STRASBURGO | 14 Settembre 2017

Salini: «Tagliare i costi della politica europea»

«Brexit occasione concreta per tagliare i costi della politica». L’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini (Fi): «No alla spartizione delle poltrone con liste transnazionali. L’UE dia il buon esempio ed elimini i 73 seggi del Regno Unito»

di REDAZIONE

Un discorso che a molti è sembrato ben poco convincente quello pronunciato mercoledì 13 settembre dal presidente della Commissione UE Juncker davanti all’europarlamento riunito a Strasburgo in seduta plenaria: un intervento senza la necessaria concretezza delle risposte da offrire ai cittadini e arroccato in un maldestro tentativo di salvare le apparenze.

Pochi i riferimenti puntuali, molte le frasi fatte - al limite dello slogan - alcune delle quali davvero poco credibili, come «l’Europa che ha il vento in poppa» e per cui sarebbe arrivato il momento «favorevole» di cambiare. 

L’ultimo anno è stato drammatico per la UE, che ha preso la batosta della Brexit - facendo segnare per la prima volta un arretramento nel percorso di allargamento della platea degli stati membri - e ha registrato un numero record di sbarchi di immigrati, la cui lieve flessione si inizia ad intravedere solo dopo tre anni di piena emergenza.

Insomma: i nodi sono tutt’altro che sciolti. I negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, prevista per il 2019, avanzano in modo faticoso, con indecisione da ambedue le parti. Il saldo politico, poi, non sembra così favorevole alla UE, visto che secondo molti osservatori per Bruxelles il rischio è quello di un incremento dell'egemonia della Germania, a cui Londra ha sempre fatto da contrappeso. 

Dall’altro lato c’è il fronte aperto dei migranti. Nell’aula di Strasburgo si sono udite sostanzialmente delle parole, ringraziamenti all’Italia che secondo Juncker avrebbe salvato la faccia dell’Europa, ma nulla in merito ad eventuali nuovi stanziamenti - il paragone è con i 6 miliardi garantiti alla Turchia per sbarrare la via dei Balcani - che servirebbero a bloccare in modo definitivo le partenze dall’Africa chiudendo una volta per tutte la rotta mediterranea. 

Nessun impegno concreto neppure sul trattato di Dublino, che attualmente assegna la gestione della richiesta di asilo allo stato di primo arrivo e penalizza paesi esposti ai flussi migratori come l’Italia. 

Altri due aspetti deludenti: un riferimento solo generico al rilancio dell’industria - quando il Parlamento, nella risoluzione firmata dall’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini e votata quest’estate, ha chiesto esplicitamente una nuova strategia per aumentare il pil dalla manifattura con passaggi precisi e verificabili - e la riduzione dei valori europei a libertà, parità e stato di diritto, dimenticandosi in toto le radici cristiane dell’Europa di padri fondatori come Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer. 

Dopo il discorso di Juncker, è seguito il dibattito con gli europarlamentari. In riferimento alla Brexit, si è parlato dell’eventualità di dare vita alle cosiddette «liste transnazionali», care ai socialisti in Europa e al PD in Italia. Le ha sponsorizzate in particolare l’italiano Gianni Pittella, capogruppo S&D, il cui entusiasmo si è però scontrato col secco «no» del PPE: il capogruppo Manfred Weber ha sottolineato infatti che non vi è alcun bisogno di campagne elettorali trasversali con la partecipazione di candidati stranieri, in quanto già oggi ciascun eurodeputato rappresenta non solo il proprio paese ma l’intera UE. 

Sull'argomento è intervenuto in modo deciso ancora l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini, per cui la Brexit è un passaggio doloroso dal quale l’Europa ha solo da imparare. A cominciare dall’atteggiamento da tenere rispetto ai 73 seggi liberati dal Regno Unito, un'occasione per tagliare i costi della gigantesca macchina politica di Bruxelles, eliminandoli dal Parlamento UE.

«Più che una nave col ‘vento in poppa’ - dichiara Salini riferendosi al discorso di Juncker - l’Europa somiglia a una barca che naviga a vista dopo avere tappato le falle».

«Per ora, infatti, - prosegue l’europarlamentare azzurro - l’UE ha solo evitato di affondare sotto i colpi della Brexit. Enfatizzare poi lo scampato pericolo dopo la ‘vittoria’ dei filo europeisti in Olanda e Francia significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà: oggi alle urne vincono astensione, critici e anti europeisti, mentre gli ultras dell’UE restano minoritari».

«Per questo, invece che parlare di liste transnazionali in un’immaginaria circoscrizione ‘Europa’, che agli occhi dei cittadini rischierebbe di apparire una mera spartizione di poltrone, un boomerang che ingrosserebbe pericolosamente le fila di estremisti ed euroscettici, l’UE dovrebbe cogliere l’occasione per lanciare un segnale chiaro e responsabile: dal 2019 eliminare i 73 seggi del Regno Unito e ridurre le dimensioni del Parlamento europeo, tagliando i costi della politica e risparmiando centinaia di milioni di euro a legislatura».


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