LA GRANDE ALLEANZA | 09 Ottobre 2017

Renzi, ostaggio nelle mani della sinistra

Renzi rinuncia al patto con Berlusconi e apre alle sinistre, da Mdp a Pisapia e Civati, contrattando direttamente con la Cgil il futuro assetto di governo. Resiste la contrapposizione destra-sinistra con i 5 Stelle nel ruolo di outsider

di ROBERTO BETTINELLI

Alla fine ha ceduto. Matteo Renzi apre alla grande alleanza della sinistre coinvolgendo tutti, da Pisapia a Mdp. Non si tratta di una svolta di poco conto. Anzi, è una vera rivoluzione nella strategia del segretario dem che per la prima volta da quando è assurto a protagonista della politica nazionale rinuncia a ‘cacciare’ nel campo avverso, tentando di intercettare il consenso in fuga dal centrodestra, e si rassegna a rimanere nel bacino storico del Partito Democratico puntando a ricucire le molteplici anime: Bersani, D’Alema, Speranza, Civati e lo stesso Pisapia che gli sta dando un aiuto fondamentale minando la nascita di un partitino del 3% a sinistra del Pd.  

E’ inevitabile che il cambio di strategia sia influenzato dall’attuale discussione sulla legge elettorale. Il Rosatellum bis coniuga proporzionale e maggioritario rilanciando l’importanza delle coalizioni. Un fattore, quello delle alleanze, sul quale Renzi è sempre stato molto freddo. L’ex premier ha sempre preferito un’impostazione autonomista del Pd e soprattutto ha sempre incarnato il modello di una leadership solitaria. Ma i numerosi scontri con la Cgil di Susanna Camusso e con la vecchia guardia del partito, a lungo andare, hanno procurato rovesci elettorali sui quali non si può fare finta di nulla. Inoltre il gradimento che incontra il presidente del consiglio Paolo Gentiloni evidenzia la bontà di un’alternativa all’iperprotagonismo mediatico renziano, disinnescando il mito dell’insostituibilità del titolare del Nazareno nella battaglia per il consenso.

Ma aprire a sinistra significa anche e soprattutto rivedere la piattaforma programmatica. In pratica verrà accantonata la 'novità aziendalista' della politica renziana, finora sempre attenta a considerare le ragioni dell’imprenditoria, spostando l’asse degli investimenti a vantaggio del fronte sindacale e del lavoro.

Un mutamento di orizzonte che sarà percepibile già nell’impianto del prossimo Def e che va di pari passo con la decisione di Berlusconi di appoggiare nella corsa delle regionali siciliane il candidato di Salvini e Meloni. 

Renzi sembra aver finalmente compreso che non c'è spazio per un patto esplicito con Forza Italia. Certo, deve risolvere il nodo Alfano. Il ministro degli esteri non è tollerato da Mdp né da Pisapia ma i centristi hanno dato prova di sicura fedeltà. L’ultima conferma è arrivata proprio dal voto siciliano dove c’è stata una piena convergenza sul rappresentante del centrosinistra Fabrizio Micari. Inoltre è molto probabile che avranno un peso elettorale del tutto irrisorio. Possono essere incamerati senza traumi nella futura alleanza di governo. 

Renzi si propone come il ‘federatore’ delle sinistre puntando a riunire il consenso del mondo della sinistra dilaniato da spinte centrifughe, disponibile ad accogliere suggerimenti e indicazioni da compagni di partito come il ministro della giustizia Andrea Orlando o da ex autorevoli come Romano Prodi. Una visione che riabilita la contrapposizione destra-sinistra, nonostante le campane a morto suonate da numerosi e blasonati addetti ai lavori, e che punta ad arginare l’ascesa dei 5 Stelle contrattando l'agenda dell'esecutivo direttamente con le forze del lavoro.

Una sinistra classica e tradizionale. Il che sta a significare che la carica innovativa di Matteo Renzi, ormai, si è del tutto esaurita. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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