MILANO | 25 Maggio 2015

Rettori che fanno (o vorrebbero fare) i sindaci

La “nuova era” delle università milanesi rivela come i migliori contributi economici, politici e sociali all’amministrazione meneghina provengano dalla società civile

di DUCA LAMBERTI

L’Università a Milano sta vivendo un nuovo protagonismo, che dall’ambito più prettamente scientifico e di ricerca deborda in quello economico, urbanistico e sociale. L’Università insomma è uno degli interlocutori principali per chi vuole candidarsi a governare la città, e forse proprio da lì, qualcuno si vuole candidare veramente.

Il più attivo nelle ultime settimane è stato certamente Gianluca Vago, Rettore dell’Università Statale di Milano, il primo ateneo milanese. Medico con specializzazione in patologia, 55enne, rappresenta la “nuova leva” dei rettori milanesi. È succeduto ad Enrico Decleva storico, classe ’41, e rettore per dieci all’Università di via Festa del Perdono.

Vago si è subito distinto per grande attivismo, soprattutto sul fronte immobiliare: ha avviato con successo la realizzazione del nuovo polo di veterinaria a Lodi, ha lavorato per realizzare nuovi padiglioni didattici per farmacia e medicina, analizzando con attenzione i progetti di grandi ospedali che avrebbero dovuto cambiare la geografia sanitaria milanese: il Cerba e la Città della Salute. Arenatisi entrambi, Vago è stato protagonista di una proposta che ha rappresentato un vero colpo di scena: trasferire tutte le facoltà scientifiche dell’Università Statale oggi a città Studi in un nuovo polo universitario da realizzare nell’area dell’Expo.

La proposta è stata accolta con unanime entusiasmo dalla politica milanese e lombarda, che non era riuscita a trovare alcun progetto, funzione, investimento o idea per il cosiddetto “dopo Expo”, ovvero per valorizzare un’area di oltre 1 milione di metri quadrati su cui sono stati fatti oltre un miliardo di investimenti infrastrutturali. Entusiasmo del tutto eccessivo, perché l’idea dell’intrepido rettore è ancora priva di studi di fattibilità tecnica ed economica, e si basa sull’assunto che, alla fine, qualcuno pagherà.

L’altro Rettore in cerca d’autore è il numero uno del Politecnico di Milano, Giovanni Azzone. In scadenza di mandato dopo aver guidato l’Ateneo di Piazza Leonardo da Vinci dal 2010, si è battuto per fare in modo che il “Poli” fosse riconosciuto attore di primo piano e punto di riferimento nelle trasformazioni urbanistiche della città. Vinta la scommessa del polo di Bovisa del suo predecessore Ballio, Azzone ha fatto in modo che istituzioni locali e operatori immobiliari vedessero il Politecnico come partner ideale per pensare allo sviluppo della città, all’innovazione per l’impresa, all’internazionalizzazione della cultura e della formazione specialistica. In una intervista rilasciata il 25 marzo a Repubblica, diceva: “La sfida vera per Milano è reinventarsi. siamo la città delle reti che interagiscono tra loro e non abbiamo mai avuto una strategia dall'alto, ma questo non basta più. Serve un progetto strategico unitario”, concludendo poi con una sorta di autocandidatura: “La forza di Milano è nella terra di mezzo tra scienza e cultura, la nostra capacità di far convivere ciò che attiene al progresso con gli aspetti umanistici.”

La Bocconi ha già lavorato per trasformare il luogo dove si trova (l’isolato tra via Sarfatti, via Bocconi e viale Bligny) in un vero e proprio campus con didattica e ricerca dentro la città e adesso è pronta a dare il via ai lavori nell’area adiacente, l’ex Centrale del Latte. Sorgeranno campi sportivi residenze, padiglioni e verde, ciò che manca all’Ateneo per essere paragonabile, anche nella struttura fisica, ai campus americani. La Bocconi ha già dato molto alla politica nazionale, ma anche a quella cittadina: la guida di MM, di A2A, i principali consulenti economici e infrastrutturali dei sindaci di diverso colore politico. Inoltre dalla Bocconi viene il presidente (in scadenza) del principale gruppo editoriale milanese (e italiano), quella RCS che è considerata oggi il nuovo “salotto buono” dell’industria e della finanza italiana. Chissà che lo stesso Provasoli, in scadenza, non pensi per sé ad un futuro in politica…

Più giovane in grande ascesa, infine, è il Rettore dell’Università Milano – Bicocca, Cristina Messa. Medico, classe 1961, nata e cresciuta professionalmente al San Raffaele, sembra piacere a tutti: viene nominata da Maroni (Lega) nella Fondazione Lombardia per la Ricerca, da Ferruccio Fazio (FI) vicepresidente del CNR, dalla Giannini (Scelta Civica, poi PD)membro italiano nella commissione di Horizon 2020 per la ricerca in Europa e dalla Lorenzin (NCD) nel consiglio superiore di Sanità. Ambasciatrice e promotrice di Women for Expo, il programma guidato da Emma Bonino e Marta Dassù per una legacy politica e culturale al femminile dei temi dell’esposizione universale, lei rimane con i piedi per terra, in Bicocca, e sembra non tentata dalla politica, alle cui sirene oggi,  è più facile resistere.

Non è detto che nasca a Milano un progetto civico che si candidi a governare la città: è però certo che dalla società civile (non dai partiti) oggi vengono i contributi più interessanti, dal punto di vista economico, politico e culturale, anche per chi vuole governare una città.


DUCA LAMBERTI

Nato negli anni Settanta a Milano, medico fallito, pregiudicato, questurino suo malgrado, tutto sommato un tipo poco raccomandabile. Innamorato di sua moglie, dei suoi figli e della sua città, che osserva da dentro e aspetta che diventi grande.

Twitter: @DucaLamb

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