GOVERNO | 26 Febbraio 2015

Scuola, la giostra dei rinvii

Renzi continua a rimandare il tanto annunciato piano ''rivoluzionario'' sulla scuola. Ma per cambiare un sistema ingessato come il nostro ci vogliono idee chiare e molto coraggio

di ROSSANO SALINI

Sembrava la settimana buona, ma niente. Bisognerà aspettare ancora per vedere decollare la ''buona scuola'' che il premier Matteo Renzi va sbandierando ormai da mesi con annunci e kermesse di vario genere. Si aspettava un decreto per il Consiglio dei ministri di venerdì, e già questo era l'ultimo dei tanti rinvii. Ora sappiamo che il decreto uscirà forse martedì di settimana prossima. E quel che più preoccupa è che nel decreto, a quanto pare, entrerà solo il piano di assunzioni dei precari. Per tutto il resto si può attendere la lunga marcia di un disegno di legge.

Inutile dire che il trambusto mediatico intorno all'argomento fa presagire l'ennesimo spettacolo a cui è ampiamente abituato chi si occupa di scuola: si parlerà e straparlerà di svolta storica, di riforma radicale, di cambiamento epocale, ma nella sostanza ci saranno solo piccoli aggiustamenti in un impianto generale che rimarrà identico a quello di sempre. E qual è la sostanza di questo impianto sempre uguale a sé stesso? Semplice: un governo e un ministero che dall'alto decide tutto per tutti, e una burocrazia statale che gestisce l'applicazione quotidiana di tali decisioni. I discorsi che vengono fatti anche in questi giorni intorno ad argomenti come il nuovo curriculum dello studente, o l'ampliamento dell'offerta formativa sono destinati per forza di cose a rimanere lettera morta, o meglio lettera inutile, perché se l'errore sta nel metodo le conseguenze non possono che essere sbagliate. E l'errore sta nel non rendersi conto che tutte queste innovazioni, sperimentazioni, scelte dovrebbero essere interamente appannaggio dei singoli istituti, all'interno di quella tanto proclamata autonomia scolastica che in Italia continua a mantenere la condizione ontologica dell'araba fenice del Metastasio: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.

Forse qualcosa di positivo potrà emergere dal piano relativo al cambiamento della carriera dei docenti, e vedremo se si riuscirà a venir fuori dalla concezione impiegatizia della professione docente che avanza solo per scatti di anzianità. Le reazioni ''reazionarie'' – mi si permetta il bisticcio – con cui i sindacati hanno già alzato gli scudi intorno al tema non fanno presagire nulla di buono. D'altronde la proposta non è certo una novità del governo Renzi. Ci aveva provato, forse in maniera un po' raffazzonata, il ministro Berlinguer, ed era stato travolto proprio dai sindacati; e sul tema della modifica della carriera docente ci aveva cucito sopra un disegno di legge molto ben strutturato l'onorevole Valentina Aprea, allora presidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera (con tanto anche di autonomia scolastica vera e non fasulla). Ma tutte queste cose, un po' per il troppo potere dei sindacati, un po' per il troppo poco potere della politica, sono rimaste nel gran novero delle intenzioni. Gli annunci di Renzi quindi sono cosa già vista e stravista. La novità ci sarà solo quando si vedrà qualcosa di realmente deciso e applicato.

E poi c'è il grande nodo della parità scolastica, che va a braccetto con quello dell'autonomia. A Renzi non sembra importargliene un fico secco; il ministro Giannini ne parla solo quando viene invitata dai rappresentanti delle scuole paritarie. Anche in questo caso, per chi si occupa di scuola c'è quasi da stancarsi a ripeterlo, e basterebbe leggere l'ultimo bellissimo Quaderno dedicato al tema dall'Associazione TreeLLLe (non quindi da una congrega di preti che vogliono scroccare soldi allo stato...), cui nei prossimi giorni verrà dedicato un convegno a Milano: parità e autonomia, cioè un sistema di libera e reale concorrenza tra le offerte formative dei diversi istituti, sono i pilastri – insieme a un serio e strutturato sistema di valutazione – per un vero cambiamento della scuola italiana, al di là del tanto fumo della retorica renziana. Basta guardare a quel che accade fuori dai nostri confini; non per esterofilia, ma semplicemente per uscire un po' dalle nostre beghe ideologiche e chiamare le cose col loro nome.

Per fare tutto questo ci vuole però un gran coraggio, oltre a una profonda motivazione ideale. Perché le resistenze da sconfiggere sono moltissime. E allora la giostra di rinvii cui stiamo assistendo da settimane è quanto di meno promettente ci possa essere per chi attende – ormai da tanti, tanti anni – un rinnovamento del sistema educativo in Italia.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.