STOP A SCHENGEN | 27 Gennaio 2016

Renzi fa il bullo e l'Europa lo asfalta

Schengen sospeso. La giusta punizione per Renzi che subordina i veri interessi nazionali all’urgenza di frenare il proprio declino. Per colpa sua il Paese invaso dai migranti e declassato come la Grecia

di ROBERTO BETTINELLI

Ora è chiaro a tutti quanto Matteo Renzi conta in Europa. E cioè zero. Dopo l’exploit che ha visto il premer fare la voce grossa con l’Europa, e che è stato immediatamente premiato dai sondaggi, è il momento di verificare le reazioni di Bruxelles. E ci vuol davvero poco a capire che si tratta di una risposta dura e implacabile. 

La decisione di sospendere il trattato di Schengen che stabilisce la libera circolazione delle persone all’interno dei confini dell’Ue è stata presa unilateralmente da Germania, Austria, Francia, Svezia, Danimarca, Croazia. A farne le spese sono i due fanalini di coda del continente, Italia e Grecia, già sorvegliate speciali per la situazione tutt’altro che brillante dei conti pubblici. 

La sorte della Grecia è continuamente appesa ad un filo per un piano di rientro finanziario che il governo di Atene sta rispettando con molta fatica. Tsipras deve mettere mano al nodo pensioni in un contesto di recessione. Bce e Fmi si aspettano che lo faccia il prima possibile. Ma non è la sola criticità. A Bruxelles, visto il continuo e incontrollabile flusso di migranti, c’è addirittura chi la vorrebbe definitivamente espellere dall’area sottoposta al trattato di Schengen. 

Quanto all’Italia, il premier Renzi e il ministro dell’Interno addetto alla partita immigrazione, l’alleato di governo Angelino Alfano, sono costretti a subire passivamente la proposta di mettere in quarantena il pilastro che sancisce la libera circolazione delle persone. E’ questo il risultato del braccio di ferro che Renzi, da vero irresponsabile, ha voluto avviare con le istituzioni comunitarie senza possedere nessuna carta vincente da far valere. Per l’Italia si tratta di un’autentica catastrofe. Sbarrare la strada balcanica vuol dire scaricare sul quadrante mediterraneo e adriatico tutto il peso dell’emergenza. 

Le credenziali italiane dentro l’Ue non sono mai state così basse. Il debito pubblico fuori controllo e un sistema bancario reso instabile da una massa di crediti deteriorati difficilmente gestibile, ben 200 miliardi, sono i punti deboli che Renzi ha tentato di aggirare puntando su un’azione di forza che si è rivelata fallimentare. 

I 2 miliardi e 200 milioni di euro che gravano sulle spalle degli italiani, secondo gli economisti di Bruxelles, non consentirebbe a Roma né di rispettare l’avanzo primario del 2,7% del Pil nel 2017 né tantomeno il tetto virtuoso stabilito dal Fiscal compact al 3,8%. Un traguardo, questo, che dovrebbe ricondurre il debito al 60% del Pil. Nello stesso tempo il governo Renzi ha già beneficiato di tutta la flessibilità possibile al punto che l’insistenza con cui chiede ulteriori sconti ha fatto ‘scattare’ il ministro dell’Economia di Angela Merkel, il falco Wolfgang Schauble, che a sorpresa ha riesumato l’idea dell’Europa a due velocità. Un classico dell’efficientismo tanto in voga a Berlino, ma che nella fibrillazione in corso fra Renzi e Bruxelles assume la portata di una condanna nei confronti dell’Italia che, nonostante le tante e sempre più generose promesse, non riesce a tenere i conti in ordine obbligando la Bce a un programma di intervento che indebolisce la moneta comune. Ma grosse e imperdonabili lacune sono segnalate anche sul fronte dell’immigrazione. Il piano di creazione dei cinque hotspot per ricollocare i migranti negli altri Paesi è, infatti, fermo al palo. 

Dopo la grande occasione perduta del semestre italiano e le sparate  delle ultime settimane è chiaro a tutti che la leadership di Matteo Renzi, agli occhi di chi ha davvero in mano le chiavi dell’Europa, è considerata inaffidabile. A farne le spese è il Paese declassato a causa degli errori di un premier che subordina i veri interessi nazionali all’urgenza di frenare l’inarrestabile declino della propria credibilità.  

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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