AUTOSTRADE | 29 Agosto 2018

Statalizzare l'economia, il piano dei 5 Stelle

Dopo la tragedia del Ponte crollato a Genova i ministri 5 Stelle vogliono statalizzare l'economia come ai tempi della prima repubblica. Quando il privato era un nemico e il debito pubblico era fuori controllo

di ROBERTO BETTINELLI

La tragedia del ponte Morandi, con le 43 vittime che hanno perso la vita nel crollo, non può che segnare un punto di discontinuità nella gestione delle opere infrastrutturali. Ma questo non vuol dire che la soluzione per fornire servizi adeguati e sicuri agli automobilisti italiani si concretizzi automaticamente, come suggerito dal ministro Toninelli e dal vicepremier Di Maio, nella decisione di revocare la concessione ad Autostrade. Una prospettiva questa, che stando agli esponenti grillini del governo Conte, dovrebbe estendersi fino a comprendere l’azzeramento della presenza del privato per ripristinare uno statalismo da prima repubblica.

Che le cose, a Genova, non abbiano funzionato è drammaticamente evidente. Il duplice moncone del ponte che minaccia il letto del Polcevera spezzando in due città è l’immagine plastica di un fallimento morale prima ancora che ingegneristico.

C’è da riflettere sui dubbi che sono stati ripetutamente espressi in merito alla pericolosità di un manufatto che non ha mai smesso di dare problemi fin da pochi anni dopo la l’inaugurazione nel 1967. C’è da riflettere sulla sostituzione degli stralli che è risultata parziale e che non ha investito tutti piloni di una struttura realizzata con una tecnologia che in molti consideravano a rischio. C’è da riflettere sul ruolo dello stato che, pur avendo dato in concessione la manutenzione dell’opera, ha l’obbligo di verificare e monitorare l’azione del privato richiamandolo al rispetto degli oneri contrattuali. E c’è da riflettere sull’annoso dibattito che ha bloccato la costruzione della gronda di Genova che avrebbe sgravato il ponte Morandi dalla mole esorbitante di traffico che lo percorreva. Un progetto caldeggiato dal mondo produttivo e che invece si è insabbiato nei veti dei gruppuscoli di cittadini iancheggiati dalle forze politiche nazionali, compreso il Movimento 5 Stelle di Toninelli e Di Maio.

Riflessioni, queste, che inevitabilmente sollevano domande alla quali solo il lavoro della magistratura potrà fornire risposte certe. Nel frattempo i rappresentanti delle istituzioni, a partire dagli esponenti del governo nazionale, dovrebbero garantire la ricostruzione dell’opera riservando alla magistratura l’accertamento sulle ragioni del crollo. La politica, infatti, ha una missione diversa. Ossia il varo di un programma celere ed efficace di ricostruzione dell’infrastruttura.

Il ministro Toninelli, invocando la fine dell’era delle concessioni e dell’affidamento dei servizi al privato, dimentica di esercitare il proprio ruolo che non è quello di punire ma di ricostruire. E’ vero che la concessione è stato un affare per la società Atlantia della famiglia Benetton, visto il rendimento garantito sopra il 7% dovuto al sistema di pagamento dei pedaggi. Ma è anche vero che in cinque anni, dal 2012 al 2017, Autostrade ha totalizzato un miliardo di euro di investimenti per la manutenzione e per la sicurezza. Circa 100mila euro a chilometro, cinque volte in più di quanto ha fatto l’Anas sui tratti di propria competenza.

Genova e i genovesi hanno bisogno di un nuovo ponte. Lo facciano i privati di Autostrade, a proprie spese, mentre lo stato si riservi di controllarne l’esito ed il funzionamento attraverso verifiche rigorose. Le medesime che devono interessare l’intera rete autostradale. Ma si lasci stare l’ipotesi di un ritorno alla statalizzazione che viene improvvidamente indicata dai leader dei 5 Stelle come la panacea di tutti i mali, e che appartiene al passato della nostra storia. Un passato che grava negativamente sul presente a causa di un debito pubblico astronomico, pari a 2.300 miliardi di euro, accumulato proprio nei decenni in cui era in vigore l’economia di stato. La più grande e costosa del mondo occidentale. E anche la più inefficiente. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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