GOVERNO | 25 Maggio 2018

Salvini non può cedere sul caso Savona

Di Maio impone Conte nonostante l’imbarazzo del curriculum ‘gonfiato’. Se Salvini non blinda l’economista euroscettico Paolo Savona è il segno che l’alleanza gialo verde parte male. E troppo a favore dei 5 Stelle

di ROBERTO BETTINELLI

Di Maio ha avuto Conte, Salvini non può mollare su Savona. L’economista sardo è al centro di un conflitto civile fra il capo dello Stato, che vorrebbe evitare un antieuropeista alla guida del ministero dell’Economia per non esacerbare la relazione con Bruxelles, e le due forze politiche che stanno formando il nuovo governo. Ma i 5 Stelle, nonostante l’imbarazzo prodotto dal curriculum ‘gonfiato’ del premier incaricato Giuseppe Conte, hanno visto accolta la loro richiesta dal capo dello Stato. Ora tocca a Salvini farsi valere e chiedere agli alleati la stessa fermezza nell’attribuire il dicastero dell’economia e delle finanze ad un tecnico che non nasconde la sua ostilità verso i parametri di Maastricht e la gestione germanocentrica dell’Europa.

Conte è un uomo di Di Maio. Tanto che la sua presunta ‘politicità’, requisito necessario per scacciare lo spettro dei premier non eletti quali Monti e Renzi, è stata giustificata con l’appartenenza del giurista allo staff del capo grillino. Ma che Conte sappia poco di politica ormai è chiaro a tutti. Non se ne è mai interessato. Né l’ha praticata. Al di là di qualche abboccamento con il giglio magico, il premier incaricato non si è mai esposto né ha inserito la politologia fra i suoi interessi accademici. E’ a tutti gli effetti un parvenu con il ‘difetto’ dei parvenu di voler abbellire a tutti i costi il proprio percorso professionale. Non si spiegherebbe in altro modo il caso del curriculum ‘ritoccato’. Non un falso, ma un omaggio alla debolezza e alla vanità.  

In merito a Savona, invece, qui è difficile non riconoscere la compresenza di politica e accademia. Ministro dell’Industria con Ciampi e direttore generale di Confindustria quando il presidente era Carli, Savona ha maturato nel tempo una visione critica di ‘eurolandia’ che l’ha avvicinato inevitabilmente a quelle forze politiche, in primis la Lega di Salvini, che da tempo invocano una riforma dell’Unione. Una visione euroscettica che fino a qualche anno fa era marginalizzata mentre oggi, e non solo in Italia, sembra aver preso il sopravvento anche fra i docenti colleghi di Savona come Romano Prodi che nel progetto unitario hanno sempre creduto al punto da avvallarne i patti e i vincoli. L’ex fondatore dell’Ulivo, già presidente della Commissione europea e per due volte alla guida di un esecutivo nazionale, di recente ha rilasciato dichiarazioni che evidenziano una profonda delusione per il modo in cui il grande sogno continentale è stato tradotto nella realtà.

Savona, allo stato attuale, è un personaggio scomodo. E non per quello che afferma in merito all’Europa, ma perché Mattarella si è assunto il compito di mediare fra i leader che hanno tenuto a battesimo un governo sovranista, Salvini e Di Maio, e Bruxelles che invece guarda con ansia alla nascita di un esecutivo dove un ministero chiave possa essere assegnato ad un economista dal profilo giudicato ostile per il mantenimento dello status quo.

Salvini non può rinunciare all’ex ministro di Ciampi. Ha già dovuto cedere davanti ai veti di Di Maio quando in ballo c’era il docente di storia economica Giulio Sapelli, che per il segretario della Lega avrebbe potuto insediarsi a Palazzo Chigi. Cedere un’altra volta significherebbe prendere atto dell’esistenza di un profondo disequilibrio nel patto con i 5 Stelle dando ragione a coloro che, nel centrodestra, descrivono un esecutivo troppo schiacciato sul volere di Di Maio.

Finora i 5 Stelle hanno ottenuto tutto ciò che volevano: Salvini ha assecondato il no a Berlusconi con il  conseguente strappo nel centrodestra, Conte è stato preferito a Sapelli, il contratto di governo sembra ospitare in prevalenza le tesi pentastellate a partire dal reddito di cittadinanza che da Conte è stato indicato come il punto prioritario da realizzare. Prima ancora della flat tax leghista.

Lo scenario è complesso e non semplice per Salvini. Le mosse che ha effettuato, da quando la Lega si è imposta nella prova delle urne diventando la forza maggioritaria nel centrodestra, l’hanno proiettato in cima alla classifica di gradimento dei leader nazionali. Ha sbagliato poco e decisamente meno dei rivali. Il Carroccio ha raccolto esiti sorprendenti sul fronte del consenso nelle periferie: Friuli Venezia Giulia, Molise e Valle d’Aosta. Ma a Roma i grillini sono ancora in vantaggio. E nel patto per l’esecutivo, dopo il 4 marzo e fino a quando durerà la legislatura, potranno far valere il 32% dei consensi contro il 17% della Lega.

Il caso Savona è cruciale. Lasciare il ministero dell’economia a Di Maio sarebbe un errore strategico imperdonabile: il capo politico del Movimento 5 Stelle non è ugualmente convinto di poter battere i pugni sul tavolo a Bruxelles quanto il collega Salvini mentre quest’ultimo, se non vuole rassegnarsi a subire l’iniziativa della Merkel e dei falchi tedeschi, ha bisogno di uomini dotati del curriculum di Paolo Savona. Di Maio, il suo uomo, ha saputo imporlo e proteggerlo fino a lanciarlo verso Palazzo Chigi. E il curriculum di Giuseppe Conte, per quanto lo si imbelletti, non è solido e prestigioso quanto quello dell’economista anti-euro.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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