STATO & REGIONI | 23 Settembre 2016

Ripartiamo dal «modello Lombardia»

Tagliare i costi pubblici e rilanciare l’occupazione giovanile. Regione Lombardia modello da seguire per sciogliere due nodi critici dell’azione politica. Dalla cura dimagrante imposta all’amministrazione alle politiche attive per gli under 30

di LUCA PIACENTINI

Limare la burocrazia per ridurre le spese. E dare slancio all’occupazione attraverso politiche del lavoro mirate ed efficaci. Razionalizzazione e contenimento dei costi pubblici da un lato, programma «Garanzia giovani» dall’altro. Sono leve di intervento distinte ma che evidenziano in egual misura l’approccio virtuoso alla sfera pubblica che caratterizza Regione Lombardia. 

Un modello che gli ultimi dati confermano essere vincente, radicato nel rapporto sussidiario tra pubblico-privato, nel ruolo chiave della persona e nella tensione al risultato. Il che significa porsi obiettivi chiari e verificabili, perseguendoli con determinazione e tenacia. Sono questi punti di forza ad ispirare in Lombardia ogni ambito della policy regionale. E’ particolarmente evidente nelle politiche del lavoro, ma il discorso potrebbe essere esteso alla modalità di gestione della macchina amministrativa. 

Da giorni, a livello nazionale, occupazione e spesa pubblica riempiono le pagine dei giornali, la prima a causa dei dati deludenti legati ai contratti a tempo indeterminato e all'impennata della disoccupazione giovanile, la seconda per le polemiche sulla spending review. 

Si parla di un crollo dei contratti stabili che da gennaio a luglio 2016 supera il 30% (-33,7%) rispetto allo stesso periodo del 2015, una caduta che sarebbe legata al taglio degli incentivi alle assunzioni (decontribuzione) e che solleva grossi dubbi sull’efficacia del Jobs Act. Mentre la percentuale di giovani senza lavoro è oltre il 39%, una quota impressionante.

Da parte sua l’ex commissario alla spending review Roberto Perotti ha evidenziato tutta l’inconsistenza della revisione della spesa pubblica del governo presieduto da Matteo Renzi. 

Sui due fronti è utile mostrare come si sta muovendo Regione Lombardia. Il metodo usato nel programma «Garanzia giovani» - che promuove politiche attive per gli under 30 - si rivela essere quello giusto. 

Stando ai numeri snocciolati dall’assessore all’Economia Massimo Garavaglia commentando l’ultimo report di «Lombardiaspeciale» - progetto che evidenzia temi e aree di intervento dove spicca il primato della Lombardia - «la media nazionale per quanto riguarda il rapporto presi in carico/attivazione di un politica attiva si ferma al 50%, contro il nostro 100%, dato unico in Italia. Ma soprattutto, degli oltre 60 mila presi in carico, 53.300 giovani sono stati inseriti nel mondo del lavoro, ben l’88%». Come sintetizza Lombardia speciale: uno su nove trova occupazione. 

Venendo ai costi pubblici, lo sforzo continuo di efficientamento dell’amministrazione è stato rilanciato dal governatore Roberto Maroni, che ad un convegno a Lecco ha richiamato pochi, solidi, numeri che testimoniano la bontà del lavoro. 

«In Regione Lombardia - è la riflessione affidata al canale social del presidente - ci sono 41 dipendenti ogni 1000 abitanti, il dato nettamente migliore a livello nazionale, eppure riusciamo a fare tutto quello che fanno anche gli altri. A ogni cittadino lombardo la macchina amministrativa costa 18,75 euro, che è il dato di gran lunga più basso delle Regioni a Statuto ordinario. Siamo intervenuti anche sulla riduzione del personale: abbiamo limitato a 200 il numero dei dirigenti regionali, riducendo anche i costi». 

Maroni conclude indicando i «costi standard» quale binario sul quale lo Stato deve marciare se intende cambiare davvero le cose: «Tutto questo - sottolinea nel post su Facebook - dimostra che, volendo, c'è un margine per migliorare la spesa, senza penalizzare né ridurre i servizi, passando dai tagli lineari ai costi standard». 

La Lombardia è il luogo in cui un centrodestra ispirato all’area cattolica e liberale governa da oltre vent’anni. E’ qui che le forze della coalizione unita rispondono alle richieste di cittadini e imprese, e dove le istanze di una società dinamica e produttiva trovano un interlocutore credibile. Che nel privato non vede un antagonista o un concorrente, ma un mondo da cui la politica ha tutto da imparare.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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