PENSIERO UNICO | 30 Marzo 2016

Se la legge cattiva scaccia quella buona

A partire dalla legge sul divorzio, in Italia c'è stato un lento degrado dell'istituto famigliare dovuto anche all'influenza negativa che leggi cattive generano sulla società. Lo stesso rischio si ha con la legge sulle cosiddette unioni civili

di GIUSEPPE ZOLA

Quando studiai per l’esame di economia, ricordo che mi si disse che la moneta cattiva scaccia quella buona. Penso che ciò abbia un serio fondamento. Penso anche che tale principio possa essere allargato ad altri settori della vita delle nostre società e che si possa affermare anche che la legge cattiva scaccia quella buona.

Caso clamoroso è quello che riguarda la legislazione sulla famiglia. Quando si parlava della legge sul divorzio, dove il “pensiero unico” unì stranamente l’estrema sinistra e la destra liberale, i più dicevano a noi che eravamo contrari: «Ma cosa vi importa? Tanto voi non siete obbligati a divorziare». Ed è vero, nessuno è obbligato a divorziare, ma la presenza di una legge che prevede il divorzio ha, di fatto, allentato la resistenza dei cittadini a preservare, anche con sacrificio, l’unità della famiglia, come bene che tutela la singola persona e l’intera società. E così, a poco a poco, la legge divorzista ha cacciato, se non altro mentalmente, la legge che voleva tutelare la permanenza dell’istituzione famigliare, con il danno per l’intera società che ora è sotto gli occhi di tutti. E, non contento di questo, il legislatore ha reso ancora più facile l’accesso al divorzio, il che farà definitivamente precipitare la resistenza a cui abbiamo appena accennato.

Con la conseguenza che molti parlano ipocritamente della crisi della famiglia, ma guardandosi bene dal ricordare, tra le varie cause di questa crisi, anche la presenza di una legge cattiva che ne ha scacciato una imperfetta, ma migliore.

Dietro questa considerazione ve n’è un’altra molto importante: le leggi non sono indifferenti, perché inevitabilmente esse hanno una funzione formativa di un costume, che poi è difficile cambiare nel tempo. Per questo è giusto lottare, con tutti i mezzi leciti, per ottenere leggi che aiutino la società intera ad essere indirizzata, fatta salva la suprema libertà di ogni persona, su un percorso che faciliti il raggiungimento del bene comune. La dottrina sociale della Chiesa, tra l’altro, è chiarissima su questo punto. Nessuno di noi, quindi, può rimanere neutrale rispetto al giudizio da dare circa le leggi, sia nella fase della loro formazione, sia nella fase della loro applicazione.

Sotto questo profilo, pur tenendo conto della attuale situazione politica italiana, non possiamo non giudicare negativamente la conclusione a cui è giunto il legislatore circa la regolamentazione delle cosiddette unioni civili: si tratta, in realtà, di veri e propri matrimoni, che contrastano in modo clamoroso con l’articolo 29 della costituzione, che viene così scacciato (se non ci pensa la Corte Costituzionale) da una legge cattiva, a cui si è arrivati con una procedura quantomeno insolita. Altre leggi ed altre norme potevano andare incontro ai soggetti desiderosi di vedere regolamentato un proprio rapporto, senza bisogno di dovere sconvolgere il nostro sistema legislativo e istituzionale. I commenti seguiti all’approvazione al Senato di tale legge confermano che i suoi proponenti hanno voluto scacciare l’attuale legislazione sulla famiglia, imponendo a tutto il popolo italiano un sistema famigliare contrario a tutta la nostra storia e alle evidenze più elementari. La battaglia dei cattolici e dei veri liberali non è, dunque, finita.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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