CI VUOLE CORAGGIO | 23 Dicembre 2014

Rete idrica: «Servono investimenti per 60 miliardi»

La start up che vigila sull’ambiente grazie all’Internet delle cose: sensori intelligenti per gestire in wireless le reti idriche. Ma in Italia manca il coraggio di investire. L’imprenditore: «Per sistemare gli impianti servono 60 miliardi»

di LUCA PIACENTINI

La scommessa sulle risorse umane, la preparazione tecnica e l’intuito imprenditoriale. Sono gli ingredienti del successo di More srl, start-up bergamasca nata nel 2010. La società di Grassobbio sfrutta l’Internet delle cose a favore dell’uomo, in particolare nel campo della sicurezza e dell’igiene ambientale. E’ un modello vincente di business che coniuga l’esperienza della piccola e media impresa e le tecnologie più moderne. 

Il progetto ha ottenuto un contributo di quasi 120mila euro dalla Regione Lombardia, aggiudicandosi il primo posto nella graduatoria del bando Fimser, il fondo per l’innovazione nei servizi alle imprese. 

L’anima di More (acronimo che sta per Monitoring over remote environment) sono padre e figlio, Umberto e Paolo Minola: il primo è titolare della Est, società con esperienza decennale nel campo della consulenza e dell’ingegneria ambientale, il secondo è docente universitario e presiede la start up. In mezzo c’è la tecnologia Wsn (Wireless sensor network) messa a punto da Minteos, che produce sensori wireless completamente automatici. A cosa servono? Le potenzialità sono enormi, in particolare nel campo della sicurezza ambientale. Mettere in connessione tra loro recettori situati nell’area da monitorare e inviare alla Rete le informazioni registrate (così funziona la tecnologia) significa poter vigilare su vulcani e movimenti sismici, segnalare incendi nei boschi, tenere sotto controllo reti idriche e alluvioni. 

Sono le applicazioni pratiche del cosiddetto “Internet of things”, l’Internet delle cose, dove non sono le persone ma gli oggetti a comunicare tra loro, acquistando un ruolo attivo grazie all’essere in rete, dove inviano informazioni e dati su se stessi. 

«La start up nasce con l’obiettivo di sviluppare tecnologie wireless nel monitoraggio dell’ambiente - spiega Umberto Minola - in particolare dedicandoci a quella che, da sempre, è una nostra competenza specifica, ma che riteniamo comunque un ambito primario, la gestione delle risorse idriche: dagli attingimenti alla distribuzione, dagli acquedotti per uso industriale e civile al collegamento delle acque fognarie, fino alla depurazione e alle reti irrigue, con tutte le problematiche di sicurezza che purtroppo sono di recente evidenza». I sensori consentono, ad esempio, di quantificare l’acqua che scorre effettivamente nelle tubature e inviare al gestore informazioni attendibili, sulla base delle quali valutare eventuali interventi di manutenzione o di altra natura.  

Il tutto guardando alla nuova frontiera di Internet. «Queste tecnologie offrono opportunità straordinarie - sottolinea l’imprenditore - la possibilità di rilevare le variabili ambientali, fisiche, chimiche e microbiologiche e, da lì, connettersi ad altre componenti dell’infrastruttura per efficientare il sistema. In questo modo apparecchiature e strumenti di controllo interloquiscono e comunicano. Non solo l’uomo ma anche le macchine possono in qualche modo ‘parlare’ tra loro».

Quali sono gli ostacoli principali alla diffusione di questa tecnologia? «Sicuramente stiamo muovendo i primi passi - risponde Minola - In Italia c’è ancora una conoscenza piuttosto modesta delle potenzialità di simili strumenti. E poi sappiamo che sono in gioco interessi enormi. Per funzionare davvero il sistema idrico ha bisogno di investimenti pari a 60 miliardi di euro». Si tratta di lavori che enti locali e partecipate non hanno la forza economica di sostenere. Solo la liberalizzazione dei servizi pubblici e la gestione dei privati sbloccherebbero la situazione. 

«Ci sono aspetti legati a fattori tecnici e culturali e, purtroppo - aggiunge Minola - a lentezze e complicanze burocratiche». 

La nuova società nata per volontà di Umberto Minola e Tommaso Minola lotta quotidianamente con gli ostacoli di un paese bloccato da leggi e regolamenti inutili. Ma forte dell’esperienza della pmi fondata nel 1986, grazie alla scommessa sulle nuove tecnologie e con il sostegno del contributo regionale, ha iniziato a farsi strada. E ha ottenuto commesse e riconoscimenti importanti. 

Se l’azienda ha trovato una formula vincente è anche grazie alle risorse umane, che giocano un ruolo decisivo. Oggi il gruppo conta circa 35 dipendenti. E’ personale qualificato: sono chimici, geologi, biologi e ingegneri. Alcuni operano sul campo, altri in laboratorio. Hanno competenze diverse ma tutte si intrecciano e si completano tra loro. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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