscitando la commozione di tutto il mondo e che ha spinto milioni di italiani a inviare generi alimentari, coperte, beni di prima necessità e soldi in aiuto dei terremotati. 

Un’ondata di emozioni che tocca la più viva indignazione quando si viene a conoscenza del fatto che dopo il sisma dell’Aquila nulla è cambiato. Il miliardo di euro stanziato non ha dato frutti. Solo nella provincia di Rieti c’erano a disposizione ben 84 milioni di euro. Una somma ingente che è stata vanificata attraverso interventi del tutto inutili o che addirittura è rimasta inutilizzata a causa delle beghe politiche e burocratiche. 

La legge in materia anti sismica, che consente di discernere fra migliorie e adattamenti, ha penalizzato questi ultimi autorizzando, di fatto, una serie di interventi che spesso hanno peggiorato la sicurezza degli edifici. Il caso dei tetti in cemento armato è diventato un caso di rilevanza e dileggio internazionali. 

Il municipio, la scuola, la chiesa, il campanile. Ad Amatrice sono crollati per primi e rovinosamente i simboli della vita pubblica. I luoghi dove le istituzioni sono rappresentate e che dovevano essere i presidi tangibili della solidità e della serietà morale delle istituzioni. Uno spettacolo mortale e desolante con l’intero paese ridotto in polvere. Ricostruire quello che è stato e che non c’è più, in modo perfettamente identico, è un’impresa che solo al primo sguardo appare impossibile. Avendo per di più la certezza di dover fare i conti con un alleato infido come l’indomabile e terribile falda appenninica. Una dorsale che è universalmente ammirata per la bellezza naturalistica e artistica dei borghi antichi che accoglie in mezzo alle vette frastagliate, ma che non ha mai smesso di essere una fonte di sciagure. Nè mai smetterà di esserlo nonostante i facili proclami dei politici mediatici e fanfaroni alla Renzi. 

Ma la speranza che questa volta sia cambiato qualcosa e che la fase della ricostruzione sia effettiva ed efficace è l’ultima a morire. Anche se la mossa di Renzi di nominare l’ex governatore dell’Emilia Romagna commissario per il post terremoto ha infranto il clima di solidarietà che finora era in vigore fra i partiti e che lo stesso premier ha caldeggiato invitando rivali e nemici di sempre ad un sussulto di dignità. Uno spirito super partes che è stato il primo a liquidare assicurando al Pd una poltrona che vale prestigio, soldi e potere. Una decisione che ha premiato l’ex governatore emiliano, esponente di quel Pd che non esita a criticare la condotta poco incisiva del premier sul piano della giustizia sociale, e che vale come un tentativo estremo di pacificare il partito in vista del referendum istituzionale. 

Un’azione che se fosse coronata dal successo si tradurrebbe in un vero miracolo. Materia, quella soprannaturale, che il taumaturgo Renzi salito al potere con il mito e le prediche della rottamazione, ha sempre maneggiato con spiccata confidenza. L’annuncio di voler azzerare gli effetti del terremoto per ricostruire tutto com’era e dov’era è solo l’ennesimo miracolo. E non sarà l’ultimo.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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