CHI LA FA L'ASPETTI | 21 Luglio 2017

Renzi accerchiato, Berlusconi avanza

Finiti i tempi in cui Renzi dilagava nel campo di Berlusconi. Il Pd 4.0 si sta disgregando. Pure la tessera è un optional. Intanto il Cavaliere federa le destre e si riprende il centro per l'assalto finale

di ROBERTO BETTINELLI

Renzi è in drammatica contrazione, alle prese con la scissione permanente del Pd 4.0. Intanto, Berlusconi si riprende tutto: dall’alleanza con la Lega Nord ai cespugli centristi. La fotografia attuale della transumanza politica è esattamente il contrario di quello che si poteva osservare fino a ieri. Quando era il segretario dem a fare campagna acquisti e ad imperversare mentre oggi indietreggia su tutta la linea. Il partito democratico ha smarrito per strada la vocazione maggioritaria. L’autoinganno renziano non regge più. Il Pd non è in grado di vincere le elezioni in autonomia né riesce a dominare i mille rivoli delle proteste interne.

D’altro canto è innegabile che il Cavaliere sia tornato ad essere magnetico, irresistibile come una calamita. E il fronte è davvero ampio, capace di radunare le destre di ogni ordine e grandezza oltre ai frammenti del centro. In un contesto tripolare significa invalidare a priori il piano del nemico. Compresso nella gabbia del Pd, Renzi è nudo. Viene fuori ciò che non è. La sinistra gli sta stretta come una camicia di forza. E più ha le mani legate e meno riesce a borseggiare. Le tasche di Berlusconi sono ben chiuse. Altro che modalità 40% per cento delle europee. Si rimediano solo figuracce. Comunali 2017 docent. 

Chi la fa, prima o poi, l’aspetti. E’ la misera e banale legge della vita. Poltica e non solo. Il partenopeo Gianbattista Vico disegnava i corsi e i ricorsi. Per la verità qualcuno ci aveva già pensato. Ma bisogna risalire all’antica Grecia con gli storici Tucidide ed Esiodo. Troppo in là. Meglio tastare empiricamente ciò che accade nell’immediato. Allora affiora nitido l’imbarazzo di Renzi che non osa negare all’amico-nemico Cuperlo la doppia tessera di partito. Una del Pd, l’altra del Campo Progressista di Giuliano Pisapia. «Sono entrato nella fase della pace universale», ha commentato. A testimonianza che non ci sono confini da difendere nel Pd. Ergo, non ci sono guerre identitarie da condurre. Dentro o fuori non fa differenza. La realizzazione del non luogo. Apogeo della politica post moderna o semplicemente impossibilità di serrare i ranghi in vista della battaglia? Ma se il leader non può nemmeno alzare la voce per chiamare a raccolta i suoi nel momento del bisogno che leader è? Semplice. Non lo è. E dove non c’è un leader la grammatica del postmodernismo prescrive che non c'è parvenza di partito possibile. Se così non fosse avremmo una sola tessera basterebbe. Già con due è come non averne nessuna. 

Berlusconi nel frattempo si arma e sottrae truppe al rivale, ripagandolo della stessa moneta. Nonostante l’età procede spedito e sicuro verso le prossime elezioni. Chi la fa l’aspetti. Dura lex, sed lex. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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