PIU' MINISTRI E SEGRETARI | 15 Gennaio 2016

Renzi: rimpasto di governo in cambio delle unioni civili

Unioni civili, la Cirinnà travolge il Pd. Renzi, da buon democristiano, organizza il rimpasto di governo e accontenta tutti: cattolici, sinistra, alleati. Così gli italiani sono costretti a subire una legge che non vogliono

di ROBERTO BETTINELLI

La fretta che Matteo Renzi sta manifestando per ridefinire gli equilibri interni dell’esecutivo, con le manovre che sfoceranno a breve nel reclutamento di ministri e segretari secondo il ben noto copione dei rimpasti Dc, è pari soltanto alla rapidità con cui si sta avvicinando il voto sulle unioni civili al Senato. 

La data è fissata per il 28 gennaio e rischia di essere infausta per il premier che, smentendo la linea ufficiale e non interventista annunciata finora, sta attivamente negoziando una possibile soluzione. In quest'ottica la decisione di «andare avanti con le adozioni» risponde alla necessità di evitare lo sgretolamento del Pd e della maggioranza.

La strategia centrista di Renzi sta allontanando gli elettori più fedeli con il risultato di indebolire il partito del Nazareno e la sua leadership. Il segretario del Pd è consapevole che una sconfitta, su un tema cruciale per la sinistra dem, potrebbe essergli fatale tanto più che in vista ci sono le primarie per decidere i candidati nelle elezioni amministrative. Una prova tut'altro che semplice e che non può che esacerbare le divisioni. 

L’ala cattolica del Pd, poco più di una trentina fra deputati e senatori, ha già espresso pubblicamente la sua contrarietà al testo di legge Cirinnà individuando come bersaglio il provvedimento sulla stepchild adoption. Una misura che consente l’adozione da parte di un membro della coppia e che apre la strada, di fatto, agli abusi intollerabili delle gravidanze surrogate. L'affido rafforzato, considerato un onorevole compromesso, ha incontrato il fermo rifiuto della sinistra interna e l'organizzazione del Family Day per la fine di gennaio, in contemporanea con la discussione a Palazzo Madama, è un ulteriore segnale di allarme per il premier. Alle faide intestine del Pd bisogna aggiungere l’ostilità degli alleati finora più fedeli di Renzi, i parlamentari del Nuovo Centrodestra guidati da Angelino Alfano, che sul provvedimento si giocano una carta cruciale. Perduta questa, non riuscirebbero più a ribattere agli attacchi di chi li accusa di non avere un'identità ben definita e di essere succubi del partito di maggioranza relativa. 

Il quadro si complica per la freddezza dei grillini che riscontrano troppe ambiguità nel testo di legge e che hanno già dichiarato di votare contro e per la contrapposizione frontale di Lega e Fratelli d’Italia. Quanto a Berlusconi, il suo suo no è ormai sicuro. 

In una situazione come questa il voto a Palazzo Madama vale come una pericolosa incognita per Renzi che mentrre tiene buona la sinistra dicendo che «una legge va fatta», parole che sembrano tirare la volata per la Cirinnà dal momento che i cattolici preferirebbero una pausa di riflessione, liscia il pelo pure a questi promettendo libertà di coscienza sul voto. 

Ma il premier, che sa bene quanto in parlamento siano gli appetiti a comandare più che le spinte ideali, non si illude certo che ciò possa bastare a garantirgli la salvezza. Ed è questo il motivo per cui ha deciso di ricorrere all’arma democristiana per eccellenza: il rimpasto. Per evitare problemi insanabili con la componente conservatrice della maggioranza è in arrivo un ministero per Area Popolare, la formazione politica che unisce Ncd e Udc. Ma le porte si apriranno anche per il nuovo gruppo di Verdini che riunisce i transfughi di Forza Italia e per la sinistra del Pd. Oltre ai ministeri, infatti, ci sono prestigiosi incarichi da segretario e sottosegretario che possono essere utilizzati per compensare le ambizioni frustrate. 

Qualunque sia l’esito della partita sulle unioni civili, Renzi si sta organizzando per parare il colpo. E tutti alla fine, nelle sue previsioni, dovrebbero essere se non soddisfatti almeno rimborsati. I veri delusi saranno, ancora una volta, gli italiani che la legge non la vogliono ma che saranno costretti ad accettarla per colpa di un premier che bada soltanto a rimanere al potere e se ne frega di che cosa pensano. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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