PENSIERO UNICO | 12 Febbraio 2018

Se la morte diventa una “buona notizia”

In questi giorni, gli organi di informazione hanno dato la notizia che una donna ammalata di SLA ha chiesto di morire. Il tutto con tono trionfale, senza nessun accenno di dolore. Così il pensiero unico brinda alla morte senza alcun senso di pietà

di GIUSEPPE ZOLA

In questi giorni, gli organi di informazione hanno dato la notizia che una donna ammalata di SLA ha chiesto che le fosse staccata la ventilazione e che le fosse praticata la sedazione: due medici hanno assecondato questa richiesta e la donna è deceduta. Mi ha colpito che questa notizia venisse data in modo quasi trionfale, come primo esempio (finalmente!) della applicazione della recente legge sul fine vita, firmata in silenzio dal Capo dello Stato, malgrado che molti avessero avanzato seri dubbi circa la costituzionalità della legge stessa, soprattutto per il fatto che essa non prevede la possibilità dell’obiezione di coscienza da parte dei medici.

I mass media, dunque, hanno fatto passare come notizia positiva un messaggio che, in effetti, parlava di una morte. E’ come se, ad ogni divorzio, dovessimo esultare perché un’altra famiglia si è sciolta in applicazione della legge relativa; oppure, se dovessimo rallegrarci ogni giorno per le tante interruzioni volontarie di gravidanza perché così viene data applicazione alla legge 194. Mi pare che in alcune redazioni e in molti circoli radical-chic si sia brindato per il fatto che una povera donna ora possa liberamente chiedere di morire, con il consenso (non altrettanto libero) dei medici. E’ il pensiero unico che avanza, bellezza! Potremmo, con amarezza, dire così.

Infatti, mi ha impressionato il fatto che, nel dare la notizia, non vi sia stato nessun accenno di dolore per la morte di una donna ancora abbastanza giovane e nessun cenno di partecipazione al dolore dei parenti di quella donna. Aveva vinto la legge e pertanto occorreva dare la notizia con toni assolutamente positivi. E’ stato il trionfo dell’ideologia pura, con assoluta dimenticanza di ogni aspetto umano, il che significa che il pensiero unico sta veramente invadendo la nostra società, nella indifferenza di troppa gente e di troppi educatori.

Vorrei anche ribadire che tutti i sedicenti “progressi” relativi ai cosiddetti diritti civili sono stati, in realtà, regressi riguardanti aspetti essenziali della vita di ogni singola persona e dell’intera società. Il “diritto” al divorzio ha, di fatto, contribuito all’ulteriore sfacelo dell’istituto famigliare. Il “diritto” ad abortire (così viene definito dalle varie Bonino), di fatto, interrompe la vita di più di 100.000 bambini ogni anno. Ora, la legge sul fine vita tende a riconoscere il “diritto” alla morte, con il risultato che si indebolisce fortemente il misericordioso senso di solidarietà. Non ho mai sentito, da parte dei fautori di queste leggi, una parola di pietà per tutte le famiglia spezzate e per tutti i bambini non nati. Ed ora vedo l’esultanza, perché una donna, finalmente, ha potuto chiedere di morire.

Mi pare che vi sia un intero pensiero unico da ribaltare da parte di tutte le persone di buona volontà. Ribaltare, cioè, un pensiero che non fa che produrre morti e rotture. E tutto senza più pietà.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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