RAGGI INDAGATA | 27 Gennaio 2017

Roma, la tomba del Movimento 5 Stelle

Virginia Raggi indagata dalla magistratura per falso e abuso d’ufficio. Dopo 'Mafia Capitale' ancora fango sul comune di Roma. E’ ora che la pupilla di Grillo molli la poltrona. Un fallimento per tutto il Movimento 5 Stelle

di ROBERTO BETTINELLI

Virginia Raggi indagata dalla Procura di Roma. La peggiore profezia del Movimento 5 Stelle si è avverata. E’ giunto il momento della verità dopo le accuse, controaccuse, i veleni, le mille dimissioni dei componenti di una giunta capitolina sempre più simile ad una giostra impazzita, le tante promesse di concretezza vanificate da un avvio di mandato condotto all’insegna del caos, dell’inconcludenza e dell’improvvisazione.

Una verità che risulta ancora più amara dopo l'inchiesta 'Mafia Capitale' che ha decapitato la giunta Marino e ha trascinato nella polvere anche l'ex sindaco Alemanno. La Raggi, se fosse coerente con quanto dichiarato nel corso della campagna elettorale e stando all’impostazione ‘giustizialista’ dei compagni di partito, dovrebbe rassegnare le dimissioni. Immediate e irrevocabili. Tale infatti dovrebbe essere l’inellutabile punto di caduta, secondo i grillini, di un avviso di garanzia da parte della magistratura. Così è sempre stato prima del clamoroso dietro front di Beppe Grillo, che subodorando qualcosa e intravedendo all’orizzonte i guai del sindaco di Roma, ha rinunciato alla linea dura quando è stato votato il nuovo codice etico del partito.

Partito, appunto, e non movimento politico. E’ questa la configurazione dei 5 Stelle che ormai hanno abbandonato le ambizioni di ‘verginità’ per fare quadrato, quando è necessario, intorno ai propri rappresentanti in difficoltà sul fronte giudiziario. La mutazione è in atto, corroborata da un liderismo del capo e da una personalizzazione estrema delle prime linee che non invidia nulla agli altri partiti. A partire dal Pd di Matteo Renzi.


Un epilogo, l’avviso di garanzia ricevuto dalla Raggi, atteso e prevedibile dopo l’inchiesta che ha portato all’arresto del fedelissimo Raffaele Mara per corruzione, attualmente rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, e che ha il suo punto di origine nella fulminea promozione del fratello Renato dalla polizia municipale alla dirigenza del Dipartimento del Turismo. Una nuova posizione che ha portato potere, prestigio e almeno ventimila euro in più.

La Procura ha ravvisato il reato di falso in atto pubblico e abuso di ufficio a carico del primo cittadino dei 5 Stelle che non avrebbe rispettato la procedura corretta consentendo a Raffaele Marra di partecipare all’iter di assegnazione del nuovo incarico per il fratello Renato, salvo poi dichiarare il contrario alla responsabile anticorruzione del comune capitolino. Il reato di abuso d’ufficio, secondo i magistrati, è invece contestabile dal momento che Virginia Raggi non avrebbe effettuato il confronto dei curricula dei candidati così da favorire esplicitamente Renato Marra.

La luminosa speranza del sindaco Raggi alla guida della capitale inguaribilmente e disperatamente corrotta potrebbe essere derubricata ad uno squallido esempio di affare di palazzo. Nulla di nuovo e di grave per la politica dei professinisti. Ma non per il grillismo impregnato di integralismo giustizialista, responsabile di avere eletto la magistratura a unico potere dello Stato, capace di ergersi perfino contro l’esecutivo e il legislativo. Peccato però che, questa volta, il bersaglio è rappresentato proprio dal partito di Beppe Grillo e se la Raggi fosse minimamente coerente, anche alla luce dei risultati inesistenti sul fronte del buon governo della città, dovrebbe chiedere scusa ai cittadini e mollare la poltrona. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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