NAZIONI UNITE | 12 Luglio 2016

Seggio Onu ’a metà’, uno smacco all’Italia

Compromesso al ribasso per l’Italia, costretta a dividere con l’Olanda il seggio non permanente al Consiglio di sicurezza Onu. Il governo Renzi non è stato in grado di portare a casa il risultato. Ma a cosa sono serviti i viaggi di stato del premier?

di LUCA PIACENTINI

L’Italia partiva favorita. Il seggio non permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu era portata di mano. D’altronde, al di là delle sottolineature svedesi alla vigilia del voto sui contributi percentuali nella cooperazione allo sviluppo, il peso specifico del paese sembrava giocare a nostro favore. Rispetto a Olanda e Svezia, gli altri due pretendenti, l’Italia è infatti uno stato più grande e più forte, e ha partecipato ad un numero enorme di missioni internazionali sotto l’egida delle Nazioni Unite. Insomma: difficile aspettarsi una bocciatura. 

Invece, quella che è stata presentata dal governo Renzi come una soluzione nobile di compromesso, appare proprio quel che sospettano i critici: una sonora sconfitta. Altro che gesto di responsabilità o segnale maturo della capacità di collaborare tra stati europei nel difficile momento della Brexit, quando ombre scure si addensano all’orizzonte di un’UE sempre più divisa e sempre meno popolare. 

La Svezia è passata al primo scrutinio. Per aggiudicare il secondo seggio si è andati per le lunghe. E praticamente tutti, osservatori ed esperti, hanno reagito quantomeno perplessi di fronte alla soluzione trovata dalla diplomazia: il seggio a tempo (2017-2018) nel consesso Onu che conta (quello, per intenderci, che delibera su sicurezza e interventi armati) un anno spetterà all’Italia, l’anno successivo all’Olanda. 

Per capire che si tratta di una batosta (al di là del fatto che non è chiaro come l’Italia potrà incidere in soli dodici mesi), basta guardare com’è andata. Il voto parla chiaro: nelle cinque sessioni all’assemblea generale, l’Italia non ha mai raggiunto la quota necessaria dei due terzi. Ma, soprattutto, non è mai stata davanti. Tutt’altro: indietro di misura al primo giro (una decina di voti il distacco dall’Olanda), distanza accorciata ma sempre ad inseguire nelle quattro votazioni successive, quelle a oltranza. Prima che le cose precipitassero, ci si è inventati (raramente accade) la staffetta. Uno smacco. 

La politica nazionale ha reagito in modo opposto: il presidente del Consiglio ha applaudito parlando di «amicizia» tra nazioni europee mentre l’opposizione si è scatenata stigmatizzando la sconfitta.

Diciamolo: difficile sfuggire all’impressione di trovarsi di fronte ad un vero e proprio fallimento diplomatico del governo italiano. Negli anni delle trattative in vista della sessione elettorale all’Onu abbiamo forse perso per strada voti importanti? La posizione dell’esecutivo sulle crisi internazionali ci ha sfavorito? Qualche paese di Africa, America Latina o Medioriente ha voltato le spalle a Roma? C’è da aspettarsi che, in futuro, analisi, retroscena e commenti su com’è andata non mancheranno. 

Di fatto dobbiamo rilevare che il premier non è riuscito a portare a casa il risultato. Evidentemente agli occhi di molti stati (troppi, a giudicare da com’è andata) l’immagine del nostro paese è piuttosto sbiadita, per usare un eufemismo. Come giustamente sottolineato dall’eurodeputato Massimiliano Salini nell’intervista rilasciata all’Informatore, un sindaco di centrodestra come Letizia Moratti è stata in grado di giocarsi molto meglio la partita internazionale che ha avuto tra le mani, tanto che, se Expo 2015 si è tenuto a Milano, è grazie al consenso diffuso che ha raccolto. 

Non solo, alla luce dello scarso risultato, è inevitabile rilanciare l’interrogativo, aperto ancora dall’eurodeputato di Forza Italia, circa l’utilità dei viaggi di stato che da un paio d’anni Renzi sta facendo da un capo all’altro del pianeta.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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