GRIDO DI DOLORE | 29 Aprile 2016

Siria, l’orrore della guerra e il sangue dei martiri

Siria sotto le macerie. Il bombardamento dell’ospedale, le immagini della morte e l’appello del vescovo di Aleppo. A Roma la Fontana di Trevi si tinge di rosso per i cristiani perseguitati. Il cardinale Bagnasco: dobbiamo «pregare e agire»

di LUCA PIACENTINI

«Non abbiate paura dell'altro, ma al tempo stesso mantenete sempre la vostra identità. Predicate l'accoglienza, continuando però ad essere voi stessi». Parole forti, soprattutto se sulla bocca da chi ogni giorno vede la morte da vicino. Frasi che il vicario apostolico delegato per il nord della Siria Georges Abou Kahzen ha pronunciato nel recente incontro organizzato dal consiglio regionale della Lombardia a Palazzo Pirelli. Una testimonianza sul dramma del popolo siriano che il 69enne libanese, membro dei Frati minori della custodia, accompagna con i fatti: ad Aleppo sono le istituzioni cristiane, ha sottolineato, che oggi rappresentano l'ultimo baluardo di civiltà per i cittadini rimasti nel paese devastato dalla guerra. Acqua e corrente elettrica, alimenti e abiti, istruzione scolastica di base e prime cure mediche: il tutto sotto i bombardamenti.

Aleppo è la seconda città della Siria. La tregua è solo un ricordo. Il centro urbano è dilaniato dallo scontro tra regime, oppositori e formazioni terroristiche più o meno legate allo Stato islamico. La pace è lontana, la ricostruzione al momento inimmaginabile. Come non si vede una soluzione al «dopo Califfato»: come verrà organizzata l'area una volta sconfitto l'Isis e finita la guerra civile? Chi occuperà il paese? Che tipo di accordo, se lo troveranno, tra le potenze islamiche sciite e sunnite? Tra governativi e non governativi siriani? Quali equilibri tra Mosca e Washington?

La potenza e la drammaticità delle immagini di sangue che continuano ad arrivare dalla Siria confermano l'urgenza di una soluzione al rebus geopolitico.

I numeri della guerra iniziata cinque anni fa sono impressionanti: 500mila cristiani rimasti, un terzo di quanti ci vivevano prima del conflitto, la stessa proporzione, 40mila rispetto ai 160mila iniziali, rimasti ad Aleppo; 400mila morti e 4 milioni di persone fuggite dal paese. Senza contare i profughi sul suolo siriano, stimati in circa 7 milioni.

La morte è tornata sugli schermi televisivi e sui giornali occidentali qualche ora fa, dopo la distruzione di un ospedale dove lavoravano Medici senza frontiere. Secondo le prime informazioni un bombardamento ha fatto una quindicina di vittime, molto probabilmente destinate a salire di numero. 

In questi giorni la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) ospita il vescovo caldeo di Aleppo monsignor Antoine Audo. All'evento preparato per venerdì 29 aprile alle 20 presso la Fontana di Trevi, a Roma, è previsto anche un suo intervento. Per l'occasione la fontana sarà illuminata con fasci di luce rossa in ricordo del sangue dei martiri cristiani che da secoli bagna le terre delle nazioni e negli ultimi mesi continua a scorrere, in particolare tra Africa, Asia e Medioriente. 

Il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco rimarca l'importanza dell’iniziativa, che ci ricorda di pregare per i cristiani perseguitati nel mondo, la cui sofferenza presenta la testimonianza più alta, «seme di nuovi cristiani». Il cardinale sottolinea che di fronte a questa tragedia immensa - la stima di Acs parla di 200 milioni di fedeli di Cristo perseguitati nel mondo - è necessario «agire». Un appello rivolto a tutti. Anche ai potenti della terra che hanno in mano il destino dei popoli.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.