GOLPE CONSULTA | 17 Dicembre 2015

Renzi, lo scout che se ne frega della democrazia

Consulta nelle mani di Pd e 5 Stelle. Forza Italia e centrodestra esclusi da una partita decisiva per la democrazia. E’ la punizione contro una rinata opposizione. La prova che gli italiani non devono più fidarsi di Matteo Renzi

di ROBERTO BETTINELLI

Dei tre giudici della consulta eletti in parlamento nessuno fa riferimento ai partiti di centrodestra. Si tratta di un fatto politico molto grave. Dati i tre poli del Pd, dei 5 Stelle e della triade FI-Lega-FdI, un terzo dell’elettorato italiano non ha una rappresentanza esplicita all’interno della suprema magistratura dello Stato. 

L’organo che, per intenderci, è in grado di affossare leggi ordinarie, riforme e referendum ogni volta che viene riscontrata una sostanziale incompatibilità con i dettami della costituzione. 

La Consulta ha un ruolo fondamentale nel giudicare le relazioni fra lo Stato e le regioni. Un nodo estremamente critico per il governo presieduto da Matteo Renzi che, per arginare l’intraprendenza dei governi di centrodestra in Lombardia, Veneto e Liguria, sta cercando in ogni modo di riportare in capo a Roma risorse e competenze mettendo fine alla devolution iniziata a partire dagli anni ’90. 

Le sentenze dei giudici costituzionali rispondono non tanto ai contenuti nudi e crudi del diritto quanto alle logiche e alle convenienze della politica. La Consulta non è superpartes né può esserlo dal momento che su 15 membri, 5 sono eletti dalle camere, altrettanti dalla magistratura che, come è noto, non pende certamente verso destra, mentre i restanti sono di nomina presidenziale. Spetta a Sergio Mattarella fare i nomi. Un altro dettaglio da non sottovalutare. Tutti sanno che senza Matteo Renzi l’ex notabile della Dc non sarebbe mai salito al Quirinale. 

Basta quindi un rapido sguardo per capire come la vetta del potere giudiziario non sia in grado di rispecchiare il peso delle forze politiche in parlamento e conseguentemente le preferenze l’elettorato.

E’ da rilevare che il parlamento si è sbloccato dopo ben 32 votazioni. Un numero che la dice lunga sulla difficoltà e sulla centralità della questione, e che avrebbe richiesto, come hanno sostenuto diversi commentatori, una soluzione  in grado di soddisfare tutti e tre gli attori. Un più alto senso di giustizia avrebbe imposto la regola di conferire ad ognuno dei protagonisti la possibilità di indicare un membro della Consulta. 

Renzi, rompendo il negoziato con Forza Italia e stringendo l’accordo con il Movimento 5 Stelle, ha realizzato un capolavoro di iniquità. Il centrodestra è stato privato di un potere di nomina, e di un presidio democratico, che gli spetterebbe di diritto. 

Franco Modugno è espressione del voto grillino. Augusto Barbera è stato indicato direttamente dal premier. Giulio Prosperetti viene descritto come un centrista cattolico, capace quindi di soddisfare la fazione moderata del Pd e il Nuovo Centrodestra di Alfano ridotto ormai in briciole e saldamente integrato nello scacchiere renzista.

L’esito del voto mette in luce una svolta nel comportamento dei 5 Stelle che, in quest’occasione ma a dire il vero non solo in questa, si sono resi disponibili a sedersi al tavolo della trattativa. Hanno partecipato attivamente, nelle segrete stanze, agli intrallazzi e ai ‘giochi sporchi’ dei politici di professione che denunciano ipocritamente sulla rete.  

Non è la prima volta che Renzi non rispetta gli accordi e gli equilibri democratici. Era già successo ai tempi del patto del Nazareno e della elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. Un colpo di mano che aveva messo all’angolo Silvio Berlusconi. Tutto, infatti, poteva dirsi del nuovo capo della Stato tranne che fosse favorevole al centrodestra. 

La vicenda dei tre giudici della Consulta è l’ennesima prova dello stile del segretario del Pd che non rivela di non avere alcuno scrupolo nel fare e disfare i patti. Accade nelle partite occulte, le nomine ai vertici delle aziende di Stato, e in quelle più importanti e visibili come il voto in parlamento per completare l’organico della Corte costituzionale. Non appena il suo potere viene minacciato da una solida opposizione, come sta accadendo con la mozione di sfiducia contro il ministro Boschi per l’evidente conflitto di interesse nella vicenda di Banca Etruria, lavora sotto banco venendo meno alla parola data, distribuendo doni e benefici, usando ogni mezzo disponibile. 

A chi dice che questa è la politica, bisogna rispondere che è vero. E’ la politica. Ma bisogna anche ricordare che Renzi, fin dai tempi della ‘rottamazione’, si è sempre presentato come il ragazzo cresciuto negli scout: buono, simpatico e inoffensivo. E anche nel rush finale alla Leopolda si è definito un «ragazzo di provincia» che si sente chiamato a fare il bene del suo Paese. La verità, invece, è un’altra. Matteo Renzi è un politico navigato, che ha sempre e solo vissuto di politica, che conosce tutti i trucchi, le bassezze e gli inganni di questo mestiere. 

Ma se questa è la verità c’è da rabbrividire al pensiero che sia lui a mettere mano alla costituzione con il nuovo assetto ‘monocamerale’ e una legge elettorale che sembra fatta apposta per assicurare il trionfo del Pd polverizzando le opposizioni. 

Lui che, nonostante non sia mai stato eletto e faccia politica da una vita, recita come un mantra la frase «dopo due mandati si va a casa». C’è da rabbrividire. Sì, ma soprattutto non bisogna credergli.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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