PARITÀ SCOLASTICA | 27 Febbraio 2018

Scuola, la scure statalista dei 5 Stelle

Un’occhiata ai programmi sul tema della parità scolastica: mentre il Pd non ne parla e il centrodestra è apertamente a favore, il M5S propone l’abolizione totale dei finanziamenti alle paritarie. Una pericolosa posizione statalista

di ROSSANO SALINI

Se la cultura è la grande assente dal dibattito pubblico in questa campagna elettorale, come accusano 50 intellettuali sottoscrittori di un manifesto-appello sul tema, anche per la scuola la situazione non è molto diversa. Se n’è parlato poco; e quando se n’è parlato, lo si è fatto molto male.

Il caso peggiore è quello di Alessandro Di Battista, il non-candidato del Movimento 5 Stelle presente però in questa campagna tanto quanto il candidato premier Di Maio. In un suo intervento pubblico ha deciso di toccare il tema scuola, e in particolare si è riferito al tema della parità scolastica con pacatezza, ragionevolezza e spirito costruttivo: «Vogliamo cancellare qualsiasi forma di finanziamento pubblico alle scuole private e alle scuole paritarie. Se vuoi andare alla scuola privata, paghi».

Nelle misurate parole di Di Battista (al di là del fatto di ignorare che alle “private” tout-court lo Stato non dà nemmeno un euro) non si trova altro che una conferma a un punto scritto nero su bianco nel programma del M5S, consultabile sul sito. Lì si parla, appunto, di abolizione totale dei fondi alle paritarie e di revisione della legge sulla parità del ministro Berlinguer. Una presa di posizione chiara e netta, che permette di ribadire e rilanciare un punto che forse nell’ultimo periodo era stato dimenticato: il Movimento 5 Stelle è una forza centralista, radicalmente statalista, che vede il “privato” come una minaccia, soprattutto per quanto riguarda l’erogazione di servizi. Una forza politica, quindi, che si colloca sostanzialmente in linea con il pensiero dell’estrema sinistra in merito al rapporto pubblico-privato.

Ma al di là del chiarimento circa la collocazione ideologica dei 5 Stelle, quel che più rileva è il fatto di ricordare quanto il programma di abolizione totale dei finanziamenti alle paritarie, lungi dal garantire un risparmio per lo Stato e maggiori investimenti nella scuola pubblica, si tramuterebbe in realtà in una sciagura proprio dal punto di vista dei conti per lo Stato stesso.

Senza considerare il fatto che le risorse per le paritarie incidono in maniera risibile sugli investimenti globali in materia scolastica da parte dello Stato (oltre 60 miliardi l’anno per la scuola statale, poco più di 500 milioni per le paritarie), l’elemento significativo è che, trattando la materia in modo non solo ideologico ma anche superficiale, Di Battista e gli estensori del programma del Movimento 5 Stelle non tengono conto di un fattore ben noto a chi si occupi in maniera anche solo superficiale di scuola e di parità scolastica. Abbandonare a sé stesse le scuole paritarie significa decretare la chiusura di una parte di esse, e di conseguenza il travaso di studenti dalle paritarie alle scuole statali. La qual cosa porterebbe lo Stato a doversi assumere l’onere di garantire il diritto all’istruzione di un maggior numero di studenti, con conseguente aumento di esborso per la spesa pubblica. I conti sono noti: con i 500 milioni dati alle paritarie viene garantito il diritto allo studio a un numero di studenti che, se frequentassero la scuola statale, costerebbero allo Stato più di 6 miliardi. Sarebbe il caso di tener conto di questi dati prima di parlare.

E gli altri partiti cosa dicono sul tema? Il Pd non ne fa menzione. Il capitolo scuola del programma dem non dedica una sola parola alla parità scolastica. Una scelta sicuramente di comodo, per non andare a infastidire quella parte di elettorato che vedrebbe di cattivo occhio un’apertura su questo tema. A onor del vero, potremmo dire di essere certi che la posizione di Renzi è di favore nei confronti della scuola paritaria. E al tempo stesso ricordare che proprio un ministro di sinistra, Luigi Berlinguer, ha varato la legge sulla parità. Ma tant’è: nel programma elettorale del 2018 non si fa menzione del problema.

Una menzione chiara e netta, invece, e per di più in apertura del tema “scuola”, la si trova nel programma del centrodestra, sottoscritto dai leader delle quattro gambe della coalizione: “Più libertà di scelta per le famiglie nell’offerta educativa e sanitaria” e “Incentivazione della competizione pubblico-privato a parità di standard” sono i primi due punti che campeggiano sotto il titolo “Più qualità nella scuola”. Saranno poi in grado di realizzarlo? Questo è il dubbio che sempre attanaglia quando si legge un programma elettorale. Ma la posizione, chiara, è quella.

Si sa che per dare vita a un vera e propria rivoluzione del sistema scolastico come quella incentrata sulla parità ci vorrebbe forse una situazione più stabile, con governi forti e solidi. La qual cosa è difficile che esca, almeno stando alle previsioni, dalle elezioni del 4 marzo. Ma un’attenta analisi dei programmi per ricordare bene e senza ambiguità quali sono le diverse posizioni in campo, con un Movimento 5 Stelle totalmente contrario alle paritarie, un Pd silente e un centrodestra apertamente favorevole, è sempre un esercizio utile.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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