I PREGIUDIZI DELLA SINISTRA | 02 Marzo 2016

Renzi nelle parrocchie? No, grazie

Bagnasco non può augurarsi libertà di coscienza in parlamento mentre il premier può fare campagna elettorale negli oratori? La stucchevole polemica di Renzi con gli organizzatori del Family day e lo scivolone della politica «nelle parrocchie»

di LUCA PIACENTINI

CREMONA - Il presidente del consiglio lasci stare la Chiesa e, se proprio dobbiamo tenerci un premier non eletto, se ne stia a Palazzo Chigi per lavorare. Perché, a quanto pare, in Italia è ancora tutto da fare. Nella polemica stucchevole che sta portando avanti con gli organizzatori del Family day, Matteo Renzi dimostra di non essere immune ai pregiudizi culturali tipici della sinistra italiana. 

Quali sarebbero state le reazioni di fronte a un Berlusconi che avesse detto: vado nelle parrocchie a spiegare le riforme? Apriti o cielo. Avrebbero gridato alla scorrettezza del presidente del Consiglio, all'invasione di campo, alla strumentalizzazione della fede. Immagino che a sinistra sarebbero spuntati come funghi difensori improvvisati dell'autonomia della coscienza, della separazione tra Stato e Chiesa; anticlericali e agnostici avrebbero fatto a gara per bacchettare l'ex premier in nome della divisione tra sfere di competenza. 

E' il solito tic della sinistra italiana e del mainstream politicamente corretto, per cui se sei di sinistra puoi dire tutto, e se sbagli usando toni eccessivi i commentatori fanno a gara a perdonarti nel nome di un fine giusto, perché se hai usato parole o gesti poco ortodossi, tutto sommato lo hai fatto per uno scopo nobile. 

Ricorda per certi aspetti il riflesso condizionato secondo il quale, durante l'insegnamento di storia e filosofia nelle scuole superiori, capita ancora che si sottolinei la sostanziale differenza dell'ideologia comunista. Che, si dice, sarebbe nata per un fine buono, l'uguaglianza tra gli uomini, mentre si omette non solo di obiettare alla tesi in quanto tale, come si dovrebbe, con argomenti astratti ed evidenze razionali (sarebbe chiedere troppo), ma almeno di richiamare i fatti con altrettanta precisione, affermando in modo chiaro che l'aberrazione dei mezzi usati nel tentativo di realizzarla storicamente dovrebbero automaticamente fa scattare una miriade di dubbi sulla bontà dell'ideologia in sé, e che dove lo stato in qualche modo è riuscito a dare un corpo politico-esecutivo alle tesi di Marx, storicamente ha seminato solo morte, ingiustizia e devastazione. 

Questo automatismo, che porta a gridare allo scandalo contro la destra e a perdonare comunque vada la sinistra, sembra riflettersi anche nel silenzio con cui l'opinione pubblica assiste alla chiusura del campo profughi di Calais, in Francia. Dove, come giustamente ha fatto notare Il Giornale, sembra che all'opera siano ruspe "democratiche" mosse dal presidente socialista Francois Hollande, mentre se la stessa decisione drastica l'avessero presa Sarkozy o Le Pen sarebbe scoppiato il finimondo.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha dichiarato che è disposto a spiegare le sue riforme nelle parrocchie. Ci chiediamo: chi fa politica invadendo il campo altrui? Il popolo del Family day che si ritrova nelle piazze cittadine (e non nei saloni parrocchiali o nelle chiese) testimoniando pubblicamente l'urgenza di difendere beni comuni essenziali fondanti della Repubblica, come la famiglia composta da uomo e donna aperti alla vita o il diritto dei figli a un padre e una madre, oppure un presidente del Consiglio che, pur di non ammettere contraddizioni ed errori sembra pronto anche a fare campagna elettorale perfino negli oratori?

Il premier dovrebbe fare ammenda. Perché le contraddizioni sono evidenti: è infatti passato dalla libertà di coscienza e dalla difesa dell'autonomia del parlamento alla fiducia dei governo sulla legge delle unioni civili; così come gli errori sono sotto gli occhi di tutti: si ostina a considerare una priorità la regolamentazione delle unioni omosessuali e il tema delle adozioni omogenitoriali quando le preoccupazioni degli italiani sono ben altre, a partire dall'indifferenza dello stato di fronte alle difficoltà economiche delle famiglie con figli, che mandano avanti il paese. 

Ricordiamo le reazioni scomposte di alcuni esponenti del governo e della sinistra parlamentare alle considerazioni legittime espresse in modo rispettoso del presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco, che si è augurato su un tema così delicato fosse consentito il voto segreto, in rispetto e promozione della libertà di coscienza. Una replica inopportuna a una minaccia inesistente ha fatto dire che «non decide la Cei» perché il parlamento è autonomo nella scelta delle procedure. E chi ha mai detto il contrario? Dove si è minacciato di impedire ai parlamentari di fare il proprio lavoro? 

Gli organizzatori dei due grandi eventi di mobilitazione civica - non religiosa - del Family Day si sono limitati a ricordare una grande verità. Che sono pronti ad utilizzare lo strumento principe della democrazia, l'unico vero modo che gli elettori hanno per sanzionare chi ha adottato provvedimenti sbagliati o ha lavorato per leggi ingiuste: la bocciatura in cabina elettorale, la sanzione attraverso il voto. E' questa la democrazia. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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