ELEZIONI AMMINISTRATIVE | 31 Maggio 2016

Salini: «Così il centrodestra tornerà credibile»

Alla vigilia delle elezioni del 5 giungo l'europarlamentare di Forza Italia indica la strada per il centrodestra: «Dal modello Milano chiarezza su contenuti e coalizioni». Il sostegno al candidato Paleari: «Puntare su chi ha voglia di lavorare»

di REDAZIONE

Siamo allo sprint finale. Pochi giorni separano dall'esito delle attesissime elezioni amministrative, soprattutto per quanto riguarda le principali sfide di Milano e Roma. O, meglio, dall'esito del primo round del match, visto che in entrambi casi si andrà con tutta certezza al ballottaggio il 19 giugno.

Ma già dal primo turno sarà possibile fare alcuni conti e non poche considerazioni. Anche di carattere generale, visto che da questi osservatori, in particolare quello milanese, possono arrivare importantissime indicazioni per lo scenario politico nazionale. «Uno scenario che deve per forza di cose semplificarsi», afferma l'europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini. «Ed è per questo che il caso milanese è un appuntamento fondamentale, soprattutto per il centrodestra».

In che senso parla di semplificazione dello scenario politico a proposito di queste amministrative?

«Vedo troppe tentazioni poco chiare nella politica di oggi, tutte riconducibili al progetto del cosiddetto ''Partito della nazione'' di marca renziana. Anche nell'area moderata di centrodestra c'è chi è tentato da questo percorso. Ma la cosa non funziona: sono alchimie politiche che la gente non comprende».

Cosa c'è di non chiaro?

«Per arginare l'ala cosiddetta estremista della coalizione si cerca di creare uno strano miscuglio con le politiche del premier Renzi, andando al di là di quello che avrebbe dovuto essere il semplice patto riformista alla base dell'attuale governo. Invece è ormai chiaro che al di fuori della distinzione tra destra e sinistra c'è solo confusione. Dove invece lo scenario è chiaro, come a Milano, gli effetti positivi si vedono immediatamente».

Quali sarebbero questi effetti positivi?

«Già in campagna elettorale abbiamo registrato un fenomeno interessante: il populismo di marca grillina a Milano non ha voce. Ci sono due candidature forti di centrodestra e di centrosinistra: quello è l'ambito su cui si gioca la partita, lasciando spazio ai contenuti e alle proposte, e mettendo da parte la protesta fine a se stessa».

Parliamo allora di contenuti: da dove riparte il centrodestra, e in che modo l'esempio milanese può essere d'aiuto?

«Il centrodestra non deve fare altro che ricordarsi dei suoi riferimenti culturali, che sono chiari ma che spesso vengono dimenticati. E questo perché si perde troppo tempo a pensare se è meglio avere una linea morbida o dura nei confronti di Renzi, o se è meglio seguire o invece arginare Salvini. Dobbiamo abbandonare i tatticismi, e tornare a essere solidi e decisi nel difendere la libertà di fare impresa, nel porre l'accento sulla centralità della famiglia. Sono ormai mesi e mesi che gli elettori sentono i moderati più impegnati sul versante della ricerca di una rotta politica, come persi in mare aperto. Ma la rotta c'è già! Ed è quella di tornare a parlare con passione e forze dei nostri riferimenti culturali, che stanno ben solidi e piantati nella proposta politica di centrodestra».

E non vede la presenza ingombrante di Salvini come un ostacolo al recupero di questa identità culturale?

«Rispondo con un esempio recente. Pochi giorni fa Matteo Salvini è venuto nel mio territorio, in provincia di Cremona, per la campagna elettorale nel comune di Pizzighettone, dove io ero stato due giorni prima. Ebbene, lì ha parlato di immigrazione, suo cavallo di battaglia. Non l'ho sentito fare discorsi forsennati: ha detto che bisogna accogliere, ma che ovviamente c'è un limite oltre il quale non andare. Spesso esageriamo nel parlare di estremismo a tinte fosche. E ripeto: a Milano Salvini è nella coalizione di centrodestra in modo convinto, e non l'ho sentito fare chissà quali sparate ultra-estremiste. Anzi, a volte si incontrano persone tranquille e non leghiste che, su certi aspetti, sembrano più ''salviniane'' di Salvini».

In che senso?

«Faccio un altro esempio. In queste settimane ho incontrato molta gente, supportando la campagna elettorale a Milano con i candidati Mariastella Gelmini, capo lista di Forza Italia, e Simone Paleari, un giovane capace e molto impegnato, che sta riscuotendo ottimi consensi. In uno di questi appuntamenti eravamo nella zona di via Padova in un circolo oratoriano, quindi non esattamente un covo di estremisti xenofobi. Ebbene: alcune signore ci hanno detto in modo chiaro e tondo che il modello di accoglienza che viene tanto predicato ha fallito in modo totale. In via Padova ci sono dei veri e propri ghetti, e poco ci manca che vengano fatte dei recinti per dividere i territori delle etnie. Ma ancora peggio, c'è un livello di insicurezza totale, con episodi di violenza all'ordine del giorno. Le famiglie si devono ridurre a fare i turni per accompagnare i loro figli ovunque».

Una situazione insostenibile...

«Certo. E non ritengo di essere un estremista se dico che il grido di queste persone va ascoltato. Ecco perché a mio avviso in una campagna elettorale come questa bisogna premiare i candidati credibili, che invece di compiacersi nel fare discorsi astratti (come spesso si fa, ad esempio, sul tema accoglienza...) sanno ascoltare le persone e dimostrano di essere capaci di lavorare per dare un seguito alle richieste dei cittadini. Per questo motivo ho deciso di sostenere la candidatura di Simone Paleari, nella lista di Forza Italia a sostegno di Stefano Parisi. Lavorando in stretto contatto con lui nel ''Circolo delle imprese – Civitas'', e vedendo anche come si è mosso durante questa campagna, ho maturato sempre di più la convinzione che è proprio a candidati come lui che gli elettori devono dare fiducia: persone umili, che lavorano e che certamente non tradiranno la fiducia di chi dà loro la propria preferenza».


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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