SOLDI BUTTATI | 22 Settembre 2015

Se essere contro il fumo significa diventare violenti…

Il Ministero della Salute lancia una campagna pubblicitaria contro sigarette e guida senza casco in cui si insultano 10 milioni di italiani. Non sarebbe stato meglio investire nella ricerca?

di RICCARDO CHIARI

Eh no, così è davvero troppo.

Va bene dire che il fumo fa male. Va bene scriverlo inutilmente sui pacchetti di sigarette, sigari, tabacco da fiuto, tabacco da pipa e quant’altro. Nei primi tempi la scritta era piccola e sottile, poi i “geni” del Ministero della Salute hanno optato per una scrittona più imponente, forte e maschia.

Va bene indottrinare i bambini nelle scuole come piccoli nazisti infervorati sostenitori della lotta al fumo. Va bene anche proibire nei locali e nei ristoranti (questo sì, va molto bene) di accendersi una sigaretta.

Va bene tutto, ma farci dare degli “scemi” no. Questo supera ogni limite. (Soprattutto se a dircelo è Nino Frassica).

Nell’era della mediocrità prostrata dinnanzi a un salutismo idiota, in cui si è perso il senso della vita ma sembra importantissimo preservarla (solo quando è politicamente corretto), noi fumatori ci siamo abituati a ogni sorta di razzismo. Non vogliamo però abituarci ad essere insultati. Cosa che però il Ministero della Salute non ha esitato a fare promovendo in radio e in TV una vergognosa “pubblicità progresso” (progresso verso che cosa?) in cui un sornione Nino Frassica rimprovera un malcapitato ragazzo intento ad accendersi una sigaretta (video alla fine dell'articolo). “Ma che, sei scemo?!” gli urla l’attore (attore, va be’…), e poi continua indicando al poveraccio un altoparlante (sì, avete capito bene, l’immagine simbolo della propaganda) dal quale esce la consueta pappardella su quanto faccia male fumare eccetera… La pubblicità se la prende anche con l’amico del fumatore che entra in scena guidando un motorino senza casco. A quest’ultimo arriva addirittura una sberla (si provi a pensare al putiferio che si sarebbe generato se a prendersi uno schiaffo fosse stata una ragazza e non un ragazzo, tanto per dire quanto siamo liberi e poco schiavi di ideologie politicamente corrette. Ma so che su questa mia osservazione si potrebbe sollevare la protesta di femministe inferocite che la contesterebbero perché non ne hanno capito il senso).

La pubblicità si chiude con la scritta “chi fuma è scemo, ma anche chi non si mette il casco”.

Violenza e insulti: il MiNiCulPop, ops, scusate, il Ministero della Salute si preoccupa di educarci con messaggi forti e chiari. Oh, come ci vuole bene! Oh, come tiene alla nostra salute!

Ora: sul casco nulla da eccepire, anche se, da liberale inferocito, mi viene da dire: “sono comunque santissimi cxxxi miei”. E poco direi sulle campagne antifumo che finora ho sopportato con francescana pazienza. Ma informare è un diritto, insultare no.

Con quale autorità il Ministero della Salute si permette di chiamare “scemi” oltre 10 milioni di italiani? Dieci milioni fra i quali rientrano scienziati, letterati e persone che per questo Paese, sebbene da fumatori, hanno fatto molto di più di Nino Frassica. Ma stiamo scherzando? Stiamo delirando?

Si pensi a quale miglior destino avrebbero avuto i soldi spesi per realizzare quest’orrenda e violenta pubblicità se fossero stati piuttosto investiti nella ricerca. Ma così il Santo Ministero non avrebbe potuto fare la bella figurona da araldo di ciò che è giusto e corretto.

L’ideologia brucia più neuroni di una bella sigaretta dopo cena. Ne abbiamo le prove.  


RICCARDO CHIARI

Si occupa di comunicazione. Dal 2004 ha collaborato con diverse testate giornalistiche in ambito culturale, scientifico ed educativo. 

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