CRISI DEI RIFUGIATI | 08 Settembre 2016

Se l’ondata migratoria ’travolge’ la politica

La marea inarrestabile dei richiedenti asilo. Il boom dell’ultra destra in Germania e la bocciatura delle politiche migratorie della Merkel. Dalle urne il semaforo rosso all’apertura delle frontiere: è il segnale del fallimento di una classe dirigente?

di LUCA PIACENTINI

Elettori, osservatori attenti, uomini della strada. Una cosa appare chiara: agli occhi della gente la politica non è credibile nel fronteggiare la colossale ondata migratoria che sta investendo l'Europa. 

Le reazioni sono sfumate, ma l’impressione è che tendano per lo più al negativo. Si va dallo scetticismo argomentato, consapevole da un lato dell'impossibilità di respingere i barconi in mare e dall’altro dell’avvitamento della crisi dei migranti, sempre meno sostenibile, alla levata di scudi di chi probabilmente si sente minacciato dalla crisi economica e dall’aumento degli stranieri, mentre la disoccupazione lascia a casa con i genitori quasi un giovane su due. 

Per quanto ci si sforzi di rintracciare esempi di politiche migratorie virtuose, non se ne trovano. In Europa dominano opportunismi nazionali e divisioni politiche, veti e contro veti. Sembra difficile dare torto a chi giudica negativamente l'azione dei governi rispetto all’emergenza.

E c'è poco da gridare allo scandalo se la Gran Bretagna - tra l'altro d'intesa con la Francia ‘illuminata’ - è pronto ad alzare un muro di quattro metri per bloccare i clandestini a Calais. Forse è ora di finirla col politicamente corretto, che non offre soluzioni al problema dei migranti ma è pronto a gridare allo scandalo davanti alle decisioni più drastiche, come se interventi di emergenza equivalessero a dichiarazioni pubbliche di xenofobia. Va bene, niente muri. Ma come gestiamo le centinaia di migliaia di profughi, richiedenti asilo, migranti economici, insomma la massa di ‘disperati’ che fuggono dall'Africa e da Stati dove l'economia è in frantumi, chi cercando una nuova vita, chi inseguendo un sogno, chi abbagliato dal miraggio del benessere occidentale? 

In Italia le istituzioni locali e i presìdi nelle varie province moltiplicano riunioni e ricognizioni dei territori in cerca di appartamenti sfitti, strutture in disuso, alberghi disponibili dove alloggiare i richiedenti asilo.

Ma questo non è il frutto di strategia politica. Si tratta di autorità locali costrette a fronteggiare un’emergenza che a molti sembra scaricata sulle loro spalle dal governo centrale. 

La stragrande maggioranza delle domande di asilo viene cassata. Significa che i rifugiati sono una minima parte di coloro che 'danno l'assalto' alle frontiere europee. Possibile? I dati aiutano a chiarirsi le idee. 

In Italia dall’inizio dell’anno le richieste d’asilo sono state circa 70mila. Quanto alle domande esaminate, appena il 5% ha ricevuto una risposta positiva: solo un migrante su venti ottiene lo status di rifugiato. E tutti gli altri? Che ci fanno in Italia? La legge dice che dobbiamo rimandarli a casa. Quando? Con quali mezzi? E dopo quanto tempo trascorso a spese dei contribuenti che pagano loro hotel e servizi di accoglienza gestiti dalle cooperative? Qualcosa come 34mila immigrati sono destinatari di foglio di via. Devono lasciare il paese entro dieci giorni. Sulla carta. 

Dicevamo all'inizio che non deve stupire il pessimismo diffuso di fronte all’aumento della presenza dei migranti sui territori, dove restano in attesa di un verdetto che nella stragrande maggioranza dei casi ne delude le aspettative. 

Come non può sorprendere che alle recenti elezioni regionali tedesche nel Meclemburgo-Pomerania, l'ultra destra abbia superato il partito della cancelliera Angela Merkel. L'AFD, Alternativa per la Germania, formazione politica di destra, ha preso quasi il 21% dei voti, al primo posto (in calo) si sono piazzati i socialisti (30,6%), mentre il partito cristiano-democratico della Merkel è precipitato di 4 punti rispetto al 2011, ricevendo solo il 19% dei consensi, il risultato storicamente peggiore proprio in casa della cancelliera, che lì ha il suo collegio elettorale.

Gli analisti sono concordi: l’argomento immigrazione ha monopolizzato la campagna elettorale, l’arretramento del partito conservatore è una bocciatura delle politiche migratorie della cancelliera. Per i più critici il crollo di popolarità della leader tedesca è legato alla decisione di spalancare le porte durante la crisi dei rifugiati sulla rotta balcanica. 

C'è da chiedersi se la sconfitta degli attuali partiti al governo è ciò che vedremo anche altrove in Europa, quando gli (scarsi) risultati ottenuti sul doppio fronte della crisi economica e dell’immigrazione dovranno passare per le forche caudine delle elezioni. E' possibile. 

L’inconsistenza delle ‘non proposte’ e la debolezza di interventi che oggi alimentano lo scetticismo potrebbero trovare conferma in clamorose disfatte elettorali, diventando il viatico di profondi cambiamenti politici che, se anche non vedessero ribaltoni e si limitassero a modificare gli equilibri delle maggioranze di governo, probabilmente marchierebbero come un fallimento l’operato dell’attuale classe dirigente, rendendo ancora più difficile l’elaborazione di soluzioni efficaci.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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