CENTRODESTRA | 01 Aprile 2015

Sallusti: «Nuovo partito per i moderati. Il leader arriverà»

L'intervista ad Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale. «Un nuovo partito per i moderati che vada oltre Forza Italia e che sia alternativo al Partito Democratico»

di ROBERTO BETTINELLI

«Serve un progetto politico che possa andare oltre Forza Italia». Va giù piatto Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale. Senza se e senza ma. Intervistato durante l’incontro che si è tenuto a Crema (Cr) martedì 31 marzo e che è stato organizzato dal Club Forza Silvio della città, Sallusti ha affrontato uno dei temi che più gli stanno a cuore: l’Islam e la debolezza dell’Occidente. Ma ben presto la politica nazionale e il futuro del centrodestra si sono imposti come gli argomenti principali della serata. «La politica è fatta di cicli  - ha detto Sallusti - ed è evidente che si sta chiudendo una fase storica. La situazione di Forza Italia è difficile, ma non disperata. Gli elettori moderati ci sono ancora e aspettano solo un segnale per far sentire la loro presenza». 

Silvio Berlusconi vuole assumersi questa responsabilità?
«Chi lo conosce, sa che è un guerriero. E’ nato per combattere e l’ha dimostrato sia come imprenditore sia come uomo politico. Per 20 anni ha retto all’urto della sinistra, della magistratura, dei poteri forti nazionali e internazionali. E’ arrivato all’età di 80 anni. E’ un limite di cui bisogna tenere conto. Ma con lui non si può mai sapere...». 

In politica i nuovi progetti vanno calcolati e studiati con attenzione.
«E’ un periodo di transizione. Una fase in cui tutto è stagnante e nulla sembra essere chiaro, ma in realtà si stano accumulando energie vitali che aspettano solo di essere liberate. E quando ciò accadrà, e non c'è dubbio che accadrà, il cambiamento irromperà con una forza inaudita». 

Quale sarà la scintilla?
«L’imprevisto. La vita politica procede in questo modo. Tutto sembra non avere sbocchi, poi, all’improvviso, succede qualcosa d’imprevisto e lo scenario viene totalmente stravolto». 

Nascerà un nuovo partito?
«Da una parte c’è Renzi con il Partito Democratico. Al suo interno ci sono forti contraddizioni. Ma se c’è una cosa ormai imprescindibile della politica italiana è la presenza di Renzi che oggi sembra indistruttibile. Il fronte dei moderati deve costruire un’altra forza, credibile e alternativa». 

Chi sarà il leader?
«E’ impossibile saperlo ora, i leader non si costruiscono a tavolino ma si impongono nelle pieghe della storia». 

I successori di Berlusconi finora non hanno mai funzionato.
«In Forza Italia c’è sempre stato un solo e unico leader. Per questo motivo non è stata possibile l’ascesa di un’altra figura. Un leader non può avere nessuno sopra di lui. Se accettasse una posizione subordinata, non sarebbe un leader». 

Il Partito Democratico c’è già. Come si potrebbe chiamare il nuovo partito?
«Credo che sia impossibile uscire da una logica bipolare. L’alternanza fa parte della vita istituzionale di questo Paese e delle abitudini degli italiani. Quindi non vedo perché non chiamarlo Partito Repubblicano». 

Come negli Stati Uniti.
«I meccanismi della politica devono essere semplici e alla portata della comprensione di tutti». 

Lei crede ancora nel bipolarismo?
«Non c’è altro modo per tenere in piedi la democrazia. Inoltre il centrismo non paga in termini di consenso. Ci hanno detto che la Dc era un partito centrista. La Dc era un grosso contenitore nel quale convergevano molte istanze e sensibilità. Diverse fra loro e concorrenti. Ma la Dc aveva un obbiettivo: battere la sinistra del Pci. Lo schema era bipolare anche allora ed era dettato dalla Guerra Fredda. I partiti centristi come il Pri e il Pli erano assolutamente minoritari. Chi si pone al centro si condanna all’irrilevanza». 

L’Italia è pronta ad affrontare una guerra per difendere i suoi interessi in Libia contro l’Isis?
«Certo che no, ma a non essere pronto è tutto l’Occidente. Non siamo più abituati a combattere per i nostri diritti e le nostre libertà. Non è pronta l’Italia e non è pronta l’Europa. Ci hanno lasciato soli a fronteggiare l’emergenza umanitaria e terroristica degli sbarchi. La pressione migratoria aumenta e tutto ciò avviene sullo sfondo di uno scontro di civiltà che ci illudiamo di poter evitare». 

Insomma, era meglio avere a che fare con Gheddafi.
«Indubbiamente. Ma la sinistra, la comunità internazionale e la disinformazione dei media ci hanno fatto credere il contrario raccontandoci la favola della democratizzazione e della Primavera Araba. Chi l’ha capito prima degli altri è stato ancora una volta Silvio Berlusconi che a suo tempo ha trattato con Gheddafi e ha portato a casa tutto quello che serviva davvero all’Italia. Compreso il blocco degli sbarchi». 

Ma è stato accusato di un eccesso di realpolitik.
«Con Putin è accaduta la stessa cosa. Invito tutti ad entrare nelle fabbriche italiane che oggi sono in ginocchio per colpa delle sanzioni dell’Unione Europea imposte a seguito della crisi ucraina. Berlusconi avrebbe lottato come un leone per impedirlo».

Come giudica le dimissioni di Berlusconi da presidente del Consiglio e la nascita del governo Monti?
«Un golpe bello e buono. L’azione della magistratura, lo spread, le pressioni dell’Europa. Un governo legittimo è stato costretto a farsi da parte sotto il fuoco di un attacco micidiale. Nel nostro Paese è stata soppressa la democrazia». 

Qual è secondo lei il grande merito politico di Silvio Berlusconi?
«Aver dato piena legittimità a culture politiche che erano ormai dominanti nel Paese e alle quali veniva negata ogni forma di dignità e di rappresentanza. Torniamo agli albori della Casa della Libertà. Mi riferisco agli elettori di Alleanza Nazionale, bollati come fascisti. Il popolo della Lega, accusato di razzismo. L’avventura completamente nuova di Forza Italia che ha riunito i moderati. Erano le forze più vive della nazione e hanno trovato una casa politica grazie alla formula del centrodestra inventata da Berlusconi».

E’ ancora attuale questa formula?
«Gli elettori moderati, che non sono tranquilli ma arrabbiati, ci sono ancora. E sono la gran parte delle persone che tengono in piedi l’Italia. Ma devono essere attratti da qualcosa di nuovo e d’imprevisto». 

Che cosa ne pensa di Salvini?
«Deve decidere se essere il leader che porta la Lega al 20% del consenso senza sapere che cosa fare poi con tutti questi voti oppure mettere davvero a frutto questo patrimonio». 

In che modo?
«Si governa solo con i voti dei moderati». 

Che cosa ne pensa di Renzi?
«Furbo. Troppo. Cambia le carte in tavola continuamente. Berlusconi ha provato a collaborare con lui. Ma ha dovuto ricredersi. Renzi è un tipo di cui non ci si può fidare». 

Alcuni dicono che Renzi e Berlusconi si assomigliano...
«Renzi è cattivo. L’ho sperimentato personalmente. Berlusconi è una persona buona e generosa». 

Sono passati 20 anni dalla discesa in campo di Berlusconi. Qual è il suo bilancio?
«Forza Italia ha fatto tante cose, ma è importante soprattutto per ciò che è riuscita a impedire: la salita al potere di una sinistra ideologizzata che avrebbe portato il Paese nel baratro».


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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