PANICO DEMOCRATICO | 01 Dicembre 2015

Sondaggio choc. E’ il caso di dirlo: «PD, fatti coraggio!»

Altro che «Italia coraggio!». Stando ai sondaggi, il PD è in crollo verticale e sarebbe sconfitto dai grillini. Più che gli italiani, sembrano i quadri del Partito Democratico convocati in piazza nel weekend ad aver bisogno di una bella dose di fiducia

di LUCA PIACENTINI

Nel Partito Democratico renziano è allarme rosso. Il crollo registrato dai sondaggi è verticale, continuo e inesorabile. Punto dopo punto, decimale dopo decimale. Con l'alito dei Cinquestelle sul collo. I grillini sono infatti sempre più vicini, avanzano in una marcia che sembra inarrestabile. Almeno stando alle ultime rilevazioni, in particolare allo scenario elettorale descritto dall’indagine condotta da Emg Acqua per La7

Partiamo dalla domanda classica: per quale partito voterebbe in cabina elettorale? Il 30,3% risponde Pd, il 27,9% Movimento Cinquestelle, a seguire le tre forze del centrodestra, rispettivamente Lega Nord al 15,9%, Forza Italia 12% e Fratelli d'Italia 4,8%, seguite da Sinistra Italiana al 3,5% e Area popolare al 2,5%. Fin qui le truppe democratiche avrebbero serie ragioni di preoccuparsi per le manovre di avvicinamento grilline. Ma a scatenare il panico tra le fila dem dovrebbe essere la risposta al secondo quesito del sondaggio: se le due principali liste nell'eventuale ballottaggio fossero Pd e Movimento Cinquestelle, lei cosa farebbe? Il 52,4% risponde Cinquestelle. E’ l’amara verità: il sogno renziano svanito davanti al brutto risveglio causato dalle armate di Grillo. 

È chiaro: qualcuno potrebbe dire che c'è chi sta peggio e sottolineare la performance negativa del centrodestra, che a poche settimane dalla rilancio della formazione storica destinata, se l'Italicum non dovesse cambiare, a confluire in un listone, è dato perdente sia contro il Partito Democratico sia contro i Cinquestelle, in questo caso con un distacco netto di circa sei punti, mentre se il ballottaggio fosse col Pd avrebbe solo tre punti di scarto. Pronta la risposta: oggi quando si parla del centrodestra la cautela è d'obbligo. Fondamentalmente perché il grande assente nella partita è il catalizzatore storico dei voti nel polo moderato, Silvio Berlusconi, rimasto fuorigioco volente o nolente per troppi mesi, il cui contributo in campagna elettorale sappiamo può fare la differenza e regalare alla coalizione rimonte clamorose. 

Tornando al PD, i numeri lasciano intuire una crisi conclamata. Sembrano lontani anni luce i tempi della scalata 'democratica' all'Europa, dove Renzi entrò con un trionfale 40%. Da un lato, in poco più di un anno ha perso qualcosa come dieci punti, dall'altro è dato per sconfitto nel confronto diretto con gli avversari numericamente più stabili. 

È il segno che l'azione di governo, probabilmente, non ha convinto italiani. Come suggerisce anche l'astensione altissima, oltre il 42%, che fa capire quanto i nostri concittadini percepiscano come lontana l'intera classe politica. Nonostante gli affannosi tentativi del governo Renzi di presentare qualsiasi intervento come una riforma epocale, ammantandola di ottimismo attraverso il solito suggestivo storytelling. 

Alla luce di questo scenario non propriamente positivo per i democratici, è legittimo riformulare la domanda: è anche per il rischio di un sorpasso da parte del Movimento Cinquestelle che Matteo Renzi ha deciso di regalare € 500 ai diciottenni, che secondo molti voterebbero i grillini? 

Se aggiungiamo l'emorragia di tessere, le continue fuoriuscite di parlamentari, i malumori per la maggioranza variabile e sempre più elastica dopo l'avvicinamento dei verdiniani, appare chiaro anche il possibile risvolto elettorale e strategico della manifestazione intitolata «Italia, coraggio!» indetta il prossimo fine settimana dal segretario, nel tentativo di rilanciare l’immagine di un PD sfilacciato, sempre più in affanno e con un’evidente scollatura rispetto alla base. Matteo Renzi vuole portare parlamentari, consiglieri regionali e sindaci in oltre seicento banchetti sparsi nel paese. Per ascoltare i commenti dei cittadini e raccogliere idee, afferma nella newsletter. Con uno sguardo al clima generato dal terrorismo («non ci faremo rinchiudere dalla paura») e la preoccupazione di «mostrare i tanti risultati dell'azione di governo». Forse, però, di fronte ad un partito che perde i pezzi, ad avere bisogno di una corposa iniezione di fiducia sono i quadri e i militanti democratici. Un suggerimento da dare al premier-segretario l'abbiamo: cambi nome alla manifestazione. Potrebbe chiamarla più o meno così: «PD, fatti coraggio!». Almeno sarebbe chiaro dove stanno i problemi: nel principale partito di centrosinistra, e non tra gli italiani. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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