PENSIERO UNICO | 21 Gennaio 2015

Se il desiderio diventa un ''diritto''

Ogni desiderio, in conseguenza dell’impostazione relativista, diventa un diritto. Un altro capitolo nel viaggio alla scoperta dei ''tic'' culturali del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Un altro aspetto contemporaneo che fa parte del “pensiero unico” è ciò che si dice e si scrive intorno alla parola “diritto” o meglio “diritti”. Ogni desiderio, in conseguenza dell’impostazione relativista, diventa un diritto. Prima di iniziare ogni rivendicazione, si trasforma la propria richiesta in diritto, e, così, il consenso è quasi assicurato. Sotto questo profilo, si può dire che in Italia non hanno vinto né i comunisti, né i socialisti, né i democristiani, ma i radicali, i quali, pur non essendo quasi mai stati al governo, sono riusciti ad imporre una concezione dei “diritti” inquietante e aberrante.

Così, è diventato un “diritto” quello al divorzio, dando un colpo quasi morale alla concezione di famiglia, che ha nella continuità il suo punto di forza, ed oggi, a quarant’anni da quella battaglia, si vedono clamorosamente gli effetti nefasti di questa concezione.

Ma, ancora più gravemente, si è affermato il “diritto” all’aborto da parte della donna. Non ci si è fermati a parlare di stato di necessità più o meno drammatico: si è parlato di “diritto”. La donna, cioè, ha il diritto di non far nascere una creatura già esistente, già viva, già munita di una personalità e di un sesso, che sente dolore quando viene strappata dall’utero della mamma e che ha il diritto di vivere.

Si è così trasformato in “diritto” un vero e proprio sopruso.

Questa concezione dei “diritti” non ha più limiti: così oggi si parla di diritto al matrimonio e alla famiglia da parte di persone dello stesso sesso e ciò contro tutta la storia universale dell’uomo e della donna e contro la nostra stessa Costituzione (art. 29). Le persone omosessuali hanno diritto di comportarsi come meglio credono (e la Chiesa e la società hanno il dovere di accoglierli con carità e comprensione), ma non hanno il diritto di invadere campi che la tradizione sociale e giuridica ha sempre affrontato secondo il principio di realtà, dal quale nasce il diritto naturale. E, invece, anche questo è diventato un “diritto”.

Naturalmente, tutte queste lotte per i “diritti” non accennano mai ai doveri, perché questi sono confinati nell’ambito del privato, dove tutto è lecito e dove c’è ampio spazio per i propri egoismi.

Così, anche quello di avere un figlio è diventato un “diritto” persino da parte delle coppie omosessuali, le quali, non potendo naturalmente generare figli, posso attuale il loro “diritto” comprando o affittando un utero esterno alla coppia. Per conformismo, la nostra Corte Costituzionale ha affermato il “diritto” ad avere un figlio, anche se la Costituzione non lo prevede, andando così oltre le proprie funzioni, a conferma che il “pensiero unico” sta andando addirittura oltre le leggi esistenti.

E’ una tendenza che deve essere smascherata e fermata. I cristiani e i liberali non devono avere paura, per questo, di essere classificati come retrogradi perché, in effetti, essi sono dalla parte della realtà e della verità, in quanto non ogni desiderio può assurgere a diritto.

Oggi il “pensiero unico” è così forte che, per poter parlare della famiglia costituzionale, deve intervenire la forza pubblica, come è avvenuto a Milano.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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