SENZA SENSO | 28 Aprile 2017

Se l’Onu chiama l’Arabia Saudita a difendere le donne

L’ultima assurdità dell’Onu: Arabia Saudita nella commissione a tutela delle donne. L’ingresso della monarchia più oscurantista del Medioriente nell’organo che dovrebbe garantire dignità di genere: come «mettere un piromane a capo dei pompieri»

di REDAZIONE

Nel silenzio di femministe e progressisti d'Occidente - ma non abbiamo visto neppure leader democratici stracciarsi le vesti - da qualche giorno rimbalza tra agenzie, organi di informazione e siti web una notizia shock: l’Arabia Saudita è entrata nella commissione Onu per la tutela delle donne. Per intenderci: la monarchia dei petroldollari applica la versione più oscurantista dell’Islam (il wahabismo) e occupa gli ultimi posti nelle classifiche sul rispetto della dignità di genere. E’ noto che a Riad libertà e diritti delle donne sono quasi inesistenti (per usare un eufemismo): tra gli obblighi si può ricordare la presenza costante di una sorta di guardiano per qualsiasi decisione rilevante della vita, tra i divieti più noti quelli di guidare o uscire non accompagnate. 

Il seggio Onu saudita ‘a tutela’ delle donne non è uno scherzo. Ma un'amara verità, che riaccende i riflettori sulla necessità di ripensare totalmente organizzazioni come le Nazioni Unite, che nel loro (mal)funzionamento subiscono la pesante ipoteca dell’opportunismo politico ed economico degli stati, in barba al rispetto dei diritti umani universalmente riconosciuti. E alla parità di genere che tanto piace alle sinistre di casa nostra. 

La novità sconcertante fa il paio con l’ingresso del regno saudita a capo del Consiglio per il rispetto dei diritti umani, avvenuto nel 2015. L’ingresso dell’Arabia Saudita nelll’Uncsw - United Nations Commission on the Status of Women - è stato votato a scrutinio rigorosamente segreto, il che non consente di escludere a priori quello che sarebbe un incredibile appoggio di stati occidentali. 

La sintesi più efficace dell’assurdità di questa votazione l’ha data Hill Neuer, responsabile di UN Watch, che ha paragonato l’ingresso dei sauditi nell’organo che dovrebbe tutelare i diritti delle donne alla decisione di «mettere un piromane a capo dei pompieri della città».


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