RIFORME | 21 Maggio 2015

Scuola, finalmente qualcosa si muove

Due cose vanno riconosciute al presidente del Consiglio: non aver calato le braghe di fronte alle pretese del sindacato, e aver avviato delle significative modifiche al sistema scolastico. Ma c'è ancora moltissimo da fare sulla libertà di educazione

di ROSSANO SALINI

Anche i più scettici alla fine devono prenderne atto: il disegno di legge sulla scuola, che non sarà certo una rivoluzione copernicana ma qualche novità sostanziale apporta, non si è arenato nei tavoli di discussione e concertazione, ma avanza speditamente nel suo iter di approvazione. Il governo non si è alla fine lasciato intimidire dalla prova di forza dei sindacati. Ha fatto sì qualche concessione, sia in Commissione Cultura cedendo qualcosa in termini di collegialità delle decisioni del preside, sia in aula stralciando la norma sul 5 per mille; ma alla fine il testo uscito dalla Camera è sostanzialmente quello di cui abbiamo discusso in queste settimane, e i tempi di approvazione sono oggettivamente più rapidi di quelli cui siamo stati abituati dagli infiniti e inconcludenti andirivieni della politica italiana.

Chapeau. A Renzi innanzitutto. E chi lo dice non ha mai dimostrato grande stima per il presidente del Consiglio. Il quale rimane persona che gioca con le parole, che spesso usa una comunicazione ingannevole, che alla fine resta un grande innovatore soprattutto nella modalità di creare un sistema di potere solido che lo garantisca. Ma questi sono in fondo affari suoi, e del suo elettorato. Quel che interessa ora, e che costringe anche i più scettici come il sottoscritto a fare mea culpa e ad ammettere di aver sbagliato a pensar male, è che il presidente del Consiglio è riuscito a far recuperare dignità alla politica e agli organi che la esercitano (governo e parlamento), contro l'illecito potere di altri soggetti che non devono essere decisori politici, ma che da troppo tempo lo sono proprio a causa della debolezza della politica, come i sindacati. E tutto questo gli è riuscito nell'ambito più difficile e spinoso, che è quello della scuola: l'emblema cioè dell'immobilismo italiano, del dominio assoluto delle strutture ministeriali e di un sindacato onnipotente.

La scuola, dicevamo, non uscirà rivoluzionata da questa legge. Però alcuni elementi significativi sono stati introdotti. Sono l'inizio di un cammino. Ma si sa che senza un primo passo, anche i cammini più lunghi non possono essere fatti. E il lungo cammino da percorrere è quello che può portare la scuola italiana fuori dallo schema centralistico, dove le decisioni e i meccanismi di funzionamento della macchina scolastica vengono decisi centralmente (cioè dai suddetti decisori: strutture ministeriali e sindacati), per arrivare a comunità educative autonome che, nel rispetto di standard quelli sì decisi a livello nazionale, si assumono però la responsabilità e il rischio di attuare metodi e scelte libere, facendo una vera proposta educativa e didattica a studenti e famiglie. Un preside che possa prendere decisioni in merito alla scelta dei docenti, ad esempio, è certamente un primo passo in questa direzione. Ora sarà necessario farne altri, assicurandoli con un sistema di valutazione esterno, autonomo e trasparente.

Altro cardine del cambiamento è l'uscita dall'equazione ''pubblico=statale''. Anche in questa direzione un piccolo, timidissimo passettino è stato fatto. La detrazione fiscale per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie è infatti tanto esigua (sono poche decine di euro all'anno quelle che restano in tasca, in fin dei conti) da risultare quasi una presa in giro. Però è bastato a far saltare in aria le cariatidi dell'ideologia statalista più becera, sia nell'antica e immarcescibile versione vetero-comunista, sia nella nuova immagine grillina del «tutto pubblico», unite nelle grida contro chi regala soldi alle scuole private sottraendoli a quelle statali. E un'affermazione del genere, a conoscere bene i dati della situazione italiana, non può che risultare come un'autentica barzelletta. Ora, i toni trionfalistici di chi dice che finalmente è stata attuata la parità scolastica in Italia sono abbastanza fuori luogo. Se proprio vogliamo rimanere nell'ambito di un giudizio positivo, possiamo dire che almeno è stato introdotto il principio: la libera scelta educativa delle famiglie è un diritto costituzionale che va garantito anche in termini economici. Il principio dell'esistenza di un servizio pubblico offerto sia dalle scuole statali sia dalle scuole paritarie era infatti già stato introdotto dalla legge sulla parità del 2000 voluta dal ministro Luigi Berlinguer. I principi dunque ci sono tutti. Per quanto riguarda il cammino per realizzarli, ecco... diciamo che in questo caso più che aver far fatto il primo passo abbiamo semplicemente messo i piedi giù dal letto.

In definitiva, possiamo dire che siamo al classico «eppur si muove». E quel che si muove è innanzitutto una politica che non cede alle pretese illegittime del sindacato; e in secondo luogo una scuola che inizia ad intravedere qualche possibilità di liberarsi dalle pastoie del centralismo statalista che nei decenni l'hanno immobilizzata. Vedremo come il cammino appena iniziato proseguirà; ora, sarebbe da sciocchi non ammettere che qualcosa, finalmente, è stato fatto.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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