LEGGE ELETTORALE | 24 Settembre 2017

Rosatellum bis, gli ostacoli alla governabilità

Nella ridicola discussione sulla legge elettorale prende quota il Rosatellum bis, una formula che migliora il testo precedente ma non offre ancora garanzie sul fronte della governabilità

di ROBERTO BETTINELLI

Il primo obbligo di una classe politica è la governabilità. Si tratta di un traguardo universale che interessa ogni Paese ma che in Italia assume una connotazione particolare per il fatto che la nostra democrazia ha sempre avuto un fortissimo deficit di stabilità degli esecutivi. Fin dai tempi della Dc dove i governi balneari rappresentavano la norma di un assetto a tal punto instabile da affermarsi come un caso di scuola negativo nella comunità occidentale, raccogliendo critiche e motti ironici da parte degli osservatori stranieri. Soprattutto da parte degli anglosassoni, forti del modello maggioritario Westminster, che guardavano con stupore alle innumerevoli crisi che colpivano mortalmente le fragili compagini dei partiti nostrani.

Lo scenario attuale non sembra apportare modifiche considerevoli. Né è fonte di ottimismo la recente discussione sulla legge elettorale che è sfociata, dopo il naufragio dell’Italicum e la conseguente deriva di proposte e controproposte, alla formula tutt’altro che salvifica del Rosatellum bis. La nuova invenzione, nata in casa Pd ma che non dispiace ai partiti di centrodestra per il fatto di stimolare maggiormente le aggregazioni, prevede il 64% di quota proporzionale ed il 36% di quota maggioritaria.

I principali commentatori si sono già cimentati in un’analisi dai contorni funerei garantendo che anche la prova in essere è destinata a fallire. Essendo la quota proporzionale decisamente più rilevante rispetto a quella maggioritaria non sembra assicurare in un contesto tripolare come quello italiano, dove il Movimento 5 Stelle ha scardinato il precedente aspetto che vedeva una competizione secca fra destre e sinistre, un risultato capace di mettere in sicurezza il vincitore dall’obbligo dei futuri accordi parlamentari. Accordi che sarebbero in balia dei capricci e delle bizantine liturgie di un’assemblea di facile accesso vista la soglia ridicola di sbarramento al 3% per le formazioni partitiche che si candidano alle elezioni.

Il maggioritario compresso in una percentuale del 36% dei collegi ha il merito di preservare un minimo di impulso per la nascita delle coalizioni. Ma non è abbastanza. Gli istinti egoistici del singolo partito rimarranno prevalenti. Allo stesso tempo il sistema politico nazionale non ha ancora metabolizzato il clima postideologico. Per quanto il Pd renziano esibisca in ogni occasione la propria vocazione di partito pigliatutto appare fin da subito indigeribile per l’elettorato della sinistra un governo che preveda ad urne chiuse un’alleanza esplicita con Silvio Berlusconi. Un ragionamento, questo, che vale ovviamente a ruoli invertiti. Un esperimento simile alla grosse koalition della Germania di Angela Merkel appare davvero difficile in un mercato politico dove le distinzioni valoriali sono particolarmente accentuate, le leadership sono litigiose anche sul piano personale e le volontà politiche si rivelano oppositive in sintonia con uno scenario caotico e conflittuale che consente a tutti di sopravvivere a spese della governabilità generale.

L'estinzione del Nuovo centrodestra di Alfano, avvenuto proprio a causa dello stretto legame con Renzi, si staglia come un monito esemplare. Come si stagliano, per lo stesso motivo, le delusioni del popolo della sinistra in merito alle leggi sul versante dei diritti che si vorrebbero più spinte e laiciste. E’ vero che Forza Italia potrebbe presumibilmente contare su numeri più corposi ma è altrettanto vero che non è facile cancellare vent’anni di centrodestra o l’attuale condivisione con la Lega Nord dei governi in Lombardia, Veneto e Liguria. Lo shock sarebbe eccessivo e finora, nonostante il precedente del Nazareno, i territori hanno sempre saputo frenare le alchimie romane diventando i baluardi dell’identità contro i ‘giochi sporchi’ del parlamento.

Eppure, in assenza di un unico vincitore che possa superare il quorum del 40%, le alleanze risultano inevitabili dopo le elezioni. Il quadro, in definitiva, offre una serie di possibilità immaginabili in un contesto dove il mix di proporzionale e maggioritario favorisce il polo della rappresentanza rispetto a quello ben più selettivo, forse iniquo, ma più solido della governabilità.

O si trova un accordo su un testo di legge che riesca finalmente a mettere in sicurezza il risultato della durata e della stabilità dell’esecutivo innalzando la quota maggioritaria e riducendo il potere di ricatto delle formazioni minori. O diventa fattibile un progetto di coesistenza Renzi-Berlusconi che al momento sembra inattuabile. O infine è destinata ad iterarsi, anche dopo le future elezioni politiche, la maledizione dell’ingovernabilità che è ora come ora l’ipotesi più probabile. Tutto dipende, in ogni caso, dalla pelle elettorale prescelta. Il Rosatellum bis appare in lieve vantaggio nell’ambito di una discussione farraginosa e poco chiara. Ma dovrà superare l’esame delle camere e l’esito non è affatto scontato.

 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.