L’ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA | 22 Settembre 2015

Riforme e taglio delle tasse, Renzi «sorvegliato speciale»

Il premier Renzi alla prova dei fatti. All’assemblea di Assindustria Cremona la critica di Maroni: «Il governo qui fa il contrario di ciò che serve. Ma pronti a collaborare sui costi standard». Squinzi: «Dopo gli annunci, ora le riforme»

di LUCA PIACENTINI

Le analisi potrebbero anche essere corrette. Ciò che si dichiara di voler fare, probabilmente, è condivisibile. Ma il banco di prova è di là da venire. I fatti, gli interventi veri, capaci di incidere e di imprimere una svolta all’economia, non si vedono ancora. All'assemblea annuale di Assindustria Cremona, sede di un interessante confronto tra il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, il governo Renzi è stato il sorvegliato speciale numero uno. Certo, nessuno ha sparato a zero contro il premier. Giustamente, perché non è né il ruolo né l’obiettivo degli Industriali o del governatore della Regione. Tant'è che l'approccio di entrambi è stato costruttivo: Maroni si è perfino detto pronto a collaborare con l'esecutivo nazionale sul tema dei costi standard, il cuore, nella prospettiva federalista della Lega e non solo, della revisione della spesa pubblica; Squinzi ha rivendicato il ruolo di pungolo della Confindustria affinché la direzione rimanga quella delle riforme. Ma entrambi gli interlocutori, il presidente della Regione più virtuosa d’Italia e il rappresentante del mondo produttivo, lo hanno lasciato intendere in modo chiaro: vogliamo toccare con mano. E una cosa è certa: se di ripresa si può parlare è grazie alle aziende e ai fattori internazionali. Che il governo l’abbia favorita, secondo Squinzi, è un auspicio (leggi: sembra però che manchi l’evidenza), secondo Maroni tutto da vedere. Umberto Cabini, presidente di Assindustria Cremona, ha sottolineato il ruolo decisivo dell'associazione nel confronto sui temi cruciali, come taglio dell’Irap, pagamenti alla Pa e Jobs act, rivendicando, di fronte ai timidi segnali di ripresa, lo sforzo delle imprese nel tenere accesa la speranza. 

CABINI: «STRANO PAESE: ESALTA IMPRESE CON EXPO MA LE PUNISCE CON TASSE» 
Al centro della riflessione di Cabini, la «politica di lungo respiro»: occorre capire che ruolo dare alla siderurgia, serve un piano nazionale per le infrastrutture, concepire l’innovazione come investimento per il paese, cultura e turismo gestiti in chiave imprenditoriale. Il mondo è entrato nella quarta rivoluzione industriale, ha spiegato, mentre è fondamentale il peso del manifatturiero. Il limite da superare è la spesa pubblica improduttiva («parlando con il nostro concittadino Cottarelli ho compreso le difficoltà del compito che gli fu affidato»), mentre servono politica fiscale di sviluppo e senso della cultura di impresa: «È strano - ha aggiunto - quel paese che ama poter esaltare, anche tramite manifestazioni emblematiche per il mondo intero come Expo, l'impegno produttivo delle sue aziende, ma poi le punisce con assurda tassazione sui macchinari imbullonati». 

MARONI: «GOVERNO RENZI IN LOMBARDIA FA IL CONTRARIO DI CIO’ CHE SERVE» 
Com’è comprensibile, è stato il governatore Maroni a usare l’approccio più politico, esprimendo una forte critica al governo a margine dell’incontro. Intervistato dai giornalisti ha dichiarato: «Il governo continua a tagliare le risorse e fa il contrario di quello che serve, almeno in Lombardia. Che dà segnali forti di ripresa, in contro tendenza rispetto al resto dell'Italia. Il merito è delle imprese lombarde che sanno innovare e competere, nonostante la dimensione, il contesto internazionale, il costo del lavoro e l'Irap che certo non le favoriscono. Come Regione abbiamo tante risorse da mettere, nonostante i tagli. Qui la ripresa è cominciata».

SQUINZI: «AGLI ANNUNCI DEL GOVERNO SEGUANO I FATTI» 
Gli indici di ripresa costituiscono «un segnale di cambiamento ma non ci dobbiamo accontentare - ha detto il presidente Squinzi intervistato dal direttore di Class Cnbc Andrea Cabrini, che ha moderato la tavola rotonda con il governatore Maroni - Ci dobbiamo porre l'obiettivo di crescita del 2%. Che sarà possibile solo con riforme politico istituzionali e amministrative. Se non ripartono le imprese, la ripresa non c’è». L’analisi del governo è corretta, ha aggiunto, ma agli annunci devono seguire i fatti. Il giornalista lo ha poi stimolato sui ultimi botta e risposta a distanza col premier Renzi, che alla direzione nazionale del Pd ha rivendicato il merito del governo nel favorire la ripresa: «Non sono d'accordo del tutto con Renzi - ha detto Squinzi - i fattori internazionali come il quantitative easing e il cambio euro dollaro hanno giocato un ruolo importante. Auguriamoci che abbiano inciso anche le azioni del governo. Di certo ha inciso Expo, una storia di successo, come dimostra la folla: oggi quattro ore di coda per entrare al Padiglione Italia». 

«GIÙ LE TASSE SOLO TAGLIANDO LA SPESA PUBBLICA»
Tra gli argomenti più dibattuti durante il confronto tra Maroni e Squinzi, la revisione della spesa pubblica: «È fondamentale - ha detto il presidente degli industriali - perché una riduzione di tasse sarà difficile senza spending review». Maroni si è detto «molto preoccupato: va bene la spending review ma senza penalizzare le Regioni virtuose. Altrimenti si ferma il Paese». Il presidente della Lombardia si è detto pronto a collaborare con il governo sul tema dei costi standard: «Il vero tema della spending review sono i costi standard, che significa premiare chi lavora bene. Finché non accade non ci credo, ma se Renzi fa le cose giuste e introduce i costi standard, come ha detto alla direzione del Pd, sarò al suo fianco». 

MARONI: «OLTRE 700 MILIONI PER INVESTIMENTI» 
Su infrastrutture e navigazione Maroni auspica una collaborazione tra imprese e istituzioni, dicendo «sì ad un partenariato con la Regione. Le risorse per gli investimenti le abbiamo, possiamo mettere sul tavolo centinaia di milioni, nonostante i tagli alla spesa corrente. La Regione paga i fornitori a 24 giorni. Grazie a questo ho istituito un fondo di 715 milioni per investimenti in infrastrutture. Ho bisogno di buoni progetti». 

ILVA: «CASO ANOMALO E INCREDIBILE» 
Giorgio Squinzi ha toccato il tema delicato dell’Ilva di Taranto: «È un caso anomalo e incredibile, l’intervento magistratura ha cambiato lo scenario rendendolo ingestibile. Non credo ad una gestione commissariale di successo. Se l'Italia non riesce a preservare la propria siderurgia, rischia di diventare un paese di seconda fascia». Sul confronto con sindacati per i contratti nazionali di lavoro, alla domanda su cosa si aspetti dal tavolo, Squinzi ha risposto: «Vedremo. Occorre comunque che il sindacato si renda conto della realtà del paese. Oggi sono inaccettabili posizioni preconcette. Serve flessibilità per agganciare la ripresa».

IL DOPO EXPO: «DIVENTI LA NOSTRA TOUR EIFFEL» 
«Un’opera splendida come Padiglione Italia merita di avere un futuro», ha detto Squinzi parlando del ‘dopo Expo’, un tema sul quale Maroni ha speso parole chiare: «A metà ottobre la società Expo indicherà i progetti per il futuro dell'area. Auspico che ne valorizzi due: quello dell’Università degli studi per il più grande campus d'Europa e di Assolombarda sulla ricerca applicata. Vorrei che diventasse la nostra Tour Eiffel». La fase uno sarà dal primo gennaio a maggio e vedrà lo smantellamento dei padiglioni, al 30 giugno area sarà riconsegnata alla società. Il Padiglione Italia rimarrà, insieme all'arena aperta». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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