ALLEANZE | 02 Febbraio 2015

Sinistra e riforme: fine della speranza

L'ex ministro Sacconi (Ncd-Area Popolare): «No pregiudizi su Mattarella. Ma il cinismo di ridare peso alle sinistre dentro e fuori il Pd uccide riforme lavoro, giustizia, fisco. Fine di ogni speranza»

di REDAZIONE

L’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica continua a sollevare dure polemiche nelle forze di centrodestra che, nonostante le promesse del premier Renzi, hanno dovuto subire una figura tutt’altro che superpartes. «No pregiudizi su Mattarella. Ma il cinismo di ridare peso alle sinistre dentro e fuori il Pd uccide riforme lavoro, giustizia, fisco. Fine di ogni speranza» ha dichiarato il senatore di Area popolare Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro nel governo Berlusconi, dimissionario dall’incarico di capogruppo Ncd al Senato. 

Sacconi è tra gli esponenti di Ap-Ncd che più hanno criticato non solo l’atto di forza della sinistra in merito alla vicenda del Quirinale, ma anche il comportamento del governo sul Jobs Act. «Il Ministro Poletti deve esercitare la delega per la redazione di un testo unico riferito non solo alle tipologie contrattuali ma, come hanno poi voluto le Camere, anche al contenuto dei rapporti di lavoro. Una sorta di nuovo Statuto sostitutivo di quello prodotto nel 1970 con la sola eccezione della parte relativa alle relazioni industriali. Basti pensare alla rilevanza delle disposizioni relative alle mansioni o all'impiego delle tecnologie di controllo. E per quanto riguarda le tipologie contrattuali, un eventuale loro irrigidimento ulteriore, combinato con la flessibilità in uscita incerta e limitata del primo decreto, produrrebbe l'effetto negativo già sperimentato con la legge Fornero. Per parte nostra sarebbe davvero inaccettabile perché bruceremmo ancora posti di lavoro» ha dichiarato Sacconi.

Sempre in riferimento alla legge sul lavoro: «Una rondine non fa primavera perché i dati di dicembre possono essere stati influenzati dalla stagionalità. È tuttavia bene apprezzare, dopo i precedenti negativi, un dato positivo che interviene prima della riforma e degli stessi incentivi.  Ora occorre ancora più coraggio nelle riforme del lavoro evitando in tutti i modi di ripetere l’errore della Legge Fornero. Quello di introdurre rigidità certe in entrata e flessibilità incerte in uscita perché si produrrebbero risultati opposti a quelli auspicati». 

«Il presidente Damiano - ha detto Sacconi - vuol togliere al jobs act quel poco di buono che contiene per regredire anche rispetto alla norma vigente. In un'epoca di incertezze che esaltano la fatica di intraprendere, egli vuole ribadire una visione dell'impresa quale luogo dell'immanente sfruttamento dell'uomo sull'uomo. La riforma corrisponde invece ad una visione positiva dell'impresa quale fonte di ricchezza e lavoro che mi appartiene. Anche se devo dire a Civati e Fassina che non sono stato ascoltato del tutto dal governo. Abbastanza ma non del tutto». 

L’ex ministro ravvisa anche una scollatura fra il gruppo di Ncd-Area popolare e il Pd sui temi etici. «Il tema dei cosiddetti diritti civili, evocato nella lettera al Pd, probabilmente corrisponde ad uno dei prezzi che il Presidente del consiglio si è impegnato a pagare alle sinistre con cui ha prenegoziato la candidatura al Quirinale. Si tratta di materia altamente divisiva non solo nella dimensione politica e istituzionale ma ancor più nei sentimenti profondi della nazione. Il matrimonio per tutti e le adozioni omosessuali minano lo stesso patto Costituzionale che democristiani e comunisti realizzarono intorno al principio della "società naturale". Se ne evince non solo che serve una legge costituzionale ma a monte di essa la ricerca di ciò che può preservare e non dividere l'unità della nazione, ancor più nel tempo in cui il terrorismo fondamentalista ha l'ambizione di aggredire i principi prima ancora delle persone. I principi in ogni caso, per coloro che li hanno, non sono negoziabili».

E in riferimento alla decisione del sindaco di Roma Marino di non arrendersi nel braccio di ferro con il ministero dell'Interno sui matrimoni gay: «La delibera dell'assemblea capitolina sulla registrazione contra legem delle unioni omosessuali non può essere sottovalutata. Essa viene prodotta dal Pd nella città capitale provocando una profonda lacerazione nel cuore della nazione perché mette in discussione il principio costituzionale dell'unicità del matrimonio in quanto riferito alla sola società naturale. La delibera inoltre confligge con l'atto ricognitivo del governo sulla legislazione vigente prodotto dal Ministro dell'Interno. Non può essere quindi un atto di rottura confinabile in una dimensione locale». 

Un’alleanza che diventa ogni giorno più difficile quella fra Ncd-Area Popolare e Pd. E che finora, a giudicare dai risultati, sembra giovare solo a Renzi e alla sinistra.


REDAZIONE

L'Informatore - Quotidiano liberale

Organo di informazione dell'Associazione culturale "Civitas"

redazione@informatore.eu

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.