MONDO ALLA ROVESCIA | 01 Luglio 2016

Se in Parlamento pensano a legalizzare lo spinello

Mentre famiglie e imprese sono schiacciate da tasse e burocrazia, il Parlamento ‘balneare’ che fa? Discute la liberalizzazione delle 'droghe leggere'. Questione di priorità…

di LUCA PIACENTINI

Il 25 luglio molti italiani saranno sotto l'ombrellone. Chi si godrà il mare, chi la montagna. E chi resterà a casa probabilmente se ne andrà in piscina per trovare sollievo dalla canicola. Di sicuro, dopo un anno di lavoro, milioni di cittadini cercheranno in tutti modi di godersi il meritato riposo. Leggeranno, si svagheranno con gli hobby preferiti, staranno in famiglia o con gli amici. Insomma: se la godranno come meglio potranno. 

E su una cosa possiamo scommettere: dopo dodici mesi a sorbirsi le cronache quotidiane dei palazzi del potere romano, condite con le solite polemiche, i triti retroscena e i veleni di ogni sorta, tra deputati che cambiano casacca, capriole comunicative del governo e slogan dell'onnipresente premier Matteo Renzi, vorranno staccare la spina e silenziare la rissosa e colorata politica nostrana. 

E loro, i politici? Cosa faranno i ‘nostri’ parlamentari mentre gli italiani si godranno le ferie? Beh, si potrebbe dire, per la classe dirigente in questo scassato paese il lavoro non manca di certo. L’Italia è schiacciata dalle tasse, vessata dalla burocrazia, il debito pubblico è mostruoso, le oscillazioni del tasso di disoccupazione sono da prefisso telefonico, la crescita stenta, la guerra dilaga nel Medio Oriente, la minaccia del terrorismo non accenna a diminuire, gli immigranti arrivano a frotte e l’elenco potrebbe continuare. 

Ergo: sarebbe forse opportuno discutere di come ridurre le tasse e far ripartire i consumi; o di come aiutare le famiglie e le piccole medie imprese, su cui grava il peso della spaventosa crisi economica degli ultimi anni; o, ancora, si potrebbe dedicare un ampio dibattito alla Brexit, per capire come cambiare questa Europa dopo la batosta britannica. Spiace deludere. Non accadrà niente di tutto ciò. 

Almeno non il 25 luglio, quando un folto gruppo di politici, che ormai ha superato quota duecento parlamentari, applaudirà all'approdo della proposta di legge sulla liberalizzazione delle cosiddette ‘droghe leggere’. Già, come se fosse una priorità. 

Il testo che diventerà oggetto di discussione nel Parlamento ‘balneare' offre una serie di novità inaccettabili  legate alla sostanza stupefacente. A parte un più facile approvvigionamento a scopo terapeutico, si potrà coltivare la cannabis per uso personale e in quantità limitata. Addirittura associandosi ad altri, purché senza lucrare. La cessione gratuita non sarà più punibile penalmente (entro certi limiti). 

Ma c'è di più. Sarà commerciabile in regime di monopolio dello stato, che autorizzerà i privati previa verifica di modalità e canali. Ecco un passaggio dell’Art. 63-sexies, Titolo II: «L’Agenzia delle dogane e dei monopoli può autorizzare la vendita al dettaglio della cannabis e dei prodotti da essa derivati a persone maggiorenni, in esercizi commerciali destinati esclusivamente a tale attività». Insomma: se la legge passasse, sarebbe un po’ come avere i coffee shop. 

La proposta non è detto che venga approvata, né che passi senza emendamenti. C’è chi prevede sia destinata a naufragare tra mille polemiche. E’ vero che gli oppositori in Parlamento non mancano e anche nel governo si sono già alzati gli scudi centristi. Ma è bene tenere presente che è stata sottoscritta da oltre duecento parlamentari e il pericolo non va sottovalutato. 

E’ opportuno lanciare l'allarme affinché questa bozza venga affossata quanto prima. Quanto ai motivi del «no», sono presto riassunti utilizzando le parole del magistrato Alfredo Mantovano, che in più interventi pubblici ha sintetizzato con efficacia i falsi miti della liberalizzazione, illustrati nel dettaglio in un libro scritto con Giovanni Serbelloni e Massimo Introvigne, «Libertà dalla droga».

Non è vero che le droghe sono suddivisibili in accettabili e inaccettabili, buone e cattive - argomenta - La cannabis ha effetti molto gravi sullo stato psicofisico degli assuntori. Non solo. Anche il parallelo con il consumo di sostanze alcoliche, che vengono già autorizzate dalla legge, è fuorviante: come paragonare un bicchiere di vino a uno spinello? 

C'è poi il tema della lotta alla criminalità, cui la legalizzazione sottrarrebbe importanti giri di affari. E’ uno degli argomenti più utilizzati dagli anti proibizionisti, ma viene smentito dai fatti. L'esperienza americana, poi, dove in molti stati la cannabis è legale, mostra che il guadagno dello stato con le accise è vanificato dai maggiori costi provocati dall’assistenza per gli effetti negativi sulle persone.  

Una volta che la conferenza dei capigruppo ha comunicato la data di avvio della discussione, nel governo è scoppiata la lite, sotto forma di botta e riposta a distanza tra Benedetto Della Vedova (sottosegretario agli Affari Esteri) promotore dell’Intergruppo sulla cannabis legale, ed Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali, voce contraria. 

Ma mentre scoppia la rissa nell’esecutivo dov’è il ‘premier comunicatore’ sempre pronto a mille battaglie? Perché non scende in campo? Da che parte sta? Pro o contro? Finora non abbiamo visto arrembanti prese di posizione, né in un senso né nell’altro. Forse non c'è da stupirsi. D'altronde è già accaduto che, con il pretesto dell'iniziativa parlamentare (vedi unioni civili), alla fine il governo Renzi avallasse leggi sbagliate.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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