PORCATA 'SALVA BANCHE' | 15 Dicembre 2015

Risparmiatori truffati, Renzi e Boschi devono dimettersi

I risparmiatori sul lastrico per colpa del suo decreto, ma Renzi gioca a fare la star alla Leopolda. Intanto la Boschi si chiude in un silenzio snob che offende i cittadini truffati da un sistema bancario malato. Non sono degni di guidare il Paese

di ROBERTO BETTINELLI

Il decreto ‘salva banche’ di Renzi è stata una porcata e il premier ha buon gioco a dire che lo rifarebbe di nuovo. Non è credibile. E non lo è nonostante le frasi demagogiche pronunciate alla chiusura della Leopolda. Se c’è qualcuno che deve dimostrare di non «avere scheletri nell’armadio» è lui. 

Lui e, naturalmente, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. 

Il decreto ‘salva banche’ ha messo in sicurezza quattro istituti di credito agonizzanti utilizzando i soldi di 130mila risparmiatori. Fra questi le posizioni sono molto differenti. C’è chi ha perso tutto. C’è chi ha perso una parte più o meno considerevole del patrimonio. E c’è chi, come il pensionato 70enne di Civitavecchia che aveva investito i guadagni di una vita nelle obbligazioni subordinate di Banca Etruria, si è tolto la vita per la vergogna e la disperazione. 

Tutto questo è accaduto dopo il varo del decreto da parte di Renzi. Un provvedimento che ha utilizzato i soldi dei clienti per ripianare i buchi di Banca Etruria, Banca Marche e le Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti. Il resto è stato prelevato dal Fondo di risoluzione del sistema bancario che ha il compito di intervenire nei casi di emergenza. Ma se questo è un tesoretto che riguarda le quote pagate dalla banche, nel primo caso sono stati i cittadini a rimetterci personalmente perché l’esecutivo ha deciso di applicare la nuova norma europea del bail-in.  

Davanti a questa evidenza il premier, impegnato a fare la star dal palco holliwoodiano della Leopolda, ha attaccato con stile rozzo e beffardo chiunque abbia avuto l’ardire di chiedere lumi su una vicenda che ha messo in allarme l’intero Paese. 

Uno degli istituti salvati, Banca Eturia, ha accumulato un buco di oltre tre miliardi di euro. Gli ex vertici sono finiti nell’occhio della magistratura per «omessa comunicazione di interessi». Fra questi, e lo si scopre solo ora, c’è una persona che avrebbe intrattenuto un rapporto di affari con il padre del premier al punto da diventarne socio, mentre in una posizione apicale del Cda, proprio nel periodo contestato dalla magistratura, c’era il padre del ministro Boschi. Anche il fratello Emanuele Boschi figurava nel 2007 come manager della banca aretina. 

Il Corriere della Sera, in merito al coinvolgimento della famiglia del premier, ha pubblicato un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini che rileva come nonostante la smentita dei Renzi alla fine «il politico toscano ha reso note le visure camerali confermando l’intreccio societario».

Ora, sia Renzi che la Boschi fanno politica. E non da ieri. I rispettivi parenti hanno contatti diretti o indiretti con Banca Etruria, un istituto principalmente attivo nella loro regione. Hanno ricoperto e ricoprono ruoli che li mette naturalmente nella condizioni di possedere informazioni di prima mano sulle realtà a rischio del proprio territorio di competenza. Insomma, le relazioni con il caso ci sono tutte. E non da poco. 

Invece di fare il censore che fa la morale e respinge i sospetti a prescindere, Renzi avrebbe dovuto cogliere l’occasione della Leopolda per fare chiarezza. Ma non l’ha fatto. E per un motivo ben preciso. Avrebbe dovuto spiegare che al bail-in c’era un’alternativa. Come ha spiegato il Commissario Ue ai Servizi finanziari Jonathan Ill allo sportello son stati venduti «prodotti inadatti» con il risultato che azionisti e obbligazionisti sono stati truffati. Uno scenario che il governo italiano non ha preso in considerazione quando ha adottato la strategia per affrontare la crisi. Renzi, forse timoroso di condurre con Bruxelles un negoziato più duro nel momento in cui la legge di stabilità è ancora in cantiere, ha scelto la strada di punire i risparmiatori che non avevano nessuna colpa se non quella di fidarsi degli istituti di credito. Avrebbe dovuto anche spiegare per quale motivo la Banca d’Italia e la Consob, gli organi deputati al controllo, non hanno impedito il disastro. I quattro istituti, infatti, erano noti per la situazione di difficoltà eppure hanno continuato a offrire indisturbati azioni e obbligazioni a rischio. 

Tenendo conto di tutto ciò il premier e il ministro delle Riforme dovrebbero dimettersi. Renzi dovrebbe mollare la poltrona di Palazzo Chigi che gli è stata consegnata senza un’elezione legittima mentre la Boschi dovrebbe smetterla con la tattica del silenzio. Non è un privato cittadino. Ma un un ministro della Repubblica. Nel suo caso le richieste di spiegazioni sono sempre legittime e le risposte sono doverose.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.