EUROPA SPACCATA | 28 Ottobre 2015

Salini: «No allo stato europeo di polizia fiscale»

È guerra tra governi ed europarlamento sugli accordi fiscali delle multinazionali. Via libera da Strasburgo al nuovo regime per lo scambio automatico di informazioni. Salini (FI-PPE): «Bilanciare trasparenza e sviluppo senza criminalizzare le imprese»

di REDAZIONE

È l'immagine di un'Europa divisa quella che esce dalla sessione plenaria in corso a Strasburgo, dove il tema dei paradisi fiscali spacca il fronte politico e contrappone Consiglio a Parlamento. Da un lato l'assemblea degli eurodeputati che approva a stragrande maggioranza (572 a favore, 90 contrari e 30 astenuti) il rapporto che chiede «più poteri di controllo», e dice sì alla proposta della Commissione sullo scambio automatico obbligatorio delle informazioni legate agli accordi fiscali attuati dalle multinazionali, i cosiddetti tax ruling; dall'altra parte i governi, la cui intesa all'Ecofin è stata bollata da molti europarlamentari come «occasione mancata» in quanto non consente all'antitrust di acquisire dettagli sugli accordi tra aziende globali e singoli paesi membri.

FEBER: «BILANCI NAZIONALI IN SOFFERENZA»
L’europarlamentare Markus Feber, relatore del parere per il PPE, esprime la propria delusione sottolineando che «i bilanci nazionali continuano a essere in sofferenza. Abbiamo bisogno di una procedura per tutta l’UE e che sia obbligatoria e sistematica», mentre ad oggi, secondo l'eurodeputato, gli accordi fiscali in altri Stati minano alla base le politiche fiscali dei paesi membri.

SALINI: «OBIETTIVO E’ RIPRESA. TRASPARENZA MA FAVORENDO INVESTIMENTI»
Nella discussione è intervenuto l'europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini, che segue il tax ruling per il PPE nella commissione Industria. Il concetto attorno al quale ruota la riflessione di Salini è il giusto bilanciamento tra trasparenza e sviluppo, che deve portare ad una concorrenza costruttiva tra regimi fiscali europei. Non dobbiamo perdere i vista l’obiettivo della ripresa, è la riflessione dell’europarlamentare azzurro, i paradisi fiscali vanno eliminati e le ombre che oscurano la trasparenza vanno diradate. Ma dobbiamo tenere a mente, è l’argomento centrale, che sono le imprese a generare valore, e la riforma dei tax ruling non deve cedere ad una mentalità punitiva verso le aziende in quanto tali. 

«Stop alle corsie preferenziali per le multinazionali - afferma - facendo però attenzione a che il nuovo regime di trasparenza fiscale non trasformi l’Ue in uno stato europeo di polizia permanente ai danni delle imprese. Servono nuove regole per impedire aiuti di stato camuffati da accordi fiscali - spiega - senza per questo criminalizzare chi fa impresa. Il rischio di una moralistica caccia politica alle multinazionali non solo non aiuterebbe i bilanci dei governi, ma allontanerebbe i grandi investitori in una fase cruciale, dove l’Europa deve fare ogni sforzo per agganciare la ripresa».

«COORDINARE I REGIMI DI TASSAZIONE»
«Lo scambio delle informazioni segua il principio guida, secondo il quale le multinazionali pagano le tasse dove fanno profitti e utilizzano infrastrutture o servizi erogati dagli Stati. L’obiettivo finale è un migliore coordinamento tra i regimi di tassazione dei Paesi membri per arginare le pianificazioni fiscali aggressive delle aziende globali ed eliminare le opacità che nascondono sacche di evasione - conclude l’eurodeputato - la fine dei paradisi fiscali europei deve coincidere con l’avvio di una concorrenza costruttiva tra i singoli governi, rispettosa dei cittadini e delle piccole e medie imprese che pagano le tasse senza sconti o agevolazioni, e non hanno a disposizione nessun “tax ruling”».


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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