OMBRE SU ANKARA | 09 Maggio 2016

Segnali allarmanti dalla Turchia

Emergenza profughi. L’Europa potrebbe chiudere l’accordo che liberalizza i visti ai turchi proprio mentre si moltiplicano le notizie preoccupanti da Ankara, tra condanne di giornalisti, limitazioni alla libertà di stampa e timori di spirale autoritaria

di LUCA PIACENTINI

Nei giorni decisivi per l'accordo tra Turchia e Unione Europea sull'abolizione dei visti, si moltiplicano le notizie preoccupanti che provengono da Ankara. Non solo sul fronte della crisi migratoria, ma anche sulla situazione politica interna, libertà di stampa compresa.

La timidezza di Bruxelles nel trattare con il presidente Erdogan è allarmante. La Commissione ha dato il via libera all'abolizione dei visti nonostante la Turchia non abbia ancora adempiuto ai 72 criteri imposti per chiudere il processo. Mancherebbero ancora cinque punti, c'è tempo fino a giugno per ovviare. L'accordo fa parte del piano generale di gestione dei flussi migratori, che ha l'obiettivo ultimo di fermare gli ingressi illegali in Europa. La quale abolirebbe i visti per i cittadini turchi, che potrebbero quindi entrare con passaporti biometrici.

Insomma: in cambio della riduzione degli arrivi dei migranti, si faciliterebbe l'ingresso dei turchi nell'area Schengen. Una sorta di paradosso, se si pensa che questa 'apertura' avviene in coincidenza con le polemiche sulle possibili restrizioni interne del trattato di libera circolazione minacciate da alcuni paesi aderenti o alle recenti schermaglie sui controlli alla frontiera del Brennero. In altre parole: si apre all'esterno mentre si moltiplicano le tentazioni di chiusure all'interno. Basterebbe questa osservazione per giustificare il pessimismo di molti osservatori sulla capacità di Bruxelles e dei leader UE di contribuire efficacemente alla soluzione dell'emergenza profughi.

Tra le voci che mettono in guardia dal fidarsi troppo della Turchia, quella del Partito Popolare Europeo, il cui capogruppo Manfred Weber dichiara che il Parlamento «controllerà attentamente il rispetto dei criteri fissati dalla Ue e farà un'attenta valutazione», aggiungendo che Erdogan dovrà imparare che quella di Strasburgo è «un'istituzione indipendente che ha cuore solo gli interessi dei cittadini europei». Weber chiede un «freno di emergenza», che consenta di tornare al precedente regime dei visti in caso di situazioni critiche.

Nonostante vadano nella direzione giusta, si tratta di sollecitazioni che non sembrano in grado di cambiare l'andamento generale del gioco, osservando il quale si ha l'impressione che gli unici davvero capaci di massimizzare i propri benefici si trovino ad Ankara. 

Una debolezza generale da parte delle istituzioni europee di fronte ad un quadro estremamente critico di compressione delle libertà all'interno dei confini turchi. 

Il direttore del giornale di opposizione Cumhiriyet è stato condannato a quasi sei anni di galera. La sentenza abnorme nei confronti di Can Dundar è per il reato di violazione del segreto di stato. La colpa? Uno scoop su i movimenti delle armi in Siria. 

Ancora sul fronte della libertà di stampa, altra notizia significativa è il flop totale del cambio di rotta del giornale Zaman, che potrebbe chiudere i battenti a causa della contrazione delle vendite che impediscono di coprire le spese. Il giornale di opposizione era stato commissariato. La linea pro Erdogan non ha però premiato, e ora l'organo di informazione rischia di sparire.

Il presidente turco ha ingaggiato un braccio di ferro con Bruxelles sulla legge antiterrorismo. L'Unione Europea aveva chiesto di cambiare la normativa, limitandola. Ma Erdogan ha risposto picche, dicendo che l'Ue dimentica quanto Ankara sia «sotto attacco».

Il timore che il presidente turco si stia avvitando in una spirale autoritaria è diffuso. A conferma della possibile involuzione le dimissioni del primo ministro Ahmet Davutoglu a causa dei contrasti con Erdogan, che secondo gli analisti punterebbe ad imprimere una svolta semi-presidenziale alla Repubblica cambiando la Costituzione per ottenere più poteri. Tra i motivi di contrasto, proprio il tema profughi, in merito al quale il presidente avrebbe rimproverato all'ex primo ministro un atteggiamento troppo morbido verso l'Europa.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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