PENSIERO UNICO | 18 Febbraio 2015

Se non distinguiamo più tra uomo e animale

L'ideologia animalista: ecco un altro caso in cui il pensiero unico erge ad assoluto un particolare, rifiutandosi di inserire questo particolare in un disegno più grande

di GIUSEPPE ZOLA

Spero di non urtare la sensibilità di qualche lettore di questo giornale, se affermo che tra gli elementi che costituiscono l’attuale “pensiero unico” va posto tutto ciò che affermano, in modo sempre più aperto e combattivo, quelli che usiamo definire “animalisti”.

Guai oggi a non essere animalista. Chiarisco subito, a scanso di ogni equivoco, che gli animali vanno amati e rispettati (San Francesco docet). Il problema non è questo. Il problema è che certo esagerato animalismo sta capovolgendo, ancora una volta, la gerarchia dei valori del creato. Ancora una volta il pensiero unico erge ad assoluto un particolare, rifiutandosi di inserire questo particolare in un disegno più grande. Ancora una volta l’uomo crede di potersi sostituire a Dio e così l’animalismo è diventato una delle forme contemporanee di idolatria.

Mi ricordo che un giorno, passando in piazza San Babila a Milano, due giovani mi chiesero cortesemente di sottoscrivere un documento a favore degli animali. Io proposi loro un patto: “Io firmo il vostro documento, ma voi firmate un documento contro l’aborto”. La reazione fu irosa e mi dissero: “Ma cosa c’entra, sono due cose troppo diverse”. In verità, avevano più a cuore il destino di un cane o di un gatto che non il destino di centinaia di migliaia di persone a cui è vietato nascere.

E, in effetti, gli animalisti estremisti di oggi da una parte difendono a spada tratta gli animali e dall’altra rispettano sempre meno la dignità umana, facendosi spesso assertori non solo dell’aborto, ma addirittura dell’infanticidio per motivi di salute e, a volte, anche per motivi sociali ed economici. È ciò che recentemente ha scritto in modo molto chiaro Luigi Tacchi sul quotidiano La Croce, commentando l’attività scientifica e propagandistica dal professor Peter Singer, docente di Princeton e guru degli animalisti. In tale articolo si legge che «ovviamente la tutela degli animali è un giusto principio, ma negare la differenza di natura, ontologica, tra uomo e animale porta inevitabilmente a stravolgere l’intero sistema di valori su cui si basa la nostra civiltà, con conseguenze spaventose e oramai osservabili».

Basti vedere in Italia le battaglie dell’onorevole Michela Brambilla, che parla degli animali come fossero esseri umani (o forse ancora di più): ma non l’ho mai sentita usare una sola parola di pietà verso i 400 bambini al giorno che in Italia non vengono fatti nascere, spesso per i più futili motivi.

Si sente spesso dire che gli animali sono più buoni degli uomini: basterebbe vedere un qualsiasi documentario della BBC per constatare quanto siano buoni gli animali nell’ammazzare i loro simili. Anche tanti uomini sono terribilmente feroci: ma consiglierei anche alla sciura Brambilla di andarsi a leggere le vite di Santa Teresa di Calcutta, di San Camillo de Lellis, e di tanti santi cristiani.

La differenza sta tutta nella libertà e su questa base gli animalisti dovrebbero tornare ad essere ragionevoli. Rispetto per gli animali sì. Idolatria ed eugenetica no.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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