LOTTA NEL PD | 15 Luglio 2015

Riforma sanitaria, a Torino è guerra nel centrosinistra

Nel Pd torinese volano gli stracci e “salta” una delibera della riforma sanitaria regionale: in consiglio comunale il centrosinistra vota con l’opposizione e boccia la decisione dei “compagni” di scaricare parte dei costi sul Comune

di ALBERTO MANZO

Non volano soltanto gli stracci nel PD piemontese e torinese, travolto, e mezzo salvato, dalla “Tar condicio” che tiene in sella il governatore Chiamparino, ma non basta a salvare il segretario regionale Gariglio, che ha rimesso il mandato, e forse neppure quello provinciale Fabrizio Morri. Volano, infatti, anche le carte, in particolare la disfida di Raddusa, tra l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta (nativo di Raddusa) e il PD torinese, si consuma a colpi di delibere e mozioni. 

In poco più di un anno di attività, infatti, la giunta di Chiamparino, oltre a schivare fuoco amico e nemico sulla questione delle firme false, poi inopinatamente (quasi) disinnescata dal Tar, ha lavorato praticamente soltanto sulla riforma sanitaria, prendendo tutte le lacrime e sangue del progetto di Monferino, manager dell’automotive prestato alla Sanità voluto fortemente dal governatore Cota, senza applicare però delle compensazioni adeguate, quali ad esempio la concertazione con i territori e gli operatori. Che, se schiacciati sotto i diktat di Saitta, prima protestano e poi imbracciano i grossi calibri. Come ha fatto il Consiglio comunale di Torino che ha votato, senza errori ed omissioni ma con il palese accordo della maggioranza di centrosinistra, una mozione del centrodestra, presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo D’Amico, in cui si invita l’assessore Saitta a rimangiarsi una delle tre delibere su cui è incardinata la sua riforma sanitaria, per la precisione quella che vorrebbe riordinare il sistema dei gruppi appartamento in campo psichiatrico. 

Certo che sono tutti buoni a fare economie facendo pagare ad altri i servizi, è il messaggio, neanche tanto velato, che il Consiglio comunale di Torino, fuor di metafora il sindaco Fassino, lancia all’assessore Saitta, fuor di metafora al governatore Chiamparino. 

Opposizione e maggioranza si sono dunque trovate d’accordo nel respingere al mittente la delibera con cui i costi dei gruppi appartamento venivano stralciati dalla spesa sanitaria per essere infilati in quella assistenziale: con due righe di delibera, il 60% dei costi passa dalla Regione alle famiglie e, nel caso in cui queste ultime non possano coprirli, al Comune. 

Per Torino non sono bruscolini: ogni anno la spesa psichiatrica si aggira attorno ai 200 milioni, in Città i gruppi appartamento sono circa 100. Insomma, una bel tiro mancino che la sinistra di governo, quella della Regione, ha giocato alla sinistra di amministrazione, quella del Comune, trasformandola istantaneamente in una sinistra di lotta. Ma lotta intestina: che la maggioranza voti una delibera dell’opposizione dal significato così profondamente politico a Torino non si vedeva da un bel po’ di tempo, sicuramente non da quando Fassino ha ereditato le chiavi della città dallo stesso Chiamparino. Che per ora, tace, lasciando il politichese al fido assessore Saitta: “Nessun malato finirà sulla strada”. Certo che no, le famiglie non lo permetteranno e metteranno mano al portafoglio. Come sempre.


ALBERTO MANZO

Alberto Manzo nasce a Torino nel 1973. Giornalista pubblicista dal 1997, professionista dal 2003. Si occupa di comunicazione, in particolare nel sociale, dal 2007. Ha diretto numerose testate in Piemonte, collaborando con quotidiani e agenzie di livello nazionale

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