PENSIERO UNICO | 26 Gennaio 2017

Se le minoranze impongono una dittatura culturale

Il mondo LGBT, con abilità e grandi investimenti dal punto di vista finanziario, sta imponendo a tutto il mondo dei media un pensiero unilaterale, che, a poco a poco, si sta trasformando in pensiero totalitario

di GIUSEPPE ZOLA

Come abbiamo potuto vedere in questa rubrica, il mondo del pensiero unico investe molti settori della vita privata sociale e politica. Uno degli aspetti che più clamorosamente sta invadendo l’opinione pubblica è quello che riguarda il mondo LGBT, i cui protagonisti, con diabolica abilità e con grandi investimenti anche dal punto di vista finanziario, stanno imponendo a tutto il mondo dei media un pensiero unilaterale, che, a poco a poco, si sta trasformando in pensiero totalitario. La tecnica usata da costoro è quella di farsi passare per vittime, per poi reagire ricattando un mondo già debole culturalmente al fine di far passare ed imporre le proprie ragioni, indipendentemente dalla fondatezza dei casi affrontati.

In realtà, il mondo LGBT non è più una vittima, anzi non è per nulla, almeno in occidente, una vittima. Certi mondi sono di sua esclusiva competenza ed in essi non è facile entrare se non si appartiene a quel mondo. Basti pensare alla moda, che anche nell’opinione corrente appare appartenere per definizione a quel mondo. Basti pensare alla realtà dello spettacolo, dove sono sempre più frequenti le dichiarazioni pubbliche di appartenenza a quel mondo, spesso in coincidenza con l’uscita di un nuovo disco o di una nuova commedia o di un nuovo film. Basti pensare al mondo della pubblicità, che sempre più spesso, insieme ai prodotti, pubblicizza relazioni omosessuali, quasi che queste dessero maggiore prestigio ai prodotti stessi. Ricordiamo tutti cosa successe al povero (si fa per dire, naturalmente) Barilla, quando disse che la sua famosa azienda preferiva, nella pubblicità, dare risalto alla famiglia composta da uomo, donna e bambini. Il mondo LGBT si ribellò ferocemente ed il Barilla fu costretto a far girare un penoso video in cui ritrattava le proprie affermazioni (pareva uno di quei filmati imposti ai dissenzienti nei regimi comunisti), mentre l’azienda dei Barilla dovette assumere un dirigente per il controllo delle pari opportunità dentro quell’azienda. Ricordiamo, poi, certe pubblicità commissionate da Ikea e da Findus e l’esultanza di Coca-Cola e Kellog’s quando la Corte Suprema americana rese in pratica obbligatorio per tutti gli USA il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Pensiamo anche alla RAI e, più in generale, a quasi tutte le emittenti televisive, che sembrano oramai costrette a far presenziare a tutte le più note trasmissioni almeno una persona appartenente al mondo LGBT. Anche al prossimo Festival di Sanremo capiterà la stessa cosa. Pensiamo anche allo spazio enorme che i giornali danno ad un mondo che, a suo stesso dire, costituisce, comunque, una minoranza. Si sta avverando la profezia di Chesterton, secondo cui l’eccezione avrebbe preso il sopravvento sulla regola. Ancora più grave è l’invasione che il mondo LGBT sta operando nella scuola, dove, anche contro ogni regola vigente, riesce ad imporre corsi e spettacoli che propagandano l’idea irrealistica del “gender”, producendo così ulteriori confusioni nelle menti e nei cuori di bambini, adolescenti e ragazzi. Non a caso ho parlato di “invasione”: essa sta avvenendo nella grande indifferenza della maggioranza e nella connivenza di una minoranza ideologica, che, a fronte dei problemi drammatici che tutto il mondo sta vivendo, fissa l’attenzione su problemi irrealistici, che riguardano una stretta minoranza. Le persone di questa minoranza vanno rispettate e tutelate, ma non possono diventare esse i padroni totalitari del mondo.

Andando avanti di questo passo, saremo costretti a richiedere al legislatore una legge contro l’eterofobia, che faccia da contrappeso a quelle sull’omofobia (peraltro inesistente nella grande maggioranza), che il mondo LGBT vorrebbe imporre a tutti noi, per metterci a tacere, in barba all’articolo 21 della Costituzione.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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