PENSIERO UNICO | 15 Giugno 2016

Se lo Stato decide anche cosa dobbiamo mangiare

Uno degli aspetti peggiori e più autoritari del pensiero unico è la corrente culturale e politica che tende a centralizzare tutto nelle mani dello Stato. Viene tutto deciso centralmente, da cosa mangiare a quale posizione avere in materia religiosa

di GIUSEPPE ZOLA

Brutta aria per la democrazia delle persone, delle famiglie e dei popoli. C’è in atto, e non solo in Italia, una corrente culturale e politica che tende a centralizzare tutto nelle mani dello Stato (la vera questione del prossimo referendum è questa e non il risibile risparmio di bilancio). Pare che lo Stato debba c’entrare con tutto. Ha sollevato questo problema un recente editoriale del Foglio, intitolato “La via della schiavitù light”, nel quale si riferisce che, in Gran Bretagna, il Daily Telegraph «in prima pagina, sostiene che la presunzione fatale dello stato salutista, applicata alla nostra dieta, ha conseguenze disastrose per la salute».

Non mi interessa, in questa sede, entrare nelle questioni tecnico-scientifiche su cui si basa l’affermazione del noto quotidiano inglese. Mi interessa prendere atto che effettivamente lo stato si sta sempre più ingerendo nella vita privata di ogni persona, compreso il campo in cui decidiamo che cosa mangiare e che cosa bere. Un conto è porre attenzione agli aspetti patologici che anche in questo settore esistono (come in tutti i settori dell’attività umana), un altro conto è arrivare addirittura a fissare quasi per legge che cosa possiamo e non possiamo mangiare, il che, molto spesso, non è questione innocente, essendo dettata dalle grandi imprese alimentari. L’aspetto insopportabile è che il potere pubblico desidera sempre più intromettersi nella nostra vita privata, con la banale scusa che lo farebbe per il nostro bene, mentre, in effetti, lo fa per essere sempre più potente e per possedere tutto di noi. Anche il nostro pensiero.

L’aspetto più preoccupante di tutto ciò è che questa invasione non riguarda solo le nostre diete, ma un po’ tutta la nostra vita.

Lo Stato, oramai, si sta impossessando quasi totalmente della nostra educazione: esso decide inderogabilmente che cosa dobbiamo imparare, che cosa dobbiamo leggere, che cosa dobbiamo pensare. All’apice di questa direzione, c’è la scuola francese, dove oramai è vietato per legge esprimere qualsiasi pensiero diverso da quello ufficiale della “Repubblica” e ciò in un Paese fondato, farisaicamente, sulla liberté.

Lo Stato invade sempre di più la nostra economia, dove la libera iniziativa privata è vista sempre con grande sospetto e con questo pensiero sottostante: “è meglio che, comunque, ci sia la ‘benedizione’ dello Stato”.

In tema di religione, stiamo tornando ai tempi degli imperatori romani, che si attribuivano le qualità di Dio. Non siamo lontani da questa impostazione di pensiero. Obama continua ad indicare alle chiese cristiane che cosa debbano e non debbano fare. Hollande ha proibito di parlare di religione nelle sue scuole statali. La Spagna ha introdotto, di fatto, l’insegnamento della teoria gender nelle sua scuole statali. Lo Stato sopporta la religione solo quando sta “buona” e non contraddice ciò che esso pensa come giusto.

Anche la riforma voluta da Renzi va, inesorabilmente, nella direzione di accentuare un pericoloso centralismo, indebolendo le regioni ed i corpi intermedi: questo è il vero motivo per il quale tale riforma non è condivisibile.

In sintesi, lo Stato sta andando decisamente nella direzione di imporre, attraverso varie strade, un pensiero unico, che metta tutto il resto a tacere. I cattolici non possono accettare questa situazione se hanno a cuore, come ogni tanto dicono, la “libertas Ecclesiae”. Ed i veri liberali non possono accettarla se veramente amano, come ogni tanto dicono, la libertà.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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