MATTEO RENZI | 13 Novembre 2017

Sempre meno leader e meno premier

Succube del centrodestra che imita nel modello coalizionale mentre a sinistra è giudicato un leader disaggregante. L'incerta leadership di Matteo Renzi

di ROBERTO BETTINELLI

Era atteso nella direzione nazionale del Pd con un programma di dialogo e di apertura. Matteo Renzi non ha deluso, consapevole del fatto che non poteva fare diversamente dopo il tracollo del partito nelle regionali siciliane. Un banco di prova cruciale in vista delle politiche del 2018 dove il segretario dem, suo malgrado, sarà costretto a rinunciare a quella vocazione autonomista del Pd che ha sempre sostenuto. Un'ossessione che non ha mai smesso di procurare rovesci elettorali dopo la vittoria in 'modalità 40%' delle elezioni europee ma che ormai rischia di essergli fatale. 

Dalle parole ai fatti, però, la strada è lunga e difficile. I cespugli della sinistra, a partire dall’Mdp di Bersani e D’Alema, di Renzi non si fidano affatto. Non lo considerano, cioè, il leader in grado di far riscoprire la passione della politica, la buona politica, agli elettori di un mondo che oggi appare quanto mai frammentato e spaesato. Una confusione che contagia lo stesso Pd come dimostrano le prese di posizione di Veltroni, Prodi, Franceschini. Tanto per citarne alcuni. Tutti ormai non sono più convinti che l’enfant prodige possa essere in grado di aggregare le anime della sinistra per battere i rivali.

Ma tra il Movimento 5 Stelle e il centrodestra sarebbe quest'ultimo, secondo Renzi, il vero nemico con il quale misurarsi. Non i grillini che, stando al titolare del Nazareno, non avrebbero i numeri per competere nei collegi uninominali del Rosatellum. Un centrodestra che Renzi evoca strumentalmente per essere più efficace nel richiamare gli elettori progressisti, più ostili a Berlusconi e Salvini che non a Grillo. Ma proprio nel momento in cui il segretario del Pd si serve del simbolismo di maniera che può attizzare il pericolo del populismo, paradossalmente, mutua dagli avversari la tattica e le prospettive tornando ad un modello coalizionale che fino alla debacle siciliana mostrava di disprezzare.

Segno evidente che Renzi sta perdendo la lucidità necessaria per proporre ciò che gli alleati della sinistra pretendono ossia un programma autenticamente di sinistra. Le battute volanti su Ius Soli, migrazione e Jobs Act rivelano la mancanza di un indirizzo univoco, confermata dalla volontà di non ‘abiurare’ nulla dell’esperienza governativa dei mille giorni. Ma se lo Ius Soli serve indubbiamente a galvanizzare i gruppi della sinistra, vedi il Campo Progressista di Giuliano Pisapia, il Jobs Act è considerato unanimamente come un fallimento da sanare il prima possibile. Rimane inoltre il nodo Alfano e l’alleanza imbarazzante con i centristi che Renzi vuole assolutamente tutelare mentre per gli altri partner non sono neanche da prendere in considerazione. C’è poi chi afferma senza inibizioni, come il presidente del Senato Pietro Grasso o il presidente della Camera Laura Boldrini, che è l’attuale Pd renziano ad essere inadeguato al punto da escludere una qualsiasi ipotesi di trattativa almeno fino a quando al timone ci sarà Matteo Renzi.

Succube della destra, incapace di essere individuato come un leader aggregante e competitivo ai fini della sfida elettorale, contestato a livello programmatico e nella scelta delle alleanze. Ecco il brutto risveglio di Matteo Renzi dopo l’ennesimo flop elettorale e prima della campagna delle politiche dove ormai la sua candidatura a premier è tutto tranne che sicura. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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