TORNA IL SENATO ELETTIVO | 23 Settembre 2015

Renzi molla le riforme per la poltrona

Dopo il bluff su Province e articolo 18 anche sul Senato elettivo Renzi cede ai dissidenti del Pd. Il premier non si smentisce mai: quando rischia di perdere la poltrona è disposto a mollare tutto. Riforme comprese

di ROBERTO BETTINELLI

Con l’esito deludente della trattativa sulla riforma costituzionale Matteo Renzi ha definitivamente sepolto il mito della rottamazione. Chi da lui si aspettava la convinzione necessaria per andare fino in fondo non può che rimanere deluso davanti a un pasticcio inestricabile. L’escamotage Tatarella, come è stato battezzato dalla stampa, prevede l’elezione dei senatori ratificata dai consigli regionali. Un trucco che ripristina l’elettività e sa molto di bizantinismo giuridico. Ma soprattutto sa di presa in giro per gli elettori che pretendevano la liquidazione di Palazzo Madama. 

Allo stato dei fatti i senatori restano. Una decisione che trasforma il Senato in una cariatide inutile e costosa. I membri non potranno votare la fiducia al governo né avranno il potere di legiferare se non su questioni minori. Ma in cambio, cosa non da poco, avranno l’immunità. C’è poi tutto il tempo per ripristinare in sordina i vecchi privilegi della ‘casta’. 

La soluzione dimostra il caos e la poca trasparenza che regnano all’interno del Partito Democratico. Come sul Jobs Act e sulle Province dove le mini riforme renziane hanno complicato soltanto la situazione dopo aver generato grandi aspettative. Il Senato non è da meno. Sarà regionalizzato diventando una occasione perduta per gli italiani che attendevano un autentico segnale di cambiamento. 

Il capo del governo, ancora nell’ultima direzione nazionale del Pd dove ha assistito alla pantomima dell’uscita dall’aula della minoranza, ha descritto in termini trionfalistici l’operato dell'esecutivo e del suo partito. Due realtà che ormai coincidono pienamente vista la totale assenza di autonomia da parte degli alleati. Renzi, prendendo spunto dalla riforma costituzionale, non perde occasione per sottolineare come la ripartenza del Paese è da attribuire all’iper attivismo del governo e conseguentemente alle performance imbattibili del Pd. 

La verità è un’altra. Spaventato dalla possibilità reale di perdere prima la segreteria del partito e subito dopo lo scranno presidenziale, Renzi è venuto a miti consigli con i dissidenti concedendo l’elezione dei senatori attraverso l’istituto regionale. Il suo pragmatismo, o forse è meglio dire cinismo dal momento che ormai è ricorrente la totale discrepanza fra ciò che viene fatto e ciò che viene comunicato, ha prevalso ancora una volta sull’idealismo che ama ostentare in pubblico.

Basta esaminare il recente passato. Le Province dovevano scomparire mentre sono vive e vegete. L’articolo 18 pure. Stessa solfa per Palazzo Madama e i senatori della Repubblica. Ma potremmo citare anche la ‘Buona scuola’ che è sfociata in un mare di assunzioni a totale vantaggio elettorale del Pd, la finta clamorosa della riforma della pubblica amministrazione o l’avvento della ripresa economica con stime di crescita oscillanti fra lo zero e lo zero virgola sette. 

Renzi annuncia il cambiamento a parole ma lo teme e lo disattende nei fatti. Le sue riforme sono bellissime da raccontare e da ascoltare. Ma nessuno, al di fuori del suo cerchio magico, le ha mai viste. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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