LA TRAGEDIA DEL TRENO | 25 Gennaio 2018

Stabilire le cause e garantire gli investimenti

Morire mentre si raggiunge il luogo di lavoro o di studio è un'ingiustizia inaccettabile. Da anni i pendolari lombardi lottano per un servizio migliore. Ora bisogna accertare cause, responsabili e garantire investimenti adeguati

di ROBERTO BETTINELLI

Se c’è una regione in grado di eguagliare le attese e fare proprie le sfide più ambiziose dell’Europa, nell’Italia malandata che arranca in diversi settori strategici e gioisce per le minime variazioni del Pil comprensibili unicamente agli addetti ai lavori, è proprio la Lombardia.

E’ qui che il motore economico della nazione registra le sue più alte prestazioni ed è qui che la società civile, distinta dallo Stato e dalla dimensione privata della famiglia, esprime il suo più elevato grado di maturità.

Eppure è qui, nel cuore dell’Europa più avanzata, che si è consumata una tragedia inesplicabile. Il treno deragliato a Pioltello sulla linea Treviglio-Milano con decine di feriti, alcuni gravi, e tre vittime finora accertate viene a colpire il sistema infrastrutturale considerato più all’avanguardia in Italia.

Nell’attesa che la magistratura accerti le cause e responsabilità all’interno di una situazione in cui spetta a Rfi-Ferrovie dello Stato la gestione delle linee mentre a Regione Lombardia l’acquisto del materiale rotabile, l’attenzione di tutti si è concentrata sul cedimento che si sarebbe verificato lungo il binario circa due chilometri prima che il vagone del treno deragliasse. Un inconveniente tecnico che è stato segnalato proprio dai dirigenti di Rfi alle prese con le prime investigazioni. Un dettaglio che ora tiene banco ma che potrebbe anche ridimensionarsi nel corso dell’inchiesta che si annuncia lunga e difficile come sempre accade in questi casi.

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha dichiarato che la rete ferroviaria del Nord Italia, e quindi lombarda, è in ottimo stato e d’altronde proprio nel 2017 Rfi ha lanciato un programma di migliorie e opere di manutenzione. Ma davanti ad una tragedia di tale entità non può non sfuggire il dato che in Lombardia, negli ultimi anni, i comitati dei pendolari si sono letteralmente moltiplicati a testimonianza di un servizio che molto spesso è stato giudicato dagli utenti inadeguato. Lo scorso luglio, proprio nelle vicinanze di Pioltello, un altro convoglio era deragliato. Fortunatamente non c’erano stati feriti tra i 250 passeggeri che avevano raggiunto la prima stazione a piedi. Ma i cittadini non hanno mai smesso di protestare per i diversi episodi di ritardi e soppressioni dei treni.

Gli esponenti del centrodestra che governano in Lombardia, Salvini e Berlusconi, non hanno esitato a denunciare il problema della crescente riduzione degli investimenti in ambito infrastrutturale mettendo sotto accusa la politica dell'austerità che, alla fine dei conti, penalizza proprio l'utente finale. Subito gli avversari del Pd, sentendosi tirati in causa, hanno reagito accusandoli di essere degli sciacalli. Ma l’aggressività di una politica irascibile giunta a ridosso delle elezioni regionali e nazionali non deve generare distrazioni: se il treno è deragliato è perché qualcosa non ha funzionato come doveva. Che si sia trattato di un cedimento della rotaia, di un errore umano o di qualche altro motivo ancora da individuare la questione non cambia: sono morte persone innocenti a causa di un errore. Pendolari, donne comuni, che stavano raggiungendo il luogo di lavoro e di studio. Le responsabilità vanno accertate e va fornita il prima possibile una spiegazione esaustiva di quello che è accaduto.

I decisori pubblici devono fare di tutto perché un incidente di tale gravità non si verifichi mai più garantendo investimenti, progetti e controlli. Morire in questo modo è un’ingiustizia. Morire nel tragitto che separa la propria casa dal posto di lavoro, in quell’isola felice per i servizi ai cittadini che dovrebbe essere la Lombardia, lo è ancora di più. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.