PENSIERO UNICO | 18 Marzo 2015

Scardinare e bandire: i comandamenti dei laicisti

Far fuori la famiglia naturale, e creare una società basata sull'esilio di Dio dalla vita pubblica. Dalle dichiarazioni della senatrice Pd Cirinnà a quelle del sacerdote del laicismo Flores d'Arcais emerge chiaro il volere dei dittatori del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Dopo decenni di gestazione, il pensiero unico (e totalitario) sta venendo allo scoperto e in modo sempre più arrembante. Faccio alcuni esempi di fatti verificatisi nella prima metà di questo mese.

Il 5 marzo la Senatrice Monica Cirinnà (Pd), facendo un intervento circa le unioni di fatto, così si esprimeva: «Sicuramente è un passo iniziale verso lo scardinamento, che già esiste nella nostra società, rispetto alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna». In questo caso viene allo scoperto il vero scopo di tutte le proposte di leggi e leggine che certa sinistra sta proponendo in gran numero: lo scardinamento della famiglia così come da millenni si trova a vivere nelle varie civiltà di tutto il mondo.

Pochi giorni dopo il grande sacerdote della laicità italiana Flores d'Arcais (non si offenda, Eugenio Scalfari...) così ha scritto sul bollettino del laicismo italiano (La Repubblica): «La religione è compatibile con la democrazia solo se disponibile e assuefatta all’esilio di Dio, solo se disponibile a praticare il primo comandamento della sovranità repubblicana: non pronunciare il nome di Dio in luogo pubblico. La religione è compatibile con la democrazia solo se addomesticata. Le religioni compatibili con la democrazia sono religioni docili, che hanno rinunciato ad ogni fede militante... Sono religioni sottomesse che hanno interiorizzato l’inferiorità della legge di Dio rispetto alla volontà sovrana degli uomini su questa terra». Avete letto bene: il laicista integralista ha scritto proprio così. Immagino che il prossimo suo scritto riguarderà l’ introduzione in Italia della ghigliottina. Del resto già nel Quebec e in Francia non è possibile testimoniare in pubblico un qualsiasi pensiero diverso da ciò che pensa la “laicità”, cioè lo Stato. Il quotidiano La Croce ha giustamente sottolineato come questo gravissimo riferimento all’esilio di Dio, che fa fuori ogni libertà di pensiero, significa anche la definitiva emarginazione dei cattolici dalla vita pubblica, il che è esattamente l’opposto a quanto prescrive la nostra Costituzione, così cara al liberticida Flores d’Arcais.

Ma non è finita. In questo stesso periodo il Parlamento Europeo, pur non avendone competenza, ha votato, su iniziativa di irresponsabili parlamentari italiani, due incredibili documenti: in uno si parla di aborto come “diritto”; nell’altro si consigliano gli stati europei a legiferare in tema di matrimonio gay. Purtroppo, anche in questa occasione, abbiamo assistito all’atteggiamento tentennante di alcuni cattolici e di molti “liberali”. Il pensiero unico, evidentemente, impone anche alle coscienze più avvertite di comportarsi e di decidere in un’unica direzione. One way. È bene ricordare che in pratica solo l’eurodeputato Massimiliano Salini si è distinto per la sua non sottomissione al pensiero unico e totalitario.

In queste ultime ore, poi, vi è da sottolineare il furibondo attacco che la cultura gender, che pensa di sostituirsi alla realtà, ha portato al duo Dolce e Gabbana, che, pur essendo e proclamandosi omosessuali, hanno espresso idee contrarie a quelle che tendono a distruggere la famiglia naturale (e costituzionale) ed in particolare alla possibilità di adozioni da parte di coppie omosessuali. In questo caso, il pensiero unico ha manifestato tutta la sua anti democraticità non solo attaccando i due stilisti in modo offensivo, ma bollandoli pubblicamente di alto tradimento e, come al solito, aprendo una campagna di boicottaggio verso i prodotti D&G.

In una società democratica e, come direbbe il Card. Scola , “plurale”, ognuno può pensarla come vuole e può esprimere in libertà il proprio pensiero. Ma nessuno può pretendere che il proprio pensiero sia l’unico ammesso nella vita pubblica. È penoso che, dopo un secolo in cui abbiamo assistito alle barbarie liberticide commesse dai nazisti, dai fascisti, dai comunisti, da Polpot e compagnia, vi siano ancora persone che vorrebbero mandare in esilio chi la pensa in maniera diversa. A questo punto non si può non tornare col pensiero al paradosso che è all’origine di tutti questi attacchi alla libertà: è la parola “liberté” pronunciata dagli inventori degli ghigliottina.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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