SPENDING REVIEW | 01 Ottobre 2014

Servizi locali: meglio i privati

Spesa pubblica, l’eredità di Cottarelli: sì al taglio delle municipalizzate. Ma l’economia riparte grazie alle imprese

di LUCA PIACENTINI

Sì alla spending review. Ma non facciamoci illusioni: il dimagrimento della macchina pubblica non rilancerà l'economia. Occorre ben altro. Serve una rivoluzione copernicana della visione politica, che faccia arretrare lo Stato e avanzare i privati. Il tema emerge con chiarezza riflettendo sulla revisione della spesa. In particolare sulle aziende partecipate dallo stato. 

All’inizio di settembre il commissario Carlo Cottarelli ha incontrato il presidente del Consiglio Matteo Renzi per fare il punto sui tagli. Ministri e collaboratori hanno passato in rassegna le voci del bilancio pubblico. Quanto tagliare? Risposta: nel lungo periodo sarà possibile ridurre la spesa di venti miliardi di euro, nel breve contribuiranno tutti i ministeri, con l’obiettivo di contrarre i costi del 3%. 

A fine mese Mr Forbici è tornato a parlare in audizione al Senato. Ha detto no allo schema fisso dei risparmi, osteggiando l'idea che tutto debba essere reinvestito nello stesso settore. L'ideale sarebbe una maggiore flessibilità che consentisse di spostare risorse per migliorare altri servizi o per ridurre le tasse. Sotto la lente anche la riorganizzazione della Pa: i manager pubblici dovranno rispondere delle performance, agganciando la retribuzione agli obiettivi.

Come anticipato Cottarelli è al lavoro per incorporare nel disegno di legge di stabilità "il riordino delle partecipate". Si tratta delle aziende pubbliche o semi pubbliche che gli enti locali dovrebbero utilizzare per le opere del territorio e i servizi ai cittadini, ma che troppo spesso diventano parcheggi per politici trombati e amici degli amici.

Entro il prossimo anno la cura dimagrante consentirebbe risparmi di 500 milioni di euro, che salirebbero a 3 miliardi in pochi anni. Nel giro di dodici mesi il numero di partecipate scenderebbe a 2mila (dalle circa 8mila attuali).

La concezione che sta dietro le sforbiciate risulta fin troppo chiara dal giudizio sull’importanza delle municipalizzate. Che, secondo Cottarelli, continueranno a giocare un ruolo essenziale nella fornitura dei servizi: “Non c'è nessuna presunzione che il privato sia migliore" sono le parole del commissario dall’Ansa - ma dovrà esserci la chiara indicazione che i servizi che vengono forniti dagli enti locali attraverso le partecipate devono essere strettamente legati ai compiti istituzionali dell’ente".

L’enfasi sul “ruolo essenziale” delle municipalizzate è rivelatrice. Si taglia ma la musica non cambia: lo stato resta il vero protagonista. 

Bene la sforbiciata. Ma se l’eliminazione di qualche consiglio di amministrazione e la cancellazione della galassia di società inutili disseminate per l’Italia è un segnale di buona volontà, resta comunque troppo poco per rimettere in moto l’economia.

Più che chiudere società pubbliche, occorrerebbe aprire le porte alle aziende private, vietando ai Comuni l’affidamento in house e rendendo obbligatoria la gara d’appalto per la gestione dei servizi locali. Sbloccando gli investimenti si darebbe lavoro alle imprese. L’iniezione di denaro fresco nel mercato favorirebbe la ripresa creando nuovi posti di lavoro. 

Da dove partire? Un suggerimento l'abbiamo: la sistemazione della rete idrica nazionale, che fa acqua da tutte le parti. Gli esperti stimano che le perdite delle condotte di approvvigionamento arrivino al 40%. Un livello intollerabile. 

Oggi i lavori sono in mani pubbliche, che nella migliore delle ipotesi si muovono a tempi di lumaca con interventi non risolutivi e nella peggiore rimangono colpevolmente inerti davanti allo spreco della tanto difesa ‘acqua pubblica’. La gestione privata garantirebbe invece 70 miliardi di investimenti. Il ruolo di controllore sarebbe saldamente nelle mani dello stato, che vigilerebbe sui lavori.  

Se vuole davvero cambiare l’Italia, Renzi abbia quindi il coraggio di attuare la vera rivoluzione. Quella culturale: più società e meno stato. 

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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