VACANZE LUNGHE | 26 Marzo 2015

Scuola e vita reale, due mondi oggi separati

La polemica intorno alle parole del ministro Poletti, sulle vacanze estive considerate troppo lunghe, nasconde un problema profondo: l'idea che gli anni scolastici siano separati dalla vita vera. Un vuoto che non si colma con qualche stage estivo

di GIOVANNI COMINELLI

Dietro le polemiche originate dall'"uscita" estemporanea del ministro Poletti sulle vacanze scolastiche troppo lunghe e sulla necessità di riempirle per contatti ravvicinati tra universo scolastico e universo del lavoro, sta una metafisica occulta, che è utile stanare.

È un’idea di scuola. Si tratta di un’idea delle generazioni adulte, che hanno costruito e mantengono in vita un sistema educativo obsoleto. Caratteristica essenziale di questo sistema è la sua separatezza dalla vita reale. Si tratta di “un mondo a parte”, organizzato attorno all’otium, giacché il negotium è altra cosa, molto più seria. Gli adulti pensano che il tempo di scuola non sia tempo di vita per i loro ragazzi. Lo hanno progettato come una sorta di grande periodo di vacanza dalla vita, che dura fino a 19 anni e più. E’ un mestiere artificiale, che, come tutti i mestieri, ha bisogno di vacanza, di distrazione, di riposo.

Se questo è lo schema ideologico dominante, allora si apre una divisione a valle tra chi ritiene che i tre mesi di vacanza consentiti dall’ordinamento siano troppi e che, pertanto, si possa riempirli con attività extrascolastiche – per es. lavorative – e chi ritiene che le ore di lezione siano già anche troppe, soprattutto se comparate con le medie europee, e che perciò, a buon diritto ai ragazzi sia dovuta un lunga vacanza, soprattutto se si pretenda di immetterli precocemente e gratuitamente nel mondo dell’impresa. Il lavoro, si sa, è alienazione!

Finora la discussione si è svolta su questo terreno e su questi due corni del dilemma. Essa muove da un presupposto comune condiviso: quello dell’intangibilità del modello di sistema educativo fin qui vigente e praticato. Questo modello ha un problema: che sta andando al collasso, perché i ragazzi lo respingono sempre di più, ogni giorno che passa. Non ne accettano più la dimensione extra-terrestre, extra-vitale, extra-esistenziale. Per loro gli anni di scolarizzazione 03-19 non sono anni di attesa di non-si-sa-che-cosa, sono anni e tempo di vita presente, quella che stanno vivendo qui e ora. È il loro modo di essere nel mondo. Ora, il curriculum e gli ordinamenti del sistema di educativo sono stati progettati e realizzati secondo un’altra logica: che il tempo-scuola non è tempo-di-vita. A questo punto, risulta difficile rimediare a valle.

Proviamo, invece, a immaginare un sistema educativo, nel quale ab origine il tempo-scuola sia tempo di vita, nel quale siano programmaticamente mescolati il mondo degli apprendimenti formali con il mondo della produzione, della cultura, della musica, dello sport, del volontariato, delle biblioteche, degli uffici – ovviamente tenendo presente i cicli vitali, le età, le biografie di ciascuno. Un tale mix comporta anche un mix dei tempi: il tempo delle lezioni formali non coincide più automaticamente con il tempo-scuola, perché questo diventa molto più variegato, più esteso, perché questo diventa il tempo di vita di un ragazzo, almeno per 90%. Se così fosse, andare per una o più settimane in un’azienda, in una banca, in un ufficio, in una biblioteca, in un centro culturale o sportivo non dovrebbe essere un fatto eccezionale estivo, ma il normale curriculum, che si distende temporalmente lungo tutto l’anno. Perché non in inverno?! Se quello fosse il modello, non ci sarebbero più tre mesi “vuoti”, perché i tempi verrebbero organizzati e distesi sull’anno intero.

Questo vuoto non è riempibile con qualche stage, se il resto dell’anno è rigidamente staccato dalla vita reale, economica, sociale, culturale, sportiva. L’alternanza scuola-lavoro non è finora stata praticata sistematicamente perché l’esperienza del lavoro è stata considerata estranea al percorso educativo dei ragazzi e alla loro vita. Nel tempo della terza rivoluzione industriale e della globalizzazione, la distinzione millenaria tra otium e negotium non ha più senso.


GIOVANNI COMINELLI

Laurea in filosofia. Già membro dell’Invalsi e dell’Indire. Scrive di politica e di scuola.
Ha pubblicato: La caduta del vento leggero - Autobiografia di una generazione che voleva cambiare il mondo (2007) e La scuola è finita, forse (2009).

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