LA VISITA DI PUTIN | 11 Giugno 2015

Sanzioni, aziende in crisi: «Renzi troppo debole nell'UE»

Expo, Putin apre all’Occidente. Ma è un nulla di fatto per le tante aziende italiane affamate dalle sanzioni. Aldo Ferrari, analista dell’Ispi: «Renzi è troppo debole per cambiare linea UE»

di ROBERTO BETTINELLI

Un viaggio strategico che deve essere interpretato come un tentativo di apertura verso l’Occidente dopo la bocciatura del G7. La visita del presidente russo Putin all’Expo e l’incontro con il premier Renzi e con papa Francesco non sono casuali. E non lo è l’intervista che è stata pubblicata alcuni giorni fa sul Corriere della Sera a firma del direttore Luciano Fontana. «Un’assoluta novità - dice Aldo Ferrari, docente a Cà Foscari e analisti dell’Ispi a capo del progetto di ricerca sulla Russia - prima non era mai successo che un grande giornale italiano facesse argomentare in maniera così puntuale il capo di Stato russo». 

Qual è il vero scopo della visita di Putin in Italia?
«La motivazione è istituzionale e coincide con la visita ad un evento d’importanza internazionale come l’Expo. Ma è da considerare il momento di grande difficoltà politica ed economica che sta attraversando la Russia. Il viaggio italiano rappresenta una risposta dopo il G7 che si è tenuto in Baviera». 

Putin ha incontrato Renzi, Mattarella, Berlusconi e Papa Francesco. Qual è stato il faccia a faccia più importante? 
«L’incontro con il presidente Mattarella è di natura istituzionale. Con Berlusconi c’è un rapporto personale. Direi che il colloquio con Renzi e Papa Francesco è da leggere come un segnale conciliante ma certamente non di resa. Da oltre un anno Putin intrattiene rapporti conflittuali con l’Occidente per via della crisi ucraina. Non dimentichiamo che la Russia è stata esclusa dal G8». 

Come interpreta l’atteggiamento di Putin?
«Sottolineo il carattere inedito dell’intervista rilasciata al direttore del Corriere della Sera. Putin ha potuto illustrare in modo chiaro il suo punto di vista. Rilevo anche che le sue argomentazioni non sono state contraddette negli incontri ufficiali successivi. Nè da Renzi né dal Papa. In questa sequenza non vedo tanto l’obbiettivo di Putin di assicurarsi degli alleati ma piuttosto il desiderio di ottenere legittimità». 

Le cifre dell’interscambio Italia e Russia sono impressionanti. Oltre 400 aziende del made in Italy con contratti siglati pari a un miliardo di euro e investimenti di nel nostro Paese per tre miliardi di euro. E’ conveniente proseguire con le sanzioni?
«Non lo è né dal punto di visto economico né da quello politico. Le sanzioni penalizzano chi le subisce ma anche chi le impone. La storia ci insegna che non sono mai riuscite a indebolire l’opposizione di uno Stato deciso a resistere. Il ricorso a questo strumento rappresenta un fallimento della politica e della diplomazia. E’ sbagliato in sé e nel caso della Russia lo è ulteriormente dal momento che suggeriscono una narrazione della crisi ucraina in cui la sola responsabilità è della Russia mentre l’Occidente acquista tutti i diritti. Compreso quello di salire su un piedistallo...». 

E invece non è così?
«I Paesi occidentali hanno commesso errori clamorosi in Libia, Iraq e Ucraina. L’invasione dell’Iraq è stata giustificata da un’operazione di sicurezza finalizzata a fare piazza pulita di ‘smoking gun’ e non è stata preceduta neppure da una dichiarazione di guerra. Un fatto di enorme gravità che cozza irrimediabilmente con i dettami del diritto che regola i rapporti fra gli Stati sovrani». 

Che cosa prescrive il galateo della politica internazionale?
«Intendiamoci: nessuno può rivendicare una patente di moralità. Non è un contesto in cui i buoni danno lezione ai cattivi. La missione è cercare di risolvere i problemi nella consapevolezza che le parti hanno interessi contrastanti». 

Putin ha ribadito che l’accordo di Minsk «deve essere applicato in tutti i suoi effetti» quando Obama e i capi di Stato europei lo accusano di non fare altrettanto. Che cosa intendeva dire?
«L’accordo di Minsk è positivo se non altro perché ha limitato le ostilità. Certo, non le ha fatte cessare completamente. Ma è stato contenuto lo spargimento di sangue. Putin, a mio avviso, ha le sue ragioni. L’Ucraina non sta rispettando gli impegni che devono soddisfare le istanze di autonomia delle regioni separatiste. E non lo sta facendo perché sa di avere dalla propria parte l’Unione Europea e gli Stati Uniti».

L’intervento della Nato può essere una risposta alla crisi ucraina? 
«La Nato è il principale problema in vista della risoluzione della crisi. L’alleanza atlantica è vista come una minaccia vitale per la sicurezza nazionale russa. L’ingresso dell’Ucraina nella Nato è proprio ciò che Putin vuole evitare. L’ingresso nell’Ue da parte dei Paesi ex comunisti è stato prodromico all’adesione al Patto atlantico. Mosca vuole impedire che la stessa cosa accada con l’Ucraina». 

Quale deve essere la reazione dell’Unione Europea davanti a questo rifiuto?
«Se noi vogliamo che il conflitto in Ucraina non degeneri fino a sfuggire al controllo dobbiamo tenere in considerazioni i desideri e le paure della Russia». 

Le conclusioni del G7 sono state inflessibili verso la Russia. Obama ha detto che si può tornare alla «normalità» solo se Putin cambierà rotta. Secondo lei è possibile?
«Obama ha fatto la voce grossa. Se si tratta di retorica, bene. Ma se questa è davvero la linea perseguita dagli alleati occidentali siamo davanti a una posizione unilaterale che nega completamente la motivazione della controparte. Credo che sia inevitabile un peggioramento nei rapporti strategici ed economici. La Russia si allontanerà dall’Europa con la conseguenza di avvicinarsi alla Cina». 

Qual è l’atteggiamento che l'Italia deve tenere verso la Russia? 
«Serve pragmatismo. Riconosco che il premier Renzi sta giocando una partita autonomia come d’altronde hanno fatto prima di lui Prodi e Berlusconi. Entrambi non sono caduti nell’errore di demonizzare la Russia postsovietica come hanno fatto gli Stati Uniti, Gran Bretagna e i Paesi ex comunisti come la Polonia e le repubbliche baltiche». 

L’Unione Europea ha un ruolo chiave. L’Italia riuscirà a far cambiare l’idea alla Merkel?
«L’abbozzo della linea italiana non può prevalere in Europa. L’Italia è un Paese troppo debole. La posizione ufficiale e ufficiosa dell’UE rimarrà quella del G7. Si andrà avanti all’insegna di una contrapposizione frontale che vuole mettere con le spalle al muro la Russia sperando in un cedimento dovuto alla recessione». 

Come andrà a finire secondo lei?
«Spero in un ravvedimento e non certo nel crollo della Russia che se avvenisse sarebbe talmente disastroso da generare conseguenze devastanti per tutti gli attori in gioco». 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.