LA DURA REALTA' | 03 Novembre 2016

Spread e disoccupati inchiodano il premier

Sale lo spread e va giù il mercato del lavoro con tre milioni di disoccupati. Ma Renzi continua a mentire agli italiani. Intanto i mercati bocciano la finanziaria

di ROBERTO BETTINELLI

Mentre dà prova del più becero populismo nella visita ai luoghi colpiti dal terremoto dove seguita a ripetere che ricostruirà tutto com’era prima, illudendo le popolazioni colpite dalla tragedia per una evidente necessità di acquisire consenso in vista del referendum del 4 dicembre, ora Renzi si trova a fronteggiare due emergenze sul fronte economico e finanziario.

Una riguarda il mercato del lavoro che a settembre, stando all’Istituto nazionale di statistica, ha accusato un altro colpo negativo facendo segnare un balzo in avanti della disoccupazione. L’altro interessa invece lo spread Bpt-Bund con un differenziale salito fino a toccare quota 160 punti base e poi ridisceso a 155 punti. Segno che i titoli italiani, per essere piazzati, hanno bisogno di tassi di rendimento sempre più alti. Il che a sta a dimostrare che l’azione dell’esecutivo, sintetizzata dalla finanziaria attualmente in discussione alle Camere e già fonte di tensioni con l’Unione Europea che ha visto disattendere tutte le promesse fatte a partire dalla scorsa primavera, non è giudicata positivamente dai mercati internazionali.

E non poteva essere diversamente visto l’impianto di una manovra che cuba 27 miliardi di euro con 15 miliardi di maggiori entrate e 12 di deficit aggiuntivo. Cifre che sforano i parametri del rapporto deficit-Pil alzando l’asticella fino al 2,4% e lasciando colpevolmente intatto il debito pubblico. Un elemento, questo, che è il principale fattore di rischio per la tenuta dei conti italiani e che, non essendo stato aggredito dal governo con la sufficiente energia, ha riproposto con urgenza il problema dello spread.

Un problema che sarebbe ben più grave se non ci fosse Draghi a vigilare con la Bce, pronta a intervenire comprando i Bpt nel momento di maggiore bisogno.

Una copertura di cui Renzi sta evidentemente abusando visto il clima di incertezza che si è creato dopo il varo della manovra e che, in ogni caso, non ha impedito all’ultima asta del Tesoro di assegnare il Btp scadenza 2026 con un  rendimento annuo lordo dell’1,6% con un rialzo di 39 punti rispetto alla vendita precedente.

Inutile dire che su spread e lavoro il premier aveva dato ampie assicurazioni di aver archiviato il problema in termini definitivi. L’Italia che Renzi continua a descrivere è un Paese dove le criticità sono superate in virtù di una capacità progettuale ai limiti della provvidenza.  nella versione del presidente del consiglio il merito delle performance, favolistiche e mediatiche, è da attribuire naturalmente al governo. Quindi a sé stesso.

Nonostante la bravura nell’incantare l’opinione pubblica ubriacandola ogni volta con sparate che denotano un tempismo impeccabile, ma poca o nessuna sostanza quando si prende in esame il contenuto dei provvedimenti, adesso per il segretario del Pd è giunto il momento di confrontarsi con la realtà.

E questa, implacabilmente, smentisce la ricostruzione fantasiosa di un premier 40enne che si è imposto alla guida del Paese in assenza di una regolare elezione democratica, osando fare tabula rasa della costituzione e spaccando il Paese con referendum imposto con una violenza irrintracciabile nella recente storia repubblicana.

Risulta intollerabile il modo con cui Renzi continua a mentire agli italiani con l’unica finalità di dimostrare il cambiamento rivoluzionario apportato nel mercato del lavoro grazie all’introduzione del Jobs Act. Smaltita la pausa estiva, dove il peso degli impieghi stagionali si è fatto ovviamente sentire, l’Istat ha certificato tre milioni di disoccupati con una crescita netta di 60mila unità in un solo mese.

A ciò si aggiunge il confronto impietoso con gli altri Paesi europei. I dati provenienti dalla Germania registrano, al contrario, un autentico record positivo con un tasso di disoccupati sceso al minimo storico del 5,8%.

Al tempo stesso è da sottolineare la tendenza a procedere a rilento da parte della manifattura italiana che, in riferimento alla produttività del lavoro, si sta comportando peggio dei partner comunitari assestandosi su un livello -3, ben dietro alla media dell’eurozona, pari a più più 1%, e all’1,6% dell’intera Unione Europea.

Tutti, nel vecchio continente, fanno meglio di noi. Un trend che, nel più completo silenzio di Renzi, sembra contagiare settori storicamente virtuosi. L’indicatore di ottobre che monitora l’attività delle Pmi italiane, a sorpresa, è calato a 50,9 deludendo le attese che si attestavano su un dato maggiore di oltre un punto e facendo emergere una preoccupante lontananza dalla media UE, pari a 53,5, e soprattutto alla Germania che ha raggiunto quota 55 mentre la Francia, da sempre alle spalle dell’Italia, è cresciuta andando oltre 51.

Più volte è stato ripetuto che è l’economia il vero banco di prova del governo Renzi. O meglio la trappola che non può essere evitata con le forzature e i trucchi che hanno consentito al premier di impossessarsi di un parlamento privo di nerbo ideale e caduto nella spirale del peggiore trasformismo.

Il ritorno dell’incubo dello spread e la perdurante desertificazione del mercato del lavoro rivelano che le bugie di Renzi sono destinate ad avere vita breve. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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