JIHAD | 10 Marzo 2015

Stato islamico: la nascita di un mostro

Le origini e le metamorfosi del terrorismo di matrice jihadista, dalla lotta rivoluzionaria palestinese alle atrocità del Califfato. Una storia in due puntate, per conoscere e comprendere il fenomeno che sta spaventando l'Occidente

di ALBERTO LEONI

Sembra di risentire le vecchie, stantie rime del Carducci: «L’un dopo l’altro i messi di sventura/ piovon come dal ciel». Ma i messaggeri di oggi sono giornali e video che comunicano, ogni giorno (quasi ogni ora), un’atrocità diversa e bizzarra commessa da questa strana gente che si può esitare a definire uomini e che milita sotto le bandiere dello Stato Islamico: decapitazioni, stupri, bambini soldato, bambine schiave sessuali, esecuzioni di massa, distruzioni di opere d’arte e, novità dell’ultima ora, webcam montate sulle canne degli AK 47 per immortalare il momento in cui la testa del condannato esplode sotto una raffica. Sembra che il Male sia destinato a dominare incontrastato ma, per comprendere come fermarlo, come opporsi è necessario vedere la nascita del mostro e come si sia formato.

Una premessa necessaria: sarà opportuno ricordare un fatto che politici, giornalisti e polemisti ignorano o sembrano ignorare: che quasi tutte le vittime del terrorismo islamista sono musulmani e che l’Occidente si desta solo quando viene colpito in casa propria, disinteressandosi delle stragi compiute in Pakistan o nei paesi arabi. Checché ne dica un italico centrodestra, privo di spessore culturale, stando ai dati numerici delle vittime e delle perdite inflitte, è l’islam stesso a combattere contro il terrorismo islamico al posto nostro, così come i dissidenti nell’est europeo hanno combattuto contro il comunismo nell’indifferenza dell’Occidente.

In secondo luogo va rimarcata una modalità della guerra caratteristica del mondo islamico e cioè la guerriglia. Qualsiasi giudizio se ne possa dare, essa è sempre stata l’arma del più debole militarmente contro il più forte e con una costante tutta particolare nel mondo militare musulmano: che i suoi eserciti hanno perso tutte le guerre convenzionali, ma i suoi popoli hanno vinto in tutte le guerriglie che hanno combattuto.

Ma quali sono le caratteristiche di queste guerriglie e dell’inevitabile modalità di combattimento e cioè il terrorismo? Come si differenziano i diversi gruppi islamici nella storia degli ultimi cinquant’anni? Ci soccorre, al proposito una distinzione operata dallo studioso Rohan Gunaratna nel suo memorabile Inside al Qaeda: global network of terror (2002):

     1) Rivoluzionari (Jihad islamico palestinese, Hamas, Jihad islamico egiziano);

     2) Ideologici (Hezbollah libanese, Fronte di liberazione Moro nelle Filippine)

     3) Utopisti (gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, Abu Sayyaf nelle Filippine e talebani in Afghanistan e Pakistan)

     4) Apocalittici (Gruppo islamico armato in Algeria, Al Qaeda e sue ramificazioni)

In effetti possiamo indicare quello palestinese come il primo esempio di terrorismo di matrice islamica o jihadista in età contemporanea ma è evidente che, malgrado attacchi indiscriminati, tipici di ogni terrorismo degno di questo nome, le sue motivazioni erano più politiche che religiose, legate alla lotta contro Israele e alla riconquista di Territori Occupati. Si trattava di una lotta rivoluzionaria perseguita a partire dagli anni Settanta e che ha conosciuto un notevole salto di qualità con la distruzione di due tabù: l’uccisione di altri musulmani e l’attentato suicida. Nel primo caso provvide la Jihad egiziana con l’assassinio di Anwar el Sadat il 6 ottobre 1981, nel secondo il Partito di Dio (Hezbollah) con gli attentati di Beirut del 1983 che fecero strage di marines e di paras francesi, costringendo il contingente multinazionale al ritiro dal Libano. L’ideologia comportò un ulteriore salto di qualità con la creazione e il consolidamento di organismi di governo funzionanti ed efficienti, distanti dalla cronica corruzione dei governi arabi.

Con il ritorno del salafismo e cioè il rifarsi ai “salaf” ai “pii antenati” e cioè le prime tre generazioni di musulmani che avevano vissuto un islam puro e incorrotto, il balzo ideologico divenne ancora più notevole: si trattava di rifiutare la modernità pur avvalendosene per i propri fini (armi, aerei, cellulari) ma tenendo fisso il “benchmark” ideale a una situazione di tredici secoli precedenti. Un’utopia simile, sotto certi aspetti, a quella ricerca del “cristianesimo primitivo” che ha ammaliato e stordito almeno tre generazioni di cristiani cattolici e protestanti. Nel caso dei salafiti la spietatezza verso il nemico veniva ancora più giustificata che in precedenza dal radicalismo religioso, ma nulla poteva reggere il confronto con gli “apocalittici” del Gruppo islamico armato che durante la guerra civile algerina all’inizio degli anni Novanta operò stragi terrificanti, compiute su interi villaggi a colpi di coltello e mannaia, compresi donne e bambini. Il tempo era maturo per un’altra metamorfosi, quella di al Qaeda. In realtà la prima versione di Al Qaeda al Sulbah (la solida base) sembrava corrispondere più al secondo gruppo (ideologici). Il palestinese Abdullah Azzam aveva avuto un’idea semplice: conservare i nominativi di tutti coloro che avevano combattuto in Afghanistan per farne il nucleo centrale di un esercito che avrebbe riconquistato le terre che erano state islamiche (Israele, Sicilia, Spagna, Balcani) e che avrebbe difeso la libertà dei musulmani dovunque essa fosse stata minacciata. Attenzione però: l'etica terrorista di Al Azzam aveva ancora un’ultima remora, e cioè che donne e bambini infedeli non dovevano essere considerati bersagli legittimi primari, anche se potevano essere coinvolti in attentati contro obbiettivi e diventare “danni collaterali”. Inoltre Azzam in una sua dichiarazione pubblicata il 1° gennaio 1989 aveva affermato di stimare Ahmad Shah Massud, il più grande comandante guerrigliero afghano nella lotta contro i sovietici, diventato poi acerrimo nemico dei talebani e dell’esercito pakistano che li sosteneva. Forse fu proprio per questi motivi che il 24 novembre 1989 l’auto su cui viaggiavano Azzam e due dei suoi figli fu disintegrata da una bomba. La leadership di al Qaeda sarebbe stata presa da Ayman al Zawahiri e da Osama bin Laden.

(1. continua)


ALBERTO LEONI

Alberto Leoni (Napoli 25/12/1957), una moglie, sei figli e un bimbo in affido, otto libri pubblicati. Campo di indagine la storia militare con tutto il suo terrorizzante fascino.

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